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Finisce l’era dell’odio. E il Cavaliere diventa l’antidoto ai populismi nati dal giustizialismo

Il miglior regalo di compleanno di Silvio Berlusconi, al quale auguriamo molti anni di felice vita, è quello di vedersi riconoscere giorno dopo giorno, evento dopo evento, di aver avuto ragione e per di più una ragione democratica, calma, costruttiva e mai gravata da pesantezze ideologiche.

I fatti sono sotto i nostri occhi ormai da mesi: i giudici che confessano di sapere come fossero stati confezionati i processi per distruggerlo, il presidente Prodi che lealmente riconosce di essersi sbagliato quando disapprovava il cancelliere tedesco Kohl che voleva Forza Italia fra i popolari europei, la sentenza sull’inesistente trattativa Stato-mafia che ha assolto Marcello dell’Utri il quale costituiva un bersaglio proprio perché era un uomo vicino a lui ed è evidente che ne Paese anche dal punto di vista mediatico si sono spente le torce, specialmente quelle del dileggio e della demonizzazione. Uno dei comici che all’epoca fecero più furore usando come combustibile l’antiberlusconismo, Paolo Rossi, ha detto di non conservare un buon ricordo di quella stagione satirica di palate di fango.

Trent’anni. È stata la Guerra dei trent’anni che ha devastato l’Italia come una guerra civile mentale, come una guerra psichiatrica, come un bipolarismo maniaco-depressivo che ha travolto le intelligenze e calpestato le norme più elementari del rispetto umano e non parliamo di quello politico. Eppure, quest’uomo che oggi compie gli anni ritirato nella sua bella casa da cui manda articoli, dichiarazioni e commenti, non è mai stato un estremista, ma semmai l’oppositore di ogni estremismo. È stato, si può e si deve dire, il campione della borghesia italiana e al tempo stesso un progressista che gli ex comunisti di oggi se lo sognano.

Due fatti, giusto per ricordare a chi non c’era o era troppo giovane: hanno cercato con le unghie e coi denti, quando produceva la sua televisione, di diffondere il segnale sul territorio nazionale. Era una questione religiosa o ideologica urlata da una sinistra rabbiosa e irriconoscibile, non certo la sinistra delle riforme ma quella del rancore.

Berlusconi superò l’ostacolo spedendo videocassette con le metà di un programma o di un film, così come realizzò un’opera d’arte politica acrobatica che ha modificato la storia d’Italia che in troppi avevano già scritto. Lo fece realizzando un’alleanza apparentemente impossibile fra Lega Nord di Umberto Bossi e i missini di Gianfranco Fini facendo saltare il piano consistente nel portare finalmente al governo il partito comunista. Era stato lui a raccogliere dalla polvere le bandiere dei partiti liberali che avevano governato l’Italia portandola dalla catastrofe al benessere e insieme a quelle bandiere aveva mantenuto alti anche i valori fondamentali della politica democratica del mondo occidentale. Quella del liberalismo delle imprese che generano ricchezza e insieme – il primato della libertà come valore civile, seguita dall’identità cristiana di un continente che ha prodotto i principi morali universali riconosciuti nella dichiarazione dei diritti dell’uomo, della donna e del bambino.

Oggi siamo davanti a una «Grande bonaccia delle Antille» di un ripensamento globale: Berlusconi non solo non è più il diavolo, ma è gli viene riconosciuto il merito di essere sempre stato l’uomo della ragionevolezza, del compromesso alto. La grande bonaccia a nostro parere è stata annunciata da un messaggio della Corte di Strasburgo cui Berlusconi si è rivolto per chiedere giustizia. La corte a quell’appello ha risposto a sua volta con una domanda, rivolta al nostro governo: «È possibile che al cittadino Berlusconi non sia stata garantita una difesa adeguata?». Quanto avranno pesato i processi a Berlusconi nella decisione europea il non concedere un solo euro all’Italia se per prima cosa il nostro Paese non riforma radicalmente il suo sistema giudiziario?

Quasi di colpo, tutti i persecutori riconoscono un po’ distrattamente di aver avuto torto e che quell’uomo per anni descritto come il male assoluto è invece ma guarda un po’ una delle risorse dell’Europa. Ad esempio, è il miglior antidoto contro i populismi maturati dall’infezione giustizialista. E che la sua natura politica è semplicemente quella europea e normale dei liberali e dei conservatori che forniscono alla democrazia uno dei due piedi con cui camminare. La tempesta perfetta si è fermata. Non senti più un alito d’odio. Gli ex nemici ammettono che la guerra è finita. L’intero Paese sarà sollevato vedendo terminare una guerra di odio unilaterale, mentre si riconosce il merito di un vero campione della democrazia parlamentare.

E dunque, che cosa aspettano queste forze e questi leader a passare dalle parole ai fatti? L’uomo che oggi compie 85 anni è quello che di più ogni altro ha i titoli per garantire una Costituzione più volte spiegazzata nei suoi principi fondamentali.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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