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Gli atleti a cui non basta uno sport

L’atleta più famoso ad aver cambiato sport in un certo momento della carriera rimane probabilmente Michael Jordan, che tra il 1993 e il 1995 se ne andò a giocare a baseball con una squadra affiliata ai Chicago White Sox dopo aver vinto tre titoli NBA con i Chicago Bulls e due ori olimpici con la nazionale americana. Oltre a Jordan, nella storia dello sport professionistico decine di atleti hanno provato a cambiare disciplina, con risultati o meno, tra sport simili o completamente diversi. Come la statunitense Lauryn Williams, per esempio, che nel 2004 vinse l’argento nei 100 metri alle Olimpiadi di Atene e dieci anni dopo vinse un altro argento, ma nel bob alle Olimpiadi invernali. O come questi sei.

Con l’evoluzione del professionismo che ha migliorato le prestazioni e allungato le carriere, ancora oggi molti atleti si alternano tra più di uno sport: abbiamo raccolto i dodici che si sono fatti più notare.

Colin Kapernick, ex quarterback dei San Francisco 49ers, estromesso dal football da più di quattro anni — nonostante continui ad allenarsi ogni giorno — per il suo ruolo nelle proteste contro le discriminazioni razziali negli Stati Uniti.

Tim Tebow nel 2019 con i New York Mets (Michael Reaves/Getty Images)

Ivan Perisic (calcio/beach volley)
A 32 anni il calciatore croato Ivan Perisic sta vivendo il miglior periodo della sua carriera. Nel 2018 è arrivato secondo ai Mondiali con la Croazia, l’anno scorso ha vinto tutto — Champions League compresa — con il Bayern Monaco, a cui l’Inter lo aveva prestato. Nell’ultima stagione è tornato a Milano, e ha vinto lo Scudetto. Il suo maggior punto di forza è la prestanza atletica, cosa che gli permette di essere anche un ottimo giocatore di beach volley. Nel 2017 partecipò insieme al connazionale Niksa Dell’Orco al torneo del World Tour di Parenzo, in cui si classificò venticinquesimo ottenendo in premio 4.000 dollari.

Ivan Perisic al torneo di Parenzo (CroatianWeek)

Holly Holm (box/MMA)
È famosa soprattutto per essere stata la lottatrice di arti marziali miste che di fatto ha messo fine alla carriera di Ronda Rousey — fin lì la combattente più famosa — battuta brutalmente il 14 novembre 2015 dopo dodici vittorie consecutive. Quel giorno Holm fu incontenibile e mise al tappeto Rousey con un violento calcio alla testa dopo meno di un minuto dall’inizio del secondo round. Holm aveva iniziato a combattere alternandosi tra boxe e MMA. Nella boxe fu campionessa del mondo in tre diverse categorie di peso ed è ricordata tuttora come una delle più forti di sempre. È stata la prima lottatrice campionessa del mondo sia nel pugilato che nelle arti marziali miste. Il percorso inverso lo ha fatto invece l’irlandese Conor McGregor, il cui passaggio alla boxe fu però motivato da ragioni prettamente commerciali.

Holly Holm con Oscar de la Hoya (GettyImages)

Ronda Rousey (judo/MMA/wrestling)
Prima della rovinosa sconfitta contro Holm, fra il 2014 e il 2015 Rousey era diventata famosa in tutto il mondo e il suo dominio nelle arti marziali miste era stato paragonato a quello di Mike Tyson nella boxe tra gli anni Ottanta e Novanta. In precedenza era stata anche medaglia di bronzo nel judo alle Olimpiadi di Pechino 2008. Ma gli effetti dell’incontro con Holm furono molto pesanti: la costrinsero a interventi chirurgici di ricostruzione facciale e a più di un anno di inattività. A inizio 2018, dopo essersi resa conto di non poter tornare ai livelli di un tempo, Rousey mise ufficialmente fine alla sua carriera in UFC firmando un contratto con la World Wrestling Entertainment (WWE), la più famosa lega di wrestling al mondo. Lì vinse la cintura di campionessa femminile. Due anni fa si è presa un periodo di pausa.

