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Gabriele, il genio che trasforma i «gioielli» anni 50 in bici a batteria

Gabriele Ranzini ha fatto il metalmeccanico per tutta la vita. Frese, bulloni e macchinari sono nel suo DNA. Come le biciclette, d’altronde. A sei anni era sempre tra i piedi del babbo, meccanico agricolo, che come secondo lavoro riparava le due ruote. «A quattordici ero già al suo fianco, ad aggiustare cicli e motocicli — ricorda —. Mai avuto una gran voglia di studiare, appena potevo andavo a sporcarmi le mani con lui». A 23 anni rileva l’officina dove era stato assunto e si mette a lavorare in proprio, conto terzi, in questo capannone nelle campagne di Albairate. «Carpenteria, fresatura, tornitura, con pezzi industriali fino a 4 tonnellate». Mica roba da poco, insomma. Gli resta però il ricordo di quelle ruspanti due ruote della sua giovinezza, spesso rimesse a nuovo dopo essere state dimenticate troppo a lungo nelle cantine o nei fienili, qui nella Bassa milanese. Così quest’estate, reduce da un infarto che lo coglie di sorpresa, decide di lanciarsi nella nuova avventura.

Gabriele, il meccanico-restauratore, si è rimesso in pista a 52 anni comprando da un amico un Aquilotto Bianchi, il velomotore costruito nella storica fabbrica di Edoardo Bianchi nel 1953. All’epoca, molto di moda, costava 70.000 lire, era dotato di un micromotore di 45 cm³ che, diceva la pubblicità, «elimina la fatica muscolare del guidatore». Con un litro di miscela al 5% percorreva oltre 80 km. Un motore che oggi è «fuorilegge». Ranzini lo toglie e lo sostituisce con una batteria elettrica, restaura con cura certosina tutte le componenti meccaniche, preservando le saldobrasature ad ottone originarie, ripristina le cromature, aggiunge qualche pezzo di carattere come il copri-batteria in legno di rovere, rivernicia il telaio con i colori del pantone d’allora (verde Nilo, bianco avorio) ed ecco le storiche biciclette a pedalata assistita rimesse a nuovo secondo i canoni del XXI secolo. Ovvero, gli anni Cinquanta in strada ad emissioni zero: le ribattezza RG e inizia a numerarle, come pezzi davvero unici.

Ad oggi Ranzini ha restaurato e reinventato quattro Bianchi Aquilotto, una Guzzi 65 «Guzzino», un Garelli Moschito, un Garelli Paperino e sta lavorando su una Motom. «Modifico il telaio per poter montare la componentistica nuova, come il motore elettrico inserito nel serbatoio originale, e cerco di alleggerire al massimo il peso, che non supera i 28 kg». E-bike uniche nel loro genere. Il Guzzino sfoggia ancora la targhetta del concessionario dove fu acquistato quasi ottant’anni fa. Autentici pezzi di storia italiana, dotati però di modernissime batterie Samsung da 36 Volt e 14-20 Ampere (fornite da Femak srl) e di componenti di nicchia e di lusso come la sella Brooks, il cambio Shimano o Campagnolo, le maxi-ruote e i fari a led prodotti a mano dallo stesso Ranzini. «E tutte le viti sono in lega d’acciaio inossidabile AISI 316, quella che si usa per le navi, perché non si devono assolutamente arrugginire», spiega il loro «inventore». Dietro ogni bici, assicura, ci sono almeno novanta ore di lavoro in officina.

Le e-bike RG di Albairate (per inciso, tra i comuni più «ricicloni» d’Italia) hanno un’autonomia di circa 90 chilometri, con ricarica in 5-6 ore. Velocità massima, autoridotta, di 25 km/h. Alla prova della strada, si dimostrano molto leggere e reattive, con la pedalata assistita che entra morbida e si regola su più livelli. Gli ex Aquilotti sono molto comodi mentre l’ex Guzzino, certo più «chiccoso», obbliga ad una postura un po’ inclinata, da moto. Unica nota davvero dolente il prezzo, in linea però con l’artigianalità del prodotto: si parte da 7.200 euro.

Sul sito Internet www.rg-bicitalia.it si potranno presto ammirare le prime biciclette restaurate, con la possibilità di richiedere personalizzazioni o rifacimenti ad hoc. Uno sfizio per ricchi attenti all’ambiente, che pedalano sì, ma meglio se con l’«aiutino». E che ora potranno sfoggiare in strada pezzi d’antiquariato con tecnologia d’avanuardia.

29 dicembre 2020 (modifica il 29 dicembre 2020 | 14:38)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: motori.corriere.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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