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Formula 1: che i motori firmati Red Bull siano il futuro?

Formula 1: che i motori firmati Red Bull siano il futuro?

Fa discutere il congelamento dello sviluppo dei motori F.1 fino al 2025, ultimo anno di questa formula ibrida introdotta nel 2014. Grazie a questo fermo, Red Bull è riuscita a convincere la Honda a restare come partner, anche se non in forma ufficiale e questo garantirà uno schieramento di partenza con almeno 20 monoposto in griglia. I puristi storcono il naso di fronte alla mancanza di sviluppo, ma i realisti oppongono lo stato di necessità: i costi sono già elevati adesso e in un mercato in crisi, sia di vendite auto, sia di appeal della stessa F.1, andare a spendere più soldi solo per avere qualche cavallo in più, appare inutile. Logico e doveroso, quindi, mettere un punto fermo allo sviluppo dei propulsori, anche se l’esperienza del passato insegna che un modo per dare un aiuto a qualcuno, lo si trova sempre.

E’ una F.1 che deve fare i conti con un mondo che è cambiato e che non può più permettersi certe cose. Negli anni 90, per quanto le corse fossero spesso e volentieri noiose, con sfilate di auto e distacchi da calendario (a volte fra il primo e il secondo in griglia c’erano oltre un secondo e tre di distacco, lo stesso che oggi raccoglie le prime 7 file dello schieramento, tanto per ricordare) c’era però un vantaggio: la variabilità. Il regolamento prevedeva solo motori aspirati, con un limite di cilindrata. In pista c’erano motori a 8, 10 e 12 cilindri, costruttori come Ferrari e Ford Cosworth, la vera ossatura della F.1 come vedremo in seguito, videro arrivare altri costruttori: Honda, Renault, Yamaha, Peugeot, Lamborghini, Motori Moderni Subaru, tanto per citare grandi e piccoli, e ognuno con un frazionamento diverso.

Chi aveva gli 8 cilindri come la Tyrrell, poteva contare su una vettura più leggera nelle prime fasi di gara, visto che non c’erano i rifornimenti. Chi aveva i 10 cilindri passava poi ai 12, come il caso della Honda con la McLaren, oppure restava fedele al 10 cilindri come Renault. Ogni gara aveva uno spunto tecnico, una pista favorevole a una soluzione o a un’altra. Alla fine vinceva sempre quello che aveva il miglior compromesso, vedi McLaren o Williams, i distacchi erano abissali (il terzo al traguardo spesso doppiato) ma si parlava di F.1, c’era interesse, personaggi, varietà di storie da raccontare. E la TV in chiaro aiutava: in Italia i 10 milioni di ascolto erano lo standard fino al 2005. L’adozione di gomme diverse, ricordiamo Pirelli e Goodyear, Bridgestone e Michelin fino a metà degli anni 2000, portavano quella variabile in più che poteva modificare le cose.

Ma il vero successo della F.1, con 36 macchine iscritte, prequalifiche ed eliminazioni, lo si deve a una sola componente: il motore Ford Cosworth V8. Enzo Ferrari chiamava questi team “i garagisti”, perché compravano sul mercato il solito motore, il cambio della Hewland, i freni Girling, quattro gomme Goodyear (o Firestone), i radiatori in alluminio della Golf GT(che spesso venivano…rubate e cannibalizzate per usare questi pezzi) e con un minimo di spesa ci si presentava in pista. Congelare i motori adesso significa che oltre a Ferrari, Mercedes, Renault e Honda non c’è nessun altro in grado di sopperire con i motori per dare la possibilità a nuovi team di partecipare. E senza motori validi, vista la complessità di quelli attuali, impossibile pensare a nuovi arrivi.

E questa situazione ha portato a un compromesso, ovvero bloccare lo sviluppo, mantenere lo status quo e pensare al futuro. Un futuro in cui manca un motorista per tutti, come era la Cosworth, un cambista per tutti e consentire di creare un team, permettendo magari a squadre di F.2, di fare il salto come invece accadeva in passato. Lo fecero tutti, o quasi: Minardi, Coloni, Ligier, Larrousse e tanti altri ancora. I tempi sono cambiati, lasciare certe libertà di scelta (motori, cambi, gomme) diventa un suicidio economico, per cui rassegnarsi a una formula monotematica con tante limitazioni, è forse l’unico modo per farla sopravvivere e poi, dal 2025 si vedrà in che direzione andare…E qui interviene un ultimo appunto: che Red Bull abbia deciso di fare i motori in proprio, usando tecnologia Honda, potrebbe essere proprio quel punto di ritorno al passato in cui la Cosworth rappresentava un approdo sicuro. Che l’approdo sicuro di domani siano i motori firmati Red Bull? Potrebbe essere, visto che da costo sicuro, la produzione di propulsori per la F.1 potrebbe diventare fonte di introito…

Fonte: automoto.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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