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Hanno tutti ragione | Il proiettile bianco e il proiettile nero, l’osceno manifesto della marcia Perugia-Assisi

Quando l’ho visto, ho stentato a crederlo vero. Il manifesto della marcia per la pace Perugia-Assisi, uno degli appuntamenti più nobili del calendario nazionale, è un pugno in faccia. Un affronto. Una vergogna. Dispiace usare termini forti, ma è inevitabile.

Guardatelo. Innanzitutto, lo slogan, “Fermatevi”, che intima lo stop a entrambe le parti come se il conflitto fosse voluto e alimentato da tutte e due. Non un aggredito e un aggressore, bensì due belligeranti sullo stesso piano, l’uno e l’altro decisi a usare la violenza e la sopraffazione. La traduzione visiva dell’immorale tesi della “guerra per procura”, l’idea cara a molti che gli ucraini non stiano combattendo per difendere la loro nazione, la loro democrazia, la pace delle loro vite e delle loro famiglie, ma siano le truppe mercenarie dell’Occidente, degli Usa, della Nato, della Ue. Una tesi che è l’ultimo vilipendio dei cadaveri ucraini, lo sberleffo che nega a chi si difende anche la dignità della propria lotta, però camuffato da intransigenza pacifista, da lotta alla “sporca guerra” in quanto concetto astratto senza nessun collegamento con la realtà, il sangue, la devastazione, gli stupri che l’invasione putiniana ha portato in Ucraina.

Poi c’è l’immagine, agghiacciante, pura mistificazione: due civili, una mamma e il suo bimbo, terrorizzati da proiettili che provengono da direzione opposta, uno bianco e uno nero, uno vale l’altro, spari paralleli ed equivalenti, nessuna differenza, non sono le vittime di una parte, non sono i trucidati di Bucha, Borodyanka, Mariupol, sono le vittime neutrali – anche qui ideali nel senso di irreali – di due pazzi belligeranti. Già l’appello di convocazione della marcia conteneva questa visione, ma vederla tradotta in manifesto è un vero choc.

C’è qualcosa di irreparabile nella frattura che si è prodotta nel campo del progressismo e del pacifismo italiano sulla lettura dei fatti di Ucraina. Qualcosa che il presidente Sergio Mattarella ha spiegato nel modo migliore, con le sue parole di oggi sul 25 aprile: “Un popolo in armi per affermare il proprio diritto alla pace dopo la guerra voluta dal regime fascista. A pagare furono, come non mai, le popolazioni civili, contro le quali, in un tragico e impressionante numero di episodi sanguinosi, si scagliò la brutalità delle rappresaglie. Fu, quella, una crudele violenza contro l’umanità, con crimini incancellabili dal registro della storia, culminati nella Shoah. Un’esperienza terribile, che sembra dimenticata, in queste settimane, da chi manifesta disinteresse per le sorti e la libertà delle persone, accantonando valori comuni su cui si era faticosamente costruita, negli ultimi decenni, la convivenza pacifica tra i popoli”.

Parole, quelle di Mattarella, che permettono di sperare ancora nel prevalere di una logica e di una coerenza, che permettono di non impazzire, letteralmente, davanti all’oscena immagine degli spari paralleli, il proiettile bianco e il proiettile nero.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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