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F1, Gp Ungheria: ho perso le parole, ma i fatti parlano. E non si vogliono ammettere gli errori

Ligabue cantava: “Ho perso le parole”… e in effetti, anche io, dopo anni di critiche e commenti sull’operato di Binotto e Rueda, le ho proprio perse, finite. Sono stato accusato di essere ripetitivo, di essermi accanito con loro, di volerli criticare a tutti i costi, anche quando non era necessario. Va bene, ora taccio, non so più cosa aggiungere, non riesco neanche più a trovare le motivazioni giuste, ho perso veramente le parole… ma parlano però i fatti.

Fatti di una gravità che raggiungono dei livelli assoluti quando non si vogliono ammettere neanche gli errori commessi. Si tenta di difendere l’indifendibile e di nascondere le proprie responsabilità. Se non si ammettono gli errori, come si può imparare da essi quando non vengono neanche riconosciuti? Si è arrivati ad assistere a un Binotto che ai microfoni di Sky affermava che il problema in Ungheria fosse nella vettura: “non ha funzionato”, non nella strategia.

Leclerc poco prima agli stessi microfoni invece andava dichiarando: “la macchina andava sia nel primo che nel secondo stint” e che avesse smesso di funzionare a causa delle gomme dure montate quando lui era, ricordiamolo, saldamente in testa alla gara e stava ottenendo tempi costantemente migliori di tutti coloro in pista in quel momento. Tanto perché la macchina non stava funzionando!

E’ morta, credo, la dignità. La dignità di saper almeno dire la verità che appare chiara agli occhi pure dei meno esperti. Come recuperare la dignità persa? Dimettendosi o facendo dimettere chi, alla guida di una squadra gloriosa come la Ferrari, in tutti questi anni non ha raccolto nulla se non figuracce e disastri.

Vorrei ricordare che la squadra quando passò dalla guida di Arrivabene a quella di Binotto combatteva per il mondiale contro la Mercedes, anni 2017 e 2018. Sotto il comando di Binotto nel 2019 scoppiò lo scandalo mai chiarito e segregato riguardo il recupero energetico del motore Ferrari. Sono seguite poi due stagioni da inferno, 2020 e 2021 e questa (2022) che doveva essere la stagione della rinascita sta diventando invece un’annata imbarazzante dal punto di vista gestionale.

Quando, dopo anni, si dispone finalmente di una macchina così competitiva, viene gestite dal muretto in modo così strategicamente fallimentare? E i piloti? Nel momento in cui finalmente si può puntare al mondiale con uno di loro si arriva alla dodicesima gara della stagione senza ancora saper indicare chi sia la prima guida? Che la pausa estiva ci porti una buona notizia, che quanto accaduto faccia muovere i vertici Ferrari e che quella emoticon dalla faccia arrabbiata comparsa su un tweet di Lapo Elkann, fratello dell’attuale Presidente Ferrari, sia il preludio di quanto dovrebbe accadere ben presto per il bene del cavallino.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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