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Faida tra le gang di «Simba La Rue» e «Baby Touché»: nove arresti tra Como, Lecco e Bergamo

di Andrea Galli

Operazione dei carabinieri di Milano. Gli agguati trasformati in tempo reale in cronaca sui profili Internet. La storia di Sara: seduceva i rivali per far organizzare attacchi dai complici. «Siamo in guerra»

Tra palestre di boxe e bar di paese, tra sconfinamenti a Milano per i pestaggi e i sequestri di persona contro la banda rivale, in questa Padania infelix dei nostri giorni, e valga quale esempio la recente catena di eventi in provincia di Varese – mamme in coda nei boschi per la droga, ‘ndranghetisti che innescano suicidi di povericristi, uomini soli improvvisatisi killer che seminano terrore –, ecco, i giovani, o almeno i ventenni protagonisti di quest’inchiesta, altro non vivono che il presente. Quanto successo ieri lo ignorano, di quanto accadrà domani nulla gli frega. Il presente, soltanto quello. Ma attenzione: un presente in tempo reale, con le «storie» depositate sui social a cominciare da Instagram. Fare e soprattutto farsi vedere. Far male e farsene un vanto dinanzi al pubblico adorante.

Nelle «carte» dell’operazione del Comando provinciale di Milano dei carabinieri, un’operazione con le nove complessive catture estese a mezza Lombardia, risalta la voglia di contemporaneità degli indagati: l’immediato pensiero, anche in circostanze comunque problematiche e rischiose quale un rapimento, era la celerità dell’azione affinché tutto venisse fotografato/filmato, e immesso sui canali social. In un processo, ha scritto nell’ordinanza il gip Guido Salvini, appunto di «spettacolarizzazione», girando «di fatto dei film da chi vi partecipa», e volendo ottenere l’entusiastica adesione di commenti e like.

L’insofferenza di provincia

Da una parte la gang con a capo Mohamed Lamine Saida; dall’altra quella con Amine Mohamed Amagour, vittima di un agguato del quale parleremo; una gang denominatasi «Simba La Rue», l’altra «Baby Touchè»; ed entrambe basate sulla musica hip hop e i trapper
, affollate di giovani nordafricani di seconda generazione lungo rivoli purtroppo noti, ciclici, di presa di distanza rispetto ai propri genitori sovente sgobboni, perbene, rispettosi delle regole, e al contempo di non riuscita integrazione. Se l’asse emarginazione-devianza è spesso una semplificazione mediatica, qui però c’è l’oggettiva ricerca del crimine quale mossa per affermarsi, la gang quale ragione d’esistere stando con coetanei che possono capirti. E certo non è un caso, non per risparmiare Milano ma dovendo narrare la realtà, che i catturati (quattro italiani e cinque stranieri) vivano a Lecco, Garlate, Verderio, Merone… Ricca, produttiva, inquieta provincia lombarda che finge di non vedere.

Le spade di periferia

Dovendo estrapolare episodi simbolici, certo c’è il sequestro ai danni di Amagour; accerchiato da una ventina di ragazzi armati perfino di spade nella periferia milanese, preso prigioniero, caricato su una Mercedes classe A, e lì sopra trattenuto per 120 minuti, un tempo infinito durante il quale, sui profili Instagram suo e degli aggressori, venivano «caricati» i video che documentavano le botte, il volto tumefatto, il sangue che colava, la paura, gli insulti, gli sputi, le minacce, le prese in giro. Ma, oltre a quest’abominio, non si possono omettere l’obbedienza e le azioni di Sara Ben Salha, vent’anni appena compiuti, casa nella Verderio sopra menzionata, neanche seimila abitanti di calma e verde. A Sara spettava il compito di sedurre i rivali, d’andare con loro a cena e far notte così da creare le migliori condizioni per una trappola: Sara custodiva, nascosti dai lunghi capelli, degli auricolari sempre aperti che captando le frasi documentavano gli spostamenti e permettevano di allestire per tempo gli attacchi. Roba da spia, roba da navigato sbirro infiltrato. Alla domanda degli inquirenti sul perché del gesto, Sara ha risposto che tanto l’aveva già fatto in precedenza. Dov’è il problema?

«Zona di guerra»

Premessa la facilità con la quale i ragazzi rendevano pubbliche le gesta malavitose, non si pensi a indagini agevoli. Il che introduce il tema dell’obbligato aggiornamento investigativo per i carabinieri come per i poliziotti, peraltro decisivi, a Lecco come a Varese, poiché hanno captato delle situazioni da monitorare e hanno acquisito i primi indizi: ma dicevamo, unitamente alle intercettazioni che si confermano bussola fondamentale, bisogna star dietro alla velocità galattica delle comunicazioni, anche criptate, sui cellulari; bisogna anticipare mosse stabilite d’improvviso, questioni di secondi, attraverso i medesimi telefoni. L’inchiesta, che ha avuto come incipit il lavoro della Compagnia Duomo dei carabinieri, poggia su un altro fatto oltre al sequestro: la rissa successiva al furto di un cellulare nella zona milanese dei locali di Porta Venezia, in via Panfilo Castaldi angolo Settala, che parecchi commercianti della zona avevano voluto derubricare a banale contesa tra ragazzi ubriachi. Forse ignoravano, o forse sapevano ma volevano tirar dritto ragionando unicamente sugli incassi post-pandemia. Eppure c’erano stati calci, pugni, coltellate. Un puro caso che nessuno fosse morto ammazzato. E infatti, successiva conversazione ascoltata dagli inquirenti: «Comunque a Milano, se dobbiamo girare, stiamo attenti perché adesso siamo entrati in una zona di guerra». Dopodiché, sono risultati irrisori i tentativi dei ragazzi di depistare le forze dell’ordine, essendo riusciti i carabinieri a risalire a monte di un conflitto permanente, sorto nel 2021 e via via progredito. La tornata di arresti lascerà il segno, ma resta da vedere il comportamento di eventuali adepti. Citando ancora il gip Salvini, «gli odierni indagati vivono una totale astrazione dalla realtà, che impedisce loro di percepire il disvalore e il peso delle azioni criminose poste in essere; questa continua sfida ad alzare sempre la posta in gioco, le continue e improvvise ritorsioni, sono ormai fortemente pericolose per la sicurezza pubblica». Soprattutto, «sussiste la forte percezione che gli indagati vogliano perseverare in questa dinamica di giustizia privata» che la musica aiuta a veicolare. La musica diviene sottofondo, inno, suono d’appartenenza delinquenziale sociale e social.

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29 luglio 2022 (modifica il 29 luglio 2022 | 08:18)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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