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Genova accende i super motori “Avanti con le batterie del futuro”

«Avendo rinunciato al nucleare, per avere energia pulita restano eolico e fotovoltaico: si può fare, ma servono le batterie». Marco Venturini, ingegnere nucleare, è presidente e ad di Phase Motion Control, società nata a Genova nel 1994 che si occupa di elettronica di potenza.

Il primo progetto?
«Un attuatore per controllare l’ugello del razzo vettore francese Ariane 4, che venne convertito da idraulico a elettrico. Ci siamo sviluppati su doppio binario: una parte altamente tecnologica che realizza lavori complessi di ricerca e progettazione, una parte industriale che produce. La seconda commessa è stata la motorizzazione di quelli che allora erano i più grandi telescopi del mondo, il Vlt: li costruiva Ansaldo, grandi come palazzi, andavano puntati con una precisione estrema».

Come avete fatto?
«Abbracciando la struttura in un campo magnetico. Si può chiamare motore elettronico, è un motore di 10 metri di diametro, un anello di magneti. Li abbiamo installati in Spagna e Cile».

L’attività di produzione vi ha portato in Piemonte.
«Abbiamo conosciuto la Rcv di Torino, che faceva motori tradizionali. Loro avevano bisogno di progetti innovativi, noi di un produttore di qualità».

Phase faceva parte della cordata guidata da Summa Equity, che per alcuni mesi ha trattato il possibile acquisto di Piaggio Aerospace. Non ci sono state le condizioni per presentare un’offerta vincolante, il commissario ha annunciato che bandirà una nuova gara. Avete accantonato il dossier?
«No. Ci piacerebbe trovare la maniera per farlo funzione. Restiamo convinti che Piaggio abbia un futuro da costruire e ci piacerebbe dare il nostro contributo».

Quanti dipendenti ha Phase, quanto dipendete ancora da terzisti?
«Siamo 160. Abbiamo portato all’interno l’elettronica, gli assemblaggi, alcune lavorazioni meccaniche. Attualmente compriamo il 50% in valore di quello che vendiamo».

Dove sono i terzisti?
«Nel Nord Ovest. In Liguria la fornitura meccanica è molto migliorata. Phase produce motori per funivie: hanno un diametro di 2,5 metri, le carcasse in ghisa le fornisce una fonderia spezzina. Il Piemonte ha una tradizione sulla meccanica di precisione, sulle lavorazioni ad alta velocità, sull’automazione. Poi c’è la carpenteria pesante lombarda, secondo noi la migliore del mondo».

Come impatta la logistica del Nord Ovest sul vostro business?
«Il problema delle autostrade, gravissimo a livello di personale, non tocca le merci perché muoviamo quantitativi piccoli a prezzo unitario elevato. Abbiamo invece problemi di tempi e costi a livello di logistica internazionale. Il rapporto con la Cina, che per il loro il monopolio sulle terre rare è inevitabile, è complesso».

Come sono distribuiti i vostri fornitori nel mondo?
«Sino a 5 anni fa il 60% era in Cina e il 40% Italia, oggi i pesi sono invertiti. Un tempo l’estero garantiva flessibilità di produzione, oggi la trovi anche in Italia con una logistica più semplice. Eravamo andati in Cina nel 2000, avevamo fondato Phase China, è cresciuta sino ad avere 1.200 addetti, è stata acquistata dal governo perché ritenuta strategica. In Cina restiamo comunque attivi per la fornitura di terre rare».

Come vede Liguria e Piemonte nella ripresa post pandemia?
«Siamo tutti pieni di ordini, ma non riusciamo a consegnare nulla. Phase ha commesse di progettazione e di produzione, dalle funivie alla propulsione, per l’aeronautico e l’automazione industriale. I materiali però non si trovano e costano di più».

L’autonomia di un aereo con motore elettrico oggi?
«Gli aerei creano il 20% delle emissioni inquinanti del mondo. L’auto elettrica è diventata realtà perché le batterie sono migliorate e garantiscono una certa autonomia e rapidità dei tempi di ricarica. Con le batterie di oggi si possono fare aerei che trasportano 20-40 persone con un range di 300-400 km: non è granché, ma una percentuale elevata del traffico è su distanze brevi. Nel mondo ci sono oltre 150 start up che ci stanno lavorando».

Chi produce le batterie?
«Il 95% della produzione mondiale è in Cina e Corea. Visto che l’Italia ha deciso di rinunciare al nucleare, per avere energia pulita restano eolico e fotovoltaico: si può fare, ma le batterie sono la chiave dell’economia decarbonizzata».

Phase punta a entrare nel settore?
«Abbiamo avviato programmi di ricerca interni e in collaborazione con l’Università di Genova. La priorità è dominare la tecnologia. Serviranno investimenti, stiamo studiando come organizzarli. La filiera di produzione è complessa, da creare. In Italia esistono aziende che realizzano automazione per la fabbricazione, in Germania si stanno creando gruppi per la produzione di componenti delle celle. È un sistema che va avviato e che potrebbe rimpiazzare la produzione di parti per i motori automobilistici, destinata a un ridimensionamento».

Produrre batterie è costoso?
«La produzione non richiede grande quantità di energia, i materiali impiegati non sono particolarmente rari. Con un adeguato investimento in automazione, non c’è nessun motivo per cui una cella fabbricata in Italia non debba essere competitiva a livello mondiale. Le batterie a fine vita possono essere riciclate oltre al 90%».

Fonte: lastampa.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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