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Giancarlo Pedote fra vela, corsa, e golf: “Ogni sport ti insegna qualcosa”

Fiorentino, classe 1975, oggi è una delle figure italiane più conosciute nel mondo della barca a vela. Ecco come si allena e tutti i suoi segreti…

Rachele Scoditti

Una passione nata per caso. Una passione diventata poi mestiere. Giancarlo Pedote, velista di Firenze classe 1975, si è innamorato della vela e nel 2007 ha fatto della navigazione in solitario la sua professione. Iniziando da barche a vela di 6,5 m di lunghezza, è arrivato a poter navigare nella classe IMOCA, barche di oltre 18 metri. Difficile riassumere il palmarès e l’esperienza di Giancarlo in poche righe, ma fra tutte le competizioni spiccano sicuramente la Transat Jacques Vabre e la Vendée Globe.

Come nasce la sua passione per la vela?

“È nata per un incidente di percorso. Io sono sempre stato un appassionato di windsurf, dopo la maturità ho lavorato come istruttore di windsurf in una scuola di vela. Il ragazzo che insegnava vela una sera ebbe un incidente, ma il giorno dopo c’erano tre corsi e bisognava sostituirlo. Siccome non c’era tempo per trovare un rimpiazzante, misero me che non ero mai salito su una barca a vela. Lì scoprii che fare l’insegnante di vela non era poi così male. E poi iniziai a conoscere tutto il mondo legato alla vela, le barche da regata. Ma questa è un’altra storia…”.

Oltre alla vela, quali altri sport pratica?

“Gli sport mi piacciono tutti. Tutti i tipi di scii, surf da onda, la corsa, trial running – nel 2018 ho partecipato a 57 km di corsa con 4200 dislivello, chiusa in 13 ore e 30 minuti – nuotare in piscina e in mare, amo il golf, ho un passato da pugile e non escludo che possa riprendere questo sport. Esclusa la navigazione, faccio quattro allenamenti a settimana, due di corsa a piedi e due di nuoto. Ogni sport ti insegna qualcosa, ad affrontare diverse situazioni”.

Come si prepara a stare tanti giorni in mare, sia psicologicamente che fisicamente?

“Onestamente non mi preparo. Ormai è un mestiere che mi è entrato dentro. Io ho iniziato a fare il solitario nel 2007. Alla prima regata non ti prepari, ti lanci. All’inizio hai il problema della stanchezza, del sonno, della solitudine. Poi andando avanti la vivi sempre meglio. Anche perché non c’è un modo per allenare la solitudine. Dovresti chiuderti a chiave in un hotel, da solo, venti giorni. È difficile ricreare una condizione di allenamento. Se esco in mare insieme a Martin (co-skipper, ndr.) non avrò mai lo stesso ritmo rispetto a una gara, dove c’è un avversario che vuole rubarci il posto. E allora se non puoi ricreare una condizione di allenamento, cosa ti aiuta? Una forte motivazione. Devi regatare, regatare e regatare e poi andarci di esperienza”.

A proposito di motivazione, le capita mai di non averla? E come la trova?

“Proprio quando la motivazione è zero decido di allenarmi. Perché si cresce nel disequilibrio. Ed è qui che mi diverto e che trovo una progressione per il me sportivo. Non è poi così dura, bisogna soltanto partire poi le gambe vanno da sole. La pigrizia e la stanchezza, sono soltanto una coperta. Sotto c’è Giancarlo, ci sono io. Basta togliere la coperta, fare il primo click, per trovare me stesso, lo sportivo di sempre”.

Una persona sportiva si allena, ma non solo. C’è anche un contorno creato da una buona alimentazione. A lei piace mangiare sano?

“Assolutamente sì. In passato sono stato seguito da vari specialisti. Ora non ho qualcuno che mi segue, mi autogestisco. Non ho una tabella da seguire, degli alimenti o un introito calorico prestabilito. Cerco di mangiare pochi cibi conservati, vivo senza zucchero, cerco di limitare la carne e prediligere il pesce e le uova, mangio molte verdure e faccio un uso contenuto di carboidrati”.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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