Ronda Rousey nel 2017 (GettyImages)

Ester Ledecka (snowboard/sci)
Nel 2018 fu protagonista di uno dei momenti più memorabili delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang. Si presentò come prima atleta nella storia della manifestazione a gareggiare sia nello snowboard (nel gigante parallelo) che nello sci alpino (supergigante). Se nella prima era tra le favorite, dato che lo snowboard era la sua disciplina preferita, nel supergigante partecipò senza pretese, partendo da ventiseiesima. Tra lo stupore di tutti, compreso il suo, vinse l’oro concludendo la prova con un tempo inferiore di appena un centesimo a quello dell’austriaca Anna Veith, campionessa olimpica in carica. Una settimana dopo vinse come previsto anche il gigante parallelo nello snowboard. Da allora è la prima e unica atleta ad aver vinto l’oro sia nello sci alpino che nello snowboard e la terza nella storia delle Olimpiadi moderne a ad aver vinto due ori in due diverse discipline ai Giochi invernali.

Ester Ledecka dopo aver vinto il supergigante a Pyeongchang (Getty Images)

Alex Zanardi (motori/handbike)

La carriera automobilistica di Alex Zanardi cominciò con i kart, proseguì nella Formula 3 — dove vinse un campionato nel 1990 — e in Formula 3000. Verso la fine del 1991 cominciò a correre in Formula 1, prima con il team Jordan, poi con la Lotus. Nel 1993 ebbe un brutto incidente durante il Gran Premio del Belgio, ma già un anno dopo ritornò a correre. Quando però alla fine di quell’anno la Lotus fallì, Zanardi lasciò temporaneamente la Formula 1 e venne assunto come pilota di Formula Cart: lì arrivò secondo al suo primo campionato e vinse le due stagioni successive, nel 1997 e nel 1998. Nello stesso anno fece ritorno in Formula 1, ma non ottenne grandi risultati. La lasciò di nuovo e tornò alla Formula Cart. Il 15 settembre 2001 a Lausitz, in Germania, perse entrambe le gambe nel famoso incidente con il pilota canadese Alex Tagliani.

Appena due anni dopo l’incidente corse dei giri di prova in un circuito con un’auto di Gran Turismo appositamente preparata. Nel 2007 partecipò alla maratona di New York a bordo di una handbike: vinse la gara e stabilì il record della manifestazione. Negli anni successivi, sempre in handbike, vinse otto medaglie d’oro ai campionati mondiali e quattro alle Paralimipadi. Il 19 giugno 2020 ha avuto un grave incidente stradale durante una gara in Toscana. È ricoverato da allora, e da novembre si trova all’Ospedale di Padova — vicino a casa sua — in condizioni fisiche e neurologiche «di generale stabilità».

Alex Zanardi a Cervia nel 2019 (Bryn Lennon/Getty Images for IRONMAN)

Sonny Bill Williams (rugby/boxe)
In pochi conoscono il rugby come Sonny Bill Williams, campione del mondo con gli All Blacks nel 2011 e nel 2015, e medaglia di bronzo nel 2019. Iniziò a giocare nel rugby a tredici, poi nel 2008 passò a quello a quindici. In oltre diciassette anni di carriera ha giocato in Nuova Zelanda, Francia, Canada e Australia, ed è uno dei pochi ad aver giocato entrambe le finali di Coppa del Mondo di rugby, a 13 e 15. In mezzo a tutto questo ha trovato anche il tempo di dedicarsi alla boxe. Tra il 2009 e il 2015 ha combattuto in sette incontri senza mai perdere. È riuscito a vincere il titolo internazionale WBA dei pesi massimi e quello della federazione neozelandese. Come lui, anche un altro rugbista internazionale, l’inglese James Haskell, si è dato alla lotta, ma dopo il ritiro dal rugby, e nelle arti marziali miste.

