Viva Italia

Informazione libera e indipendente

Febbre da padel, lo sport facile che accomuna popolo e star

Appesi al chiodo gli scarpini, infilati i gol nell’album dei ricordi, sempre più vecchie glorie del pallone, sudano e corrono a colpi di bandeja, di chiquita e di volée. È la padel mania, lo sport che “sgomita” per debuttare alle Olimpiadi parigine del ’24 e che nel frattempo conquista tutti. Non solo Francesco Totti o Demetrio Albertini, Gigi Casiraghi e Gianluca Zambrotta, Nicola Amoruso e Marco Materazzi. Ma donne, uomini, nonni e nipoti. Un boom che negli ultimi 11 mesi ha visto crescere esponenzialmente i campi dove giocare. A gennaio in tutta Italia erano 1.800 ora, 4.400. Solo 200 cinque anni fa. Un milione gli appassionati, 350mila le persone che lo praticano stabilmente. E l’ascesa non si arresta, tanto che i campi di padel stanno sostituendo quelli di calcetto. Via le porte, arrivano le sponde di vetro.

Febbre da padel, Jimmy Ghione: “È adatto a tutti, lo stesso pregio dello snowboard”

E arrivano anche i successi. Sono appena tornate in Italia le otto ragazze della Nazionale femminile che a Doha, nel Qatar, hanno vinto nei giorni scorsi il bronzo ai Mondiali. Una vittoria storica per Chiara Pappacena, Giulia Sussarello e le altre “perché questo è uno sport dove da sempre Argentina e Spagna sono le più forti. Per le nostre azzurre è un grande successo”, dice orgoglioso Luigi Carraro, presidente della Fip, la Federazione internazionale padel. Ma la sfida ora è un’altra: Parigi “Stiamo lavorando, fianco a fianco, con gli altri Paesi del comitato Olimpico, per prendere parte ai Giochi. Speriamo di farcela. All’incasso per ora ci sono gli Europei di Cracovia”.

Anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, è un appassionato della “padella” (così viene anche chiamata la racchetta che può essere in carbonio, ma anche in gomma). Il successo di questo sport? “È facile da organizzare, è divertente e spinge alla socialità”, racconta il numero uno del Coni che ci tiene a ricordare come il Canottieri Aniene, il circolo romano di cui è presidente onorario, abbia fatto da apripista. “Cominciando così l’epopea di un gioco in continua ascesa”.

Chat bollenti per organizzare, chiacchiere negli spogliatoi, birrettina e pizza se si gioca la sera. Il prima e il dopo del padel sembra davvero aver preso il posto di quel rito, che sembrava intramontabile, della partitella di calcetto. Ma non è solo una questione di moda. Di mezzo c’è anche il business. Gestire i campi è molto redditizio. A dare un po’ di cifre è l’azienda “Italian padel”, di Claudio Galuppini. Trentacinquemila metri quadrati nel bresciano dove si sfornano le strutture per giocare: 1600 vendute in tutto il mondo, a cominciare dal 2016. Anno in cui l’azienda, che produceva cancelli e recinzioni, si è riconvertita. “Un campo di qualità a norma con vetri stratificati va dai 45 mila euro in su – raccontano – ma la spesa viene ammortizzata in poco tempo”. I match durano un’ora e mezza. Il costo dell’affitto del campo varia: 40 euro se è outdoor, 60 se indoor. E si gioca sempre: dalla mattina presto alla sera tardi. Facendo due conti: 6.000 euro di guadagno al mese. “È chiaro che club e circoli sportivi – dice Carraro – si sono buttati a pesce”.
Ma schizza all’insù anche il lavoro degli ortopedici. “Dopo ogni weekend ho lo studio pieno di gente con dolore alla spalla, e i romboidi a pezzi”, racconta Giovanni Di Giacomo, responsabile del Medical service Atp. Questo perché “nel padel non ci sono gesti fluidi come a tennis: sono rapidi e spesso scoordinati. A quel punto la soluzione è mettersi in mano a un bravo fisioterapista”. E fine della partita.

Fonte: repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *