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Francesca Donato lascia la Lega: «Io No vax? Qui prevale la linea di Giorgetti»

Francesca Donato, eurodeputata leghista che rifiuta l’appellativo di No vax (ma non perde occasione per mettere in dubbio l’efficacia dei vaccini) ha annunciato ai colleghi l’addio al partito: «Non posso più stare in un partito che sostiene Draghi. In tanti come me, possibile una scissione»

A lunedì sera le cose stavano così: «Ha anticipato l’addio ai colleghi». Francesca Donato, europarlamentare leghista, ha poi confermato questa mattina sul suo blog il divorzio dalla Lega: «Rimarrò fuori da altre collocazioni partitiche per poter svolgere nella massima indipendenza e sotto la mia personale responsabilità il mio ruolo politico in difesa della minoranza degli italiani oggi etichettati come No vax».

Pur non accettando per lei l’appellativo di No vax, da mesi Donato non ha perso occasione per mettere in dubbio l’efficacia dei vaccini: nei giorni scorsi era stata al centro di roventi polemiche per una frase con cui, in un tweet, aveva definito «una barzelletta» le affermazioni pro-vax della figlia di Leonardo Ditta, un medico morto di Covid nonostante fosse stato vaccinato. (Donato si era poi scusata, definendo la polemica nata dalle sue parole «pretestuosa»: «Non intendevo affatto offendere né la figlia del medico morto, né la sua famiglia», aveva detto, chiarendo che, a suo parere, «siamo immersi in un clima di odio e propaganda a senso unico».

Dopo aver annunciato uno stop dell’attività su Twitter, dopo aver criticato con toni sempre più pesanti la stessa Lega, ha fatto sapere ai vicini che la sua strada con il partito è finita. Diversamente da alcune previsioni leghiste, non pare che approderà al gruppo di FdI. Ma bisognerà attendere l’annuncio ufficiale. Ancora sul suo blog, ha scritto:«La mia scelta è maturata dopo mesi in cui i valori in cui credo fermamente, quelli dell’uguaglianza, della libertà individuale e della dignità umana, sono stati sempre più calpestati dai provvedimenti presi dal governo Draghi, di cui la Lega fa parte»

Ancora prima, in una intervista con «La Repubblica», Donato ha definito la sua scelta di lasciare il partito «lunga e sofferta. Ho parlato puntualmente con Salvini del mio disagio, ma il segretario si trova in una posizione delicata. Rappresenta un partito con diverse anime, ma c’è una prevalenza della linea dei presidenti di Regione e dei ministri, capeggiati da Giorgetti, a favore delle scelte del governo Draghi. Il segretario ha cercato di dare forza a quanti, come me, giudicano che le decisioni sul green pass siano sproporzionate e inadeguate. Se è finito in minoranza? All’interno della segreteria del partito pare che sia così». «Non pensate che le voci contrarie alla linea pro-governo, fra gli eletti, siano sono quelle di Borghi, Bagnai o Siri. C’è un forte dissenso interno che, laddove non sarà composto, non potrà che emergere: potrà verificarsi pure una scissione».

«Non mi trovo più a mio agio e tolgo tutti dall’imbarazzo», ha aggiunto Donato, «io credo nella libertà individuale e nel principio di autodeterminazione delle scelte sulla salute. Principi inderogabili che questo governo sta violando. Non posso più stare in un partito che sostiene l’esecutivo Draghi». Secondo l’europarlamentare, pertanto, per la Lega entrare nel governo Draghi «poteva anche essere una scelta sostenibile, se fossero state poste delle condizioni chiare per la nostra permanenza nell’esecutivo» ma «non sono state poste. E molte scelte del governo e del suo presidente non sono state condivise dalla base elettorale», conclude Donato, secondo la quale «una componente della nostra base si fida del partito senza se e senza ma, c’è magari chi ritiene pure corretto il percorso intrapreso, ma una grossa fetta di persone non apprezza affatto questa Lega di lotta che si adegua al governo».

Della linea della Lega rispetto ad alcune delle scelte compiute dal governo Draghi — in particolare sul green pass, e sulla sua obbligatorietà — parla oggi, in una intervista al Corriere, Massimiliano Fedriga, governatore leghista del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni. «Qual è la posizione vera della Lega? Quella che è stata indicata nel documento firmato congiuntamente dai governatori e dal segretario», spiega. «Salvini ha cercato un equilibrio, sforzandosi di ascoltare anche le posizioni di chi non è convinto dei vaccini. Ora bisogna evitare guerre per bande. Chi ha compiti di responsabilità deve aiutare il Paese a rialzarsi».

21 settembre 2021 (modifica il 21 settembre 2021 | 09:51)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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