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Giustizia, Cartabia: “La riforma va fatta, lo status quo non è un’opzione”

“Dai partiti spinte in direzioni opposte”

A Montecitorio le audizioni di Gratteri e De Raho. Tra le criticità indicate quelle relative ai tempi per le indagini preliminari, soprattutto nei casi di inchieste su mafia, terrorismo o corruzione. Altra questione nevralgica i tempi di prescrizione: “Il 50% dei processi dichiarati improcedibili in appello”. Dai gruppi parlamentari presentati 916 subemendamenti 


“Status quo non è un’opzione sul tavolo. Dopo quanto ho sentito su numeri delle pendenze, i tempi delle definizioni dei giudizi, i tempi delle trasmissioni degli atti, mi domando: possiamo noi stare inerti e fermi di fronte a una Giustizia che non è un Frecciarossa che in un’ora e dieci ci porta da Napoli a Roma, che non deve fermarsi mai nelle campagne di Frosinone, ma possiamo restare sul calesse perché Frecciarossa non si inceppi?” Queste le parole del ministro della Giustizia Marta Cartabia, che oggi ha incontrato nel Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli i capi degli uffici giudiziaria della Corte di Appello partenopea.

“Le forze politiche spingono in direzioni opposte. Ma la riforma deve essere fatta, con gli aggiustamenti tecnici necessari, perché lo status quo non può rimanere tale” ha ribadito Cartabia. “So molto bene che i termini che sono stati indicati sono esigenti per queste realtà, – ha aggiunto –  perché partiamo da un ritardo enorme, ma non sono termini inventati, sono quelli che il nostro ordinamento e l’Europa definisce come termini della ragionevole durata del processo, che è un principio costituzionale”. “Io credo che siamo di fronte a un’occasione unica, non perdiamo il treno del recovery che sta passando, non facciamoci intrappolare in quello che è accaduto da decenni sulla giustizia italiana. Non possiamo stare fermi, – ha detto ancora Cartabia – abbiamo occasione di metterci in moto anche perché mai come in questomomento sono state mobilitate tante risorse che possono far fronte ai problemi”.

Cartabia, ha anche illustrato un progetto al quale il ministero sta lavorando che riguarda i magistrati in pensione o che si stanno approssimando alla quiescenza. “Altra idea a cui stiamo lavorando, – ha detto il ministro – qualcuno me lo ha presentato anche come un desiderio di alcuni magistrati che sono in età pensionabile, di mettersi a disposizione”.”Non so se sarà possibile, – ha specificato Cartabia – se il Csm sarà d’accordo, ma è un’altra idea: una task force di solidarietà nazionale che potrebbe essere d’aiuto, sempre se ci sarà disponibilità”

Critiche alla riforma nelle audizioni a Montecitorio
Criticità nelle proposte, contenute tra gli emendamenti del governo al ddl penale, riguardanti i tempi per le indagini preliminari e la discovery degli atti, soprattutto nei casi di inchieste su mafia, terrorismo o corruzione. Sono quelle rilevate dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho, durante la sua audizione odierna in Commissione Giustizia della Camera. “Si tratta di modifiche – ha detto il capo della Direzione nazionale antimafia – che non tengono conto della specificità di certi reati. Le indagini su questi temi sono sempre particolarmente complesse: per quanto riguarda le inchieste su fatti di stampo mafioso, spesso coinvolgono una pluralità di soggetti indagati e una pluralità di contestazioni. Prevedere la possibilità di discovery – ha spiegato de Raho – è una difficoltà insuperabile, anche perché le iscrizioni avvengono via via, in relazione alle emersioni investigative”.

Secondo Cafiero de Raho, inoltre, la riforma della prescrizione “mina la sicurezza del Paese”,  con la norma sulla improcedibilità che “scatta se il processo in appello non si conclude in 2 anni e in Cassazione in uno, indipendentemente dalla gravità dei reati per i quali si procede. E senza risorse aggiuntive per gli uffici giudiziari, con “tempi così brevi per l’appello”, si prospettano “conseguenze molto gravi nel contrasto alle mafie, al terrorismo e alle altre illegalità”.

“Rimettere a una riserva di legge l’individuazione di criteri di priorità è come rimettere al Parlamento l’individuazione delle attività giudiziarie che devono essere svolte: così si avrebbe un’interferenza del Parlamento sull’attività giudiziaria e si andrebbe a toccare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati e a minare il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale” ha poi proseguito il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo toccando un altro nevralgico della riforma Cartabia sul processo penale e affrontando il tema dei “criteri di priorità” relativi all’azione penale come delineato dagli emendamenti al ddl penale approvati dal Consiglio dei ministri.

Gratteri: “Con riforma il 50% dei processi sarà improcedibile”
“Con l’improcedibilità prevista dalla riforma Cartabia il 50 per cento dei processi, considerata la gran mole dei reati di mafia e maxi processo che celebriamo, saranno dichiarati improcedibili in appello”. Lo sostiene il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri davanti alla Commissione Giustizia della Camera a proposito delle nuove norme sulla prescrizione contenute nella riforma della ministra della Giustizia Marta Cartabia che prevedono che scatti la tagliola dell’improcedibilità se il processo di appello e quello in Cassazione non terminano rispettivamente entro 2 e un anno.
Gratteri ha spiegato che “se insistiamo non è per un fatto personale, perché i giudici lavoreranno molto meno e non ci sarà ansia di correre per la legge Pinto. E’ solo un fatto di sicurezza e credibilità dello Stato”. E aggiunge: “In termini concreti le conseguenze saranno la diminuzione del livello di sicurezza per la nazione, visto che certamente ancor di più conviene delinquere”. 

Serracchiani: “Aggiustamenti su prescrizione”
“C’è la scadenza alle 18 ai subemendamenti a quanto già fatto dal governo. Noi ne depositeremo pochi come Pd perché siamo convinti che l’impianto della riforma Cartabia sia estremamente valido. E’ già stato fatto un lavoro collettivo da esperti e gruppi parlamentari” ma”il testo che uscito dal Cdm ha necessità di aggiustamenti. Uno di questi riguarda la prescrizione come è stata immaginata, che ha una certa rigidità e potrà essere applicata in questa forma quando effettivamente avremo organici  e un’organizzazione diversa della giustizia”. Lo dice la capogruppo del Pd alla Camera Debora Serracchiani a Rai Radio 1.

Dai gruppi parlamentari 916 subemendamenti 
Sono 916 i subemendamenti presentati dai gruppi parlamentari in Commissione Giustizia della Camera ai 24 emendamenti del governo sul processo penale. Questi subemendamenti non includono quelli sulla prescrizione (articolo 14 del ddl Bonafede) in quanto il termine per i subemendamenti scade alle 18. A quanto si apprende la maggior parte delle proposte arriva dal Movimento Cinque Stelle.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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