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Flying Spur Mulliner, la Bentley oltre ogni lusso

ROMA – I momenti memorabili durano poco per definizione ma disponendo dei 256.000 euro richiesti da Bentley per immergersi nelle sfarzose atmosfere della Flying Spur Mulliner, l’attimo sfuggente diventa condizione perpetua.

Nell’esclusivo linguaggio della casa di Crewe, la divisione Mulliner è associata agli allestimenti di massimo pregio e l’esemplare color avorio utilizzato per questa prova di oltre mille chilometri dall’Antica Corte Pallavicina nel Polesine Parmense fino al cuore storico di Roma, è una monumentale opera industriale, ingegneristica ed artigiana, destinata ad occupare il piano nobile degli annali automobilistici per decenni a venire. Il modello è infatti speciale in ogni sua nicchia, comparto o prospettiva e se confrontato con l’alto di gamma delle berline dei marchi premium di simili dimensioni (quindi abbondantemente sopra i cinque metri), cura dei dettagli, qualità materica e presenza scenica sono di categoria inconfutabilmente superiore.

Posteggiata sul letto di foglie dorate che adornano viali e giardini della trecentesca dogana sul Po inserita nel circuito Les Collectionneurs di Alain Ducasse, la Flying Spur V8 è non a caso oggetto di continui scrutini da parte della ricercata clientela (che annovera personalità come Carlo d’Inghilterra, Robert De Niro, Alberto di Monaco) ed il senso di stupore ed ammirazione, è acuito alla potenza quando l’abitacolo si concede agli occhi. All’apertura delle quattro porte – naturalmente a chiusura automatica e rivestite come ogni centimetro della cabina da morbidissima pelle burgundy con oltre 400.000 impunture – dagli interni fuoriesce lo stesso profumo che si avverte entrando nelle secolari pelletterie fiorentine. Le trame diamantate, ricoprono i quattro sedili lounge formando rilievi in 3D sulle portiere mentre i metalli preziosi attorno ai comandi, hanno smerigliature da orologi di gioielleria. Al tocco di un pulsante lo schermo touch ruota rivelando tre contatori circolari su legno laccato piano black. La medesima superfice, a sua volta solcata da linee cromate, unisce le due estremità della plancia ed ogni elemento sfiorato, accarezzato od impugnato, è emblematico di un sopraffino lavoro manuale.

Altra perla rara sono i tappetini in vello d’agnello alti almeno tre dita che ricoprono anche il pedale dell’acceleratore perché dentro una Bentley, ci si deve sentire come protetti da una soffice bolla in cui ogni materiale o lavorazione, è pensata per soddisfare le aspettative inerenti a lusso, unicità e confort da parte di avventori abituati solo al meglio del meglio. I superlativi si estendono quindi anche al rigore degli assemblaggi, agli ornamenti dei fanali ed al 4.0 V8 biturbo con 880nm di coppia e 550 cavalli dall’erogazione possente, incredibilmente rotonda e sempre aristocratica. Da fermi si raggiungono i 100 orari in 4 secondi ma dall’abitacolo, non si avverte alcun senso di urgenza. Anzi; per motivi difficili da spiegare, la Flying Spur ha la capacità di rallentare lo scorrere del paesaggio persino ad andature elevate e nelle lunghe strade tra le nebbie del Grande Fiume, si procede come sospesi e coccolati da uno straordinario effetto culla dal moto longitudinale.

In generale, non si odono suoni né si avvertono frizioni e guidando su buche e dossi, il corpo non avverte nulla ciò che gli occhi hanno appena osservato. Le prime impressioni dal percorso di collegamento tra il Castello di San Pietro in Cerro ed il Labirinto delle Masone, sono quindi scandite da uno stato di rimozione assoluto dagli agenti esterni che proseguirà, con ancor più magnificenza e fascino, nei settecento successivi chilometri di A1 fino alla capitale.

Anche nel contesto autostradale – dove a 130 orari il motore si posiziona a 1500 giri – sembra quasi di non essere a contatto con l’asfalto e gli unici flebili suoni, provengono dal fruscio dell’aria sugli specchietti. Le tecnologie di bordo (del gruppo VW ma con grafiche personalizzate da Bentley) hanno logiche intuitive, immagini nitide e processi di selezione sia fisici che a sfioro. Di conseguenza usufruire dell’alta fedeltà Naim e delle tante amenità di bordo dalle luci ambiente ai sette programmi di massaggio con cinque diverse intensità, è semplice ed immediato.

Tra i tanti divertissement c’è addirittura la possibilità di regolare la temperatura del frigo riposto tra i sedili posteriori, di oscurare buona parte della cabina con tendine automatizzate per la cristalleria e con drappi di velluto per i due tettucci apribili trasparenti e, dulcis in fondo, di alzare oppure nascondere il “Flying B” posizionato sull’estremità del cofano; intramontabile simbolo di grandeur automobilistica sin dal 1919.   

Fonte: repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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