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Emilia Romagna, tamponi salivari per 13 mila studenti. Sambri avverte: “Attenti ai falsi negativi”

I tamponi salivari? Più facile chiederli, come avviene ormai ogni giorno, che usarli nel concreto. In queste settimane si partirà con i controlli a campione sulla scuola, 13 mila studenti (volontari) in regione verranno esaminati grazie ai test che promettono di scovare il coronavirus nella saliva. Il microbiologo Vittorio Sambri, candidato con il Pd alle prossime elezioni comunali, è tra gli esperti che seguirà il progetto voluto a livello nazionale dal Cts. E avverte: «Questi test sono meno sensibili di quelli nasali. Serve la quantità giusta di saliva, per cui dovremo dare istruzioni precise alle famiglie. Dovremo fare una campagna per convincere il più possibile le persone ad aderire. E i risultati vanno presi con molta attenzione».

Come si partirà nelle scuole, professore?

«Si tratta di testare 13 mila studenti al mese, per due mesi, nelle scuole selezionate. Bisognerà far sì che i genitori aderiscano e dare alle famiglie istruzioni precise su come questa cosa deve essere fatta».

Un passo indietro: come sono fatti i test salivari che verranno impiegati?

«Si tratta di una specie di tampone che in fondo ha una spugnetta. Va tenuto in bocca per 60 secondi e poi va messo in una provetta. Si tratta di un test molecolare, non rapido, dunque il risultato del campione verrà analizzato in laboratorio».

Sembra semplice.

«Non lo è per diversi motivi. Il primo: bisogna raccogliere saliva nella quantità giusta e in modo corretto. Meno tieni il tampone in bocca, meno saliva raccogli: per fare i test serve una quantità determinante. Secondo punto: la spugnetta in fondo non si deve rovinare durante l’esecuzione del test. Non va masticata, altrimenti durante gli esami in laboratorio si sbriciola. E ancora: se su 13 mila studenti ipotizziamo un’adesione dell’80%, scendiamo a spanne a 10 mila. Supponiamo che solo otto campioni su dieci siano utilizzabili, per i motivi che abbiamo visto: scendiamo a 8 mila test. Insomma, è tutto fuorché semplice».

Ma questi test sono affidabili?

«La saliva può essere considerata un’alternativa alle secrezioni nasali per le diagnosi Covid ma non ha la stessa sensibilità, non è lo strