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Google paga Apple per non sviluppare il suo motore di ricerca?

Concorrenza tra Google e Apple? Non su tutto, almeno stando a quanto sostiene una causa legale collettiva avviata negli Stati Uniti. Stando a quanto sostiene l’accusa, i due giganti del comparto hi-tech avrebbe concordato una strategia comune per tenere lontana la concorrenza dal settore dei motori di ricerca.

Entrando più nel dettaglio della questione, la class action si basa sul fatto che Google sarebbe arrivata a pagare Apple affinché rinunciasse allo sviluppo di un proprio motore di ricerca. Non solo. Secondo gli accusatori Big G condividerebbe parte dei ricavi pubblicitari con quelli della Mela morsicata, ricavandone in cambio l’impostazione come “search engine” di default sui iPhone, iPad, Mac e così via.

Se fosse tutto confermato, ne risulterebbe una pratica contraria alle leggi sull’antitrust negli Usa. A pagare il prezzo del presunto “accordo” tra Google e Apple sarebbero state le realtà minori, di fatto escluse da qualsiasi competizione.

Gli accusatori sostengono che vi sarebbero stati incontri segreti regolari tra i rappresentanti delle due compagnie. Chiedono inoltre che venga vietato tramite un’ingiunzione l’accordo che regolerebbe il rapporto di “non concorrenza” tra le due big. Tra le richieste figurano anche i divieto di condivisione degli utili pubblicitari e lo stop al trattamento preferenziale riservato da Apple a Google.

La risposta di Google e Apple

Non si è fatta attendere la risposta delle due compagnie. Per quanto riguarda i presunti contatti, Google e Apple sottolineano come vi sia un numero estremamente limitato di incontri documentati, nell’arco di un decennio, tra i rispettivi rappresentanti.

Big G e Apple hanno confermato il pagamento da parte di Google di un compenso al fine di risultare il motore di ricerca di default sui dispositivi della Mela morsicata, ma niente di definitivo. In sostanza Apple sostiene che a chiunque è consentito di modificare le proprie impostazioni qualora lo desideri. Negate invece eventuali transazioni legate agli utili pubblicitari.

Apple ha smentito infine di non possedere un proprio motore di ricerca. Tale strumento verrebbe utilizzato da Siri per rispondere alle domande degli utenti o per fornire i risultati dopo una ricerca su “Spotlight”. Semplicemente non hanno voluto dotarlo di una forma accessibile in formato web.

Fonte: ilgiornale.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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