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Gattino in casa? I consigli dell’etologa ai nuovi “genitori”

Gattino nuovo in casa, i consigli per cibo e gioco – iO Donna

26 Luglio 2022

In pochi la programmano ma quasi tutti, quando accade, ne sono felicissimi. L’adozione di un gattino equivale all’entrata in famiglia di un nuovo membro, per quanto, il più delle volte, inaspettato.

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Come cambia la vita con un gattino?

È quanto è emerso dalla ricerca “Come è cambiata la tua vita con l’arrivo del tuo gattino?” che Schesir (brand di Whitebridge Pet Brands) ha condotto coinvolgendo la propria community di proprietari di felini.

L’arrivo di un micio in casa, dice lo studio, imprevisto per circa la metà dei rispondenti, catalizza relazioni e sentimenti per il 62% di loro ed è in grado di rafforzare le relazioni sociali e di amicizia (60%). Ma il dato più eclatante è che il 56% degli intervistati si sente a tutti gli effetti “genitore” del gatto.

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Chi si dichiara “genitore” e chi teme il giudizio altrui

«In ambulatorio il proprietario del gattino non ha remore a definirsi così» spiega l’etologa Margherita Paiano, «Non è lo stesso fuori da questo contesto clinico, per una sorta di pudore o perché si teme il giudizio altrui: c’è infatti una divisione netta tra chi pensa che sia eccessivo trattare il cucciolo di gatto come un bimbo e chi ha un rapporto di accudimento a tutti gli effetti».

Le cause “organiche” dell’istinto genitoriale

Ma questo rapporto genitoriale non è solo un riflesso psicologico: «È dato da un’attivazione ormonale che ci porta a comportarci come fossimo dei veri e propri genitori verso una specie che non è la nostra. Non è un sentire solo psicologico ma corporeo che ha una radice chimico-fisica», assicura l’etologa.

Ci vuole rispetto della natura felina dell’animale

Una ulteriore conferma a questo “istinto genitoriale” che il gattino riesce ad accendere arriva anche dalla consulente felina Elena Angeli: «Alla base di questo atteggiamento c’è anche una motivazione epimeletica, ovvero il bisogno di prendersi cura di un essere vivente. È importante che questo desiderio sia accompagnato anche dalla consapevolezza e dal rispetto della natura felina dell’animale. Il gatto è un animale complesso con il quale è necessario sviluppare un rapporto empatico».

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Ma come arriva nelle nostre case?

Solo il 10% dei gatti adottati dalle famiglie italiane è preso da un allevatore. La maggioranza è regalato da amici (20%) o adottato da un gattile/rifugio (36%): «Un dato» dite Angeli, «che ci racconta come è aumentata la sensibilità verso gli animali in difficoltà»

Stile di vita familiare: è adatto a un gattino?

Prima di adottare un micio bisogna però assicurarsi di avere uno stile di vita adatto a lui. «I primi giorni con il gatto sono fondamentali per creare un contesto ideale», sottolinea Margherita Paiano: «Al punto che, questo primo periodo di tempo, viene definito “finestra temporale sensibile”, in cui il cucciolo cerca di capire dove collocare il “padrone”».

Che cosa fare insieme?

In base alle dichiarazioni degli intervistati il gattino rivoluziona la vita domestica: il 39% dei nuovi arrivati dorme nel letto del padrone e appena svegli gioca con lui. Il 30% aspetta le coccole appena appena il bipede torna dal lavoro. Si guarda la TV insieme, fino al bacio della buona notte (ben il 14% dei rispondenti). In certi casi il gattino è l’ombra del suo “papà” o “mamma” e lo segue ovunque, anche in camera mentre ci si cambia.

La caccia del gattino

Nelle prime settimane di vita, ribadiscono le esperte, è molto importante il gioco, uno dei riti che contribuisce a consolidare il rapporto. Ma subito emergono alcuni tratti della specie che restano distintivi anche se il gatto cresce in ambiente domestico.

Per esempio, l’istinto della caccia: un “gioco” in cui la ricerca della preda è persino più importante del momento in cui la si consuma. In ambiente domestico, un “genitore” accompagna il suo cucciolo rendendogli il cibo “cacciabile” in piccole dosi più volte al giorno, e non sempre nello stesso posto ma su mensole alte, per esempio, raggiungibili in modo più o meno avventuroso.

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Lo svezzamento, dal 28° giorno di vita

Particolare cura viene posta dai proprietari di mici anche allo svezzamento, a partire dal 28° giorno di vita, ovvero il passaggio dal latte materno ad un’alimentazione semisolida e, con il passare delle settimane, solida.

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Ci sono ricette ad hoc proprio per questa fase, studiate per supportare lo sviluppo del sistema immunitario e neurologico del gattino. Per chi vuole approfondire, sul sito di Schesir si può scaricare e la Miaopedia. Una guida di oltre 80 pagine con i suggerimenti del veterinario e il diario per annotare i momenti speciali del primo anno di vita con il gattino.

iO Donna ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Fonte: iodonna.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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