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Fisco, con il nuovo catasto scatterà la caccia alle case fantasma

I punti chiave

3′ di lettura

L’ennesimo restyling al testo della delega fiscale, sulla base dell’accordo di maggioranza che ha rimesso in carreggiata la riforma che si era arenata in commissione Finanze della Camera, ha tutti i contorni di un compromesso. Il nuovo catasto, se mai vedrà la luce, scatterà nel 2026 e non avrà grandi novità. Non avrà legami con l’andamento dei prezzi di mercato mentre consentirà solo di consultare dall’archivio del singolo immobile i valori dell’osservatorio del mercato immobiliare (Omi) che fotografano i prezzi divisi per zone, ma con un’ampia forchetta tra un minimo e un massimo, impossibili da utilizzare ai fini fiscali per adeguare la tassazione. Sembra tramontata poi l’ipotesi di un archivio basato sui metri quadrati, più aderente alla realtà del vecchio criterio dei vani catastali.

Caccia alle case fantasma

Di certo arriverà invece una rinnovata caccia alle “case fantasma”, con una semplificazione delle comunicazioni e dell’uso di questi strumenti ai fini dei controlli sul territorio da parte degli enti locali. Con una promessa: il maggior gettito scovato dall’evasione potrà essere utilizzato per abbattere il prelievo sugli immobili “regolari” dello stesso comune.

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Cade il riferimento esplicito al valore patrimoniale

Il testo dell’accordo sul nuovo catasto è dunque sfumato, come tutte le norme che realizzano una mediazione. È stato definito ma solo la prossima settimana sarà inserito nel provvedimento della delega ora all’esame della commissione, che per diventare operativa necessiterà di un decreto legislativo che, insegna la storia del passato, non sempre è poi stato adottato. La previsione è comunque che le attuali informazioni del catasto saranno “integrate” con l’obiettivo di rendere disponibili nuove informazioni a partire dal primo gennaio 2026 e «non possano essere utilizzate per la determinazione della base imponibili dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali». Come dire, le tasse non si toccano e, per usare il linguaggio più politico, non si passa da un regime “catastale” ad un “patrimoniale” basato su valori reali.

I criteri della rendita

Agli attuali valori verrà affiancata un’ulteriore rendita. Che «potrà tener conto» e solo «ove necessario» di tre criteri. Di fatto si terrà conto di zone territoriali omogenee all’interno di uno stesso territorio comunale, un’operazione già realizzata in alcuni comuni con la revisione delle cosiddette “zone censuarie”.

La rideterminazione dell’uso catastale

Sarà possibile poi una rideterminazione d’uso catastale distinguendo gli immobili in categorie ordinarie e speciali: questo potrebbe portare al superamento delle attuali categorie A1, A2, A3…che indicano le diverse tipologie (signorile, civile, economica) degli immobili, dividendo in due macro gruppi: gli immobili abitativi e quelli industriali-commerciali. Leggendo in controluce potrebbe sparire, in questi ulteriori valori catastali, la definizione di immobile di lusso.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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