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Gasperini: “Ho pensato a Bergamo come una piccola Bilbao. Ora la mia Atalanta è internazionale”

Il tecnico nerazzurro alla presentazione de “L’album dei sogni”, il libro sulla famiglia Panini scritto dal nostro Garlando. Gasp rivela: “Le mie “figu” preferite? Rivera e Mazzola”

Dal nostro inviato Marco Guidi

“Il mio debutto fu a Palermo, al fianco di Montesano”. Gian Piero Gasperini si ricorda benissimo la sua prima figurina. Quella con la maglia del Palermo. “Ma non ero ancora in Serie A, la prima singola fu solo al Pescara”. Il tecnico dell’Atalanta, insieme al vice Tullio Gritti, è l’ospite speciale a Bergamo della presentazione de “L’album dei sogni”, il romanzo del giornalista della Gazzetta Luigi Garlando sull’incredibile storia della famiglia Panini. “Un libro eccezionale – spiega Gasperini – perché è uno spaccato dell’Italia dell’ultimo secolo”.

Emozione

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Gasperini e Gritti sono cresciuti con il mito delle “figu”. “Per la mia generazione le figurine erano un’assoluta novità. Vedere i nostri idoli fotografati, poterli raccogliere, un’emozione indescrivibile, anche perché non era come adesso, le partite in tv passavano di rado e i campioni non li vedevi in faccia spesso”. Le preferite del Gasp? “Tante: Rivera, Mazzola… Io giocavo sul tavolo di casa, facendo le formazioni e la partita con una pallina di carta. Mi è servito per imparare (ride ndr). Poi scambiando le figurine a scuola sono nati i primi direttori sportivi”. Momento indimenticabile, una volta diventati calciatori professionisti, era l’arrivo del fotografo della Panini al campo d’allenamento. “Sempre di mattino presto, sempre con il sole in faccia – ricorda Gritti -. A Brescia sembravo un cadavere nella foto: maglia bianca, occhiaie, pelle smorta…”. Oggi i tempi sono cambiati e i calciatori forse ancora di più. “Potenzialmente sono uguali a noi – riflette Gasperini -. Ma è il mondo a essere cambiato… la vita era più difficile ai nostri tempi, oggi i giocatori sono agevolati. Io e Gritti andavamo da soli a trattare il contratto anno per anno, davanti al presidente e ai dirigenti. Ci preparavamo il giorno prima, era una battaglia. Ma queste cose ti fanno crescere. Noi affrontavamo le cose in prima persona e questo ti dava una personalità che oggi fatichi a trovare nei giovani”.

Nerazzurri

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Di sicuro è cambiata anche l’Atalanta. “Quando arrivai qui mi sembrava di essere in una piccola Bilbao, ma si faticava a investire sui giovani. L’immagine era di una squadra che lottava per salvarsi con il coltello tra i denti e l’esperienza di giocatori maturi. Io ho lottato per portare la mia visione, rischiando anche il posto in quel famoso Atalanta-Napoli. Avevo tutti questi ragazzi ben strutturati fisicamente, come Caldara, Gagliardini, Conti e via dicendo, e nel sottopassaggio prima della partita, quando li guardavo, mi dicevo: “Oggi li sbraniamo gli avversari”. E infatti spesso passavamo in vantaggio subito”. Quell’Atalanta è però diversa da quella di oggi. “L’Europa ci ha fatto crescere, anche se quest’anno siamo stati un po’ meno bravi – continua il Gasp -. Forse non siamo più così “bergamaschi”, ma più internazionali. Giusto così, un club non può rimanere fermo, se no la concorrenza se lo mangia”. Capita anche agli allenatori. Oggi Juric, Tudor e altri “imitano” Gasperini, cercando di batterlo. “Per me è un onore, ma anche uno stimolo per inventare sempre qualcosa di nuovo: se non ti muovi, sei perduto”. Unica parola tabù: scudetto. “Quando quest’estate ho sentito un tifoso dire che invidiava il Verona perché aveva vinto uno scudetto, mi sono cadute le p…. Ho capito che sarebbe iniziato il difficile”.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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