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Francesca e Simon, dal sogno del resort al carcere duro a Zanzibar: «Li hanno incastrati»

di Alessandra Muglia

Il progetto inseguito a lungo, poi i processi. Lunedì 6 giugno l’italiana espatriata da 20 anni a Zanzibar è stata arrestata con il marito Simon. L’accusa è di riciclaggio

Intraprendente, raggiante, entusiasta. A leggere quello che scriveva sui social appare così Francesca Scalfari, 45enne cresciuta tra Lombardia e Calabria, alle spalle studi in lettere moderne interrotti. Nella sua terra adottiva, Zanzibar, aveva realizzato i suoi sogni: l’amore, un figlio e una casa trasformata in un resort da Mille e una notte, che porta il nome della protagonista del famoso testo persiano, Sharazad.

Dopo 20 anni sull’arcipelago mozzafiato dell’Oceano indiano, il paradiso si è trasformato in inferno: all’inizio della scorsa settimana Francesca è stata arrestata insieme a suo marito Simon, un ingegnere britannico solare come lei, originario di Preston, città operaia vicino a Manchester. «Lei si trova in cella con altre sei donne, lui in uno stanzone con 200 uomini, molti sono criminali, gli hanno pure rasato i capelli e tolto il cellulare», dice preoccupato al Corriere il fratello della donna, Marco, atterrato sull’isola giovedì scorso.

«All’inizio con il suo consueto ottimismo Francesca pensava che si trattasse di un fermo. Invece l’hanno incarcerata». L’accusa è pesante: riciclaggio di denaro. «È assurdo, li vogliono incastrare. Per questo capo d’accusa a Zanzibar non è previsto il rilascio su cauzione».

A metterli nei guai sarebbero stati i loro ex soci, un’altra coppia, Giovanni Viale e la moglie Isabella, entrambi italiani, originari di Bassano del Grappa, che dopo aver venduto l’azienda di famiglia si sono trasferiti in Tanzania dove hanno fondato una Ong. «Si sono conosciuti anni fa a Zanzibar. Una volta appreso del sogno di Francesca di trasformare la loro casa in un resort si sono proposti come finanziatori del progetto. Solo che dopo qualche anno hanno iniziato a fare manovre strane, per estromettere Simon e mia sorella dalla società. Hanno intentato tre cause civili contro di loro, tutte perse. E ora sono tornati all’attacco passando al penale».

All’origine del contenzioso la distribuzione degli utili. Pare che nei primi tre anni quando la gestione era affidata ai Viale, Francesca e marito non vedessero soldi. E lo stesso sia successo in seguito a parti invertite. L’ultima sentenza civile stabiliva di liquidare i Viale che però non hanno accettato l’importo, ritenuto troppo basso.

«Ora la giustizia penale farà il suo corso, vengono accusati di reati finanziari per i quali si rischiano 20 anni di carcere — dice al Corriere Stefano Toscano, console a Zanzibar —. Il nostro obiettivo è ottenere quanto prima i domiciliari».

Finora è stato difficile persino ottenere il permesso di visita. «Non ci permettono di vederli, ho potuto incontrarli soltanto una volta per pochi minuti al mio arrivo. Soprattutto Simon è in una situazione igienico-sanitaria preoccupante» riferisce Marco da questa acerba democrazia, per quanto recentemente rafforzata dalla presidente Samia Suluhu Hassan, che ha preso le distanze dal modello autocratico del predecessore.

Rifiutata finora anche la richiesta di visita consolare avanzata dall’ambasciatore Marco Lombardi da Dar es Salaam, la capitale economica della Tanzania, di cui Zanzibar è una regione semiautonoma. Il diplomatico ha tenuto alta l’attenzione sul caso e costanti rapporti con le autorità locali: è fiducioso che a breve gli venga concesso il permesso di inviare il suo braccio destro in carcere da Francesca, riferiscono fonti dalla Farnesina.

La coppia è riuscita a mettere su un volo per l’Italia il figlio Luca, di 11 anni, che ha raggiunto da solo i nonni materni. Via dall’arcipelago che Francesca chiamava «la mia casa».

17 giugno 2022 (modifica il 17 giugno 2022 | 23:07)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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