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Green pass, l’Italia rischia di fermarsi. Allarme porti, in bilico trasporti e alimentari

Sarà fronte del porto, e non solo. La scadenza di domani mette sotto pressione una serie di settori contraddistinti da una significativa presenza di No Green pass (grossomodo doppia, in percentuale, rispetto al totale della popolazione) e dalla forte presenza di lavoratori stranieri, in particolare dell’Est Europa ma anche di Asia, Africa, Sudamerica. Tutti con basse coperture vaccinali o vaccinati con il russo Sputnik o i cinesi Sinovac o Sinofarm, non riconosciuti dall’Ema e quindi non validi per il Green pass. Green pass, ecco il venerdì nero. Porti, Tir e manifestazioni: cosa succede e dove La situazione è particolarmente critica nello scalo di Trieste, dove i portuali sono per il 40% senza certificazione Covid e, ieri, hanno ribadito l’intenzione di bloccare le…

Sarà fronte del porto, e non solo. La scadenza di domani mette sotto pressione una serie di settori contraddistinti da una significativa presenza di No Green pass (grossomodo doppia, in percentuale, rispetto al totale della popolazione) e dalla forte presenza di lavoratori stranieri, in particolare dell’Est Europa ma anche di Asia, Africa, Sudamerica. Tutti con basse coperture vaccinali o vaccinati con il russo Sputnik o i cinesi Sinovac o Sinofarm, non riconosciuti dall’Ema e quindi non validi per il Green pass.

Green pass, ecco il venerdì nero. Porti, Tir e manifestazioni: cosa succede e dove

La situazione è particolarmente critica nello scalo di Trieste, dove i portuali sono per il 40% senza certificazione Covid e, ieri, hanno ribadito l’intenzione di bloccare le attività se il governo – evenienza del tutto improbabile – non ritirerà l’obbligo di Green pass. Tensioni anche a Genova, nonostante alcuni delle aziende che operano nel porto abbiano deciso di fornire tamponi gratis ai loro dipendenti. Sono possibili blocchi delle attività simili a quelli visti in questi giorni al terminal container di Genova Prà, il più importante, bloccato da scioperi a singhiozzo dei dipendenti che chiedono il contratto integrativo. Non ci sarebbero invece problemi a Livorno, La Spezia, Venezia, Ravenna, Civitavecchia, Cagliari, Piombino. Lo stesso a Bari e gli altri scali pugliesi. Pochi i non vaccinati nello scalo di Napoli, Palermo e in quello Ancona, e quindi non ci si attendono problemi, mentre a Gioia Tauro i sindacati non si sono espressi e c’è incertezza.

A Genova e Livorno, semmai, il nodo da sciogliere è quello dei camionisti, un’altra categoria in buona parte non vaccinata: una mancanza che può mettere in crisi la catena della logistica, in Italia fondamentalmente basata sul trasporto su gomma. “Il 30% degli autotrasportatori – osserva Ivano Russo, direttore generale di Confetra – non ha il Green pass e l’80% degli autisti stranieri non è vaccinato. Se perdiamo un terzo della forza lavoro, il rischio che si blocchi tutto è oggettivo”. “Nei trasporti – rincara la dose Marco Fracassi, presidente di Confindustria Abruzzo – è evidente che c’è un vulnus che va sanato”. Il rischio è che, nei negozi e nei supermercati, vengano a mancare generi alimentari. Una possibilità acuita anche dalla forte presenza di extracomunitari non vaccinati nel settore agricolo e di allevamento e lavorazione delle carni, cioè le aziende che riforniscono di merci la catena. Stresso problema per le badanti e le colf. Delicata, ma non critica, nelle previsioni, la situazione di bus e metropolitane. La percentuale dei non vaccinati è relativamente alta solo nelle grandi città, dove le aziende del trasporto pubblico si stanno attrezzando per adeguare il servizio. Problemi sono attesi a Roma, Milano, Bologna, Bolzano, Ferrara, Venezia, Torino.

Se nei porti e alla guida dei camion, c’è una quota di No Green pass “ideologici“ piuttosto alta, negli altri settori, in gran parte di tratta di lavoratori stranieri non vaccinati o vaccinati con sieri non riconosciuti. E qui è necessario e possibile intervenire.

“Ci sono due ipotesi allo studio – aveva detto nei giorni scorsi il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza –. La prima è effettuare una dose addizionale di un vaccino riconosciuto le persone che si sono iniettate sieri ’senza bollino’. L’altra via è riconoscere i cicli vaccinali fatti all’estero con questi prodotti. Nei prossimi giorni decideremo”. Ieri erano circolate voci che stava per giungere l’autorizzazione a concedere il Green pass anche a chi ha avuto il vaccino russo o i due cinesi. Ma dal ministero della Sanità hanno smentito: per ora non se ne parla. La strada prevalente sembra essere quella di offrire a chi si è vaccinato con prodotti non riconosciuti una dose di Pfizer o Moderna, e a quel punto concedere il Green pass.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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