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Governo-enti locali, parte la trattativa sul Dpcm. I Comuni chiedono modifiche alla stretta sui locali

La cabina di regia comprende tre governatori (il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini dell’Emilia Romagna, il lombardo Attilio Fontana, il siciliano Nello Musumeci), tre sindaci (il presidente dell’Anci Antonio De Caro, Virginia Raggi e un primo cittadino del Nord), tre presidenti di provincia guidati dal capo dell’Upi Michele De Pascale. Il ministro Boccia ha evocato un “clima positivo” e di “collaborazione produttiva” con le Regioni. La fase “dialogante” è confermata dalla consueta diretta Facebook del governatore ligure Giovanni Toti per aggiornare sui dati della sua regione: “Ho sentito Boccia e domani ci verranno sottoposte le misure per il nuovo Dpcm. Ci saranno restrizioni per tenere sotto controllo il virus e non fare la fine di altri Paesi europei”. Tra queste, due elementi tecnici che Toti considera positivi: “La possibilità di usare i test antigenici rapidi come screening e la riduzione della quarantena”. Che dovrebbe passare, nelle previsioni del governo, da 14 a 10 giorni. Il governatore ligure, che ancora ieri bacchettava il “moralismo” che spinge a colpire i giovani e la movida, usa toni decisamente più soft: “Ho detto a Boccia di cercare di danneggiare il meno possibile un’economia che fa fatica: bar, ristoranti, momenti di socialità. Bisogna contenere il contagio ma evitare chiusure troppo penalizzanti. Non vorrei per proteggere dall’epidemia fare morire per colpa dell’economia…”.

Alla trattativa con il governo si preparano anche i comuni, sui quali ricadrà l’onere di dare concretezza al giro di vite governativo e di vigilare affinché sia rispettato. “Non ho l’abitudine di commentare provvedimenti che ancora non esistono – premette a HuffPost Antonio Decaro, sindaco di Bari alla guida dell’Anci –. I Comuni hanno sempre offerto al governo la massima collaborazione e ascolteremo attentamente le valutazioni del Cts”. Tuttavia, l’Anci si presenterà al tavolo di domani con una proposta di modifica delle misure fin qui discusse: “Per noi sindaci più che bloccare la sosta delle persone fuori dai locali vietando gli assembramenti, sarebbe meglio interrompere la somministrazione di bevande sia alcoliche che analcoliche fuori dagli stessi – spiega Decaro – In sostanza, sarebbe più facile vietare l’asporto dopo una certa ora. A quel punto o si consuma all’interno dei locali, nel rispetto del distanziamento, oppure nel proprio domicilio”.

In pratica, sarebbe più semplice un intervento a monte rispetto al divieto di assembramento tout court, molto più difficile da controllare da parte delle forze dell’ordine. “Il problema grosso è rappresentato da chi beve una birra o una bibita fuori dai bar. Se si impedisce questo, gli assembramenti si scioglieranno da soli”. Questa la proposta dell’Anci, per cui interrompere l’asporto alle 21 sarebbe un po’ troppo presto – meglio le 22 o le 23 – ma c’è la disponibilità a discutere. “Se si facesse così, non ci sarebbe bisogno di chiudere bar e locali alle 24. Potrebbero rimanere aperti più a lungo, purché rispettino le distanze e le altre norme di sicurezza al loro interno”. Un modo anche di venire incontro alle esigenze dei ristoratori, che temono di vedere dimezzati i propri introiti.

Un altro punto dolente per Regioni e Comuni è l’ipotesi – ciclica – di ridurre la capienza dei mezzi pubblici dall’attuale 80% al 50%. Non se ne è parlato al vertice di Palazzo Chigi, ma è un suggerimento che diversi scienziati avanzano. Tuttavia, governatori e sindaci alle prese poi con la furia della cittadinanza appiedata ribattono che a meno posti dovranno corrispondere più autobus. Traduzione: il governo stanzi le risorse necessarie.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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