Sonny Bill Williams in un incontro di boxe (GettyImages)

Ashleigh Barty (tennis/cricket)
Dal 26 aprile l’australiana Ashleigh Barty, di venticinque anni, è tornata ad essere la tennista numero uno al mondo, posizione raggiunta per la prima volta nel 2019 dopo aver vinto il Roland Garros di Parigi. Da allora non ha più vinto un Grande Slam, ma è arrivata in semifinale agli Australian Open nel 2020 e ha vinto le finali WTA dell’anno precedente. Tra il 2014 e il 2016 si prese una pausa dal tennis «per tornare ad essere una normale ragazza della sua età» e iniziò a giocare a cricket, uno degli sport nazionali australiani, prima con i Brisbane Heat e poi con i Queensland Fire. Giocò complessivamente undici partite nei maggiori campionati australiani prima di tornare definitivamente al tennis.

Ashleigh Barty con i Brisbane Heat nel 2019 (Albert Perez/Getty Images)

Kyler Murray (baseball/football)
A ventuno anni Kyler Murray è diventato il primo atleta nordamericano selezionato tra le prime scelte ai draft di due diverse leghe. Nel 2018 fu selezionato alla nona chiamata dagli Oakland Athletics al draft del baseball, ma scelse di proseguire la sua carriera nel football americano con gli Oklahoma Sooners e al termine di quella stessa stagione vinse l’Heisman, il premio dato al miglior giocatore di football del campionato universitario. L’anno successivo fu scelto alla prima chiamata nel draft del football dagli Arizona Cardinals, di cui è tuttora il quarterback titolare.

Kyler Murray in allenamento con gli Athletics (Getty Images)

Romano Battisti (canoa/vela)
Tra le tante sfide racchiuse nella Coppa America di vela, ci sono quelle tra marinai che hanno navigato in tutto il mondo e tra alcuni dei migliori atleti in attività, che si ritrovano da avversari dopo essersi incontrati alle Olimpiadi, per esempio. È il caso di Romano Battisti, membro dell’equipaggio di Luna Rossa, che ai Giochi estivi del 2012 venne battuto nel canottaggio da Joseph Sullivan, membro dell’equipaggio neozelandese e quindi avversario di Battisti nell’ultima Coppa America. In Luna Rossa, Battisti è uno dei grinder, cioè quei marinai che producono energia per far muovere le parti meccaniche della barca.

Romano Battisti festeggia con lo champagne la vittoria della Prada Cup (Dave Rowland/Getty Images for G.H. Mumm)

Primoz Roglic (ciclismo/salto con gli sci)
La storia dello sloveno Primoz Roglic è ormai nota a chi segue il ciclismo. Nonostante sia uno dei corridori più competitivi in attività, protagonista del grande periodo che sta vivendo il movimento sloveno, Roglic iniziò a correre seriamente in bicicletta soltanto nel 2013, perché prima era un saltatore con gli sci. Da ragazzo fu campione del mondo juniores a squadre e nel 2007 debuttò tra i professionisti, salvo poi lasciare la disciplina visti i risultati sotto la media. Si buttò quindi nel ciclismo, e lì i risultati gli diedero ragione: ha vinto la Vuelta di Spagna nel 2019 e nel 2020, è arrivato secondo nell’ultima edizione del Tour de France e terzo al Giro d’Italia del 2019.

Primoz Roglic sul podio del Tour de France nel 2017 (Getty Images)

Shaun White (snowboard/skate)
Siccome ha i capelli rossi (una volta anche molto lunghi) negli Stati Uniti lo chiamano ancora “pomodoro volante” (o “Animal”, come il batterista svitato dei Muppet). Oggi ha 34 anni. È stato campione olimpico nello snowboard a Torino 2006 e a Vancouver 2010. A Sochi si presentò come il grande favorito ma arrivò sorprendentemente quarto. Si è rifatto vincendo ancora nel half pipe a Pyeongchang contro avversari che avevano un’età media di 21 anni, mentre lui ne aveva 31. Ci sa fare anche con lo skate: è stato allievo di Tony Hawk e ha vinto due ori e due argenti nel vert agli X Games e tre ori nei Dew Tour.

Shaun White a San Paolo nel 2019 (Alexandre Schneider/Getty Images)

Fonte: ilpost.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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