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Green Pass europeo, una sola dose non basta per viaggiare: e in Italia c’è ancora il nodo guariti

Non è tutto oro quello che luccica. O meglio, non è tutto verde. A una settimana di distanza dalla sua entrata in vigore in tutta Europa, la versione comunitaria del Digital Green Certificate è tutt’altro che lo strumento capace di far viaggiare gli europei liberamente. Il documento – spettante a chi è stato vaccinato, è guarito o si è sottoposto a un tampone entro le 48 ore dal controllo – pare infatti impigliato in diversi nodi che ne rendono l’uso decisamente più complesso del previsto.

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I NODI
Il primo punto di difficoltà riguarda i vaccinati. L’Unione ha infatti lasciato piena libertà ai singoli Paesi di decidere se accettare o meno, e in che modo, chi non è completamente vaccinato. Ciò ha portato i 27 (più Svizzera, Islanda, Norvegia e Lichtenstein) ad andare in ordine sparso senza uniformarsi in maniera chiara. Così, ad esempio, se per ottenere il Green pass in Italia basta la prima dose (somministrata almeno 14 giorni prima), bisogna sapere che questa versione “light” è utile solo per andare ai matrimoni o far visita ai propri cari nelle Rsa, per andare all’estero no. Per valicare i confini è infatti necessaria anche la seconda dose (sempre dopo 14 giorni). Il caos però non riguarda solo l’interpretazione italiana della validità della profilassi. Sulla stessa nostra linea ci sono anche Croazia e Austria. Ma anche la Francia va per conto suo se si parla di monodose J&J, accettandoli solo dopo 4 settimane. E differenze si riscontrano anche sulla validità del certificato di guarigione con la Grecia che ad esempio lo accetta per nove mesi a partire dal 20esimo giorno successivo al primo risultato positivo mentre la Spagna tra l’11° a 180° giorno dal primo risultato positivo. Inoltre diversi Paesi non hanno neppure ancora completato la propria piattaforma e quindi l’adesione al Pass: Irlanda in primis, ma anche Cipro e Malta.
In Italia poi, si è creata anche una situazione difficile per i guariti dal Covid19. Sulla carta infatti il pass spetterebbe a coloro che hanno superato la malattia nei 6 mesi precedenti. Tuttavia, a 7 giorni dall’entrata in vigore del Dgc, sono pochissimi coloro che l’hanno ricevuto. Il motivo? Le Asl devono caricare sulla piattaforma che consente di ottenere il pass tutte le certificazioni di guarigione rilasciate nei mesi scorsi. Un’impresa che non sta risultando particolarmente semplice a quanto pare.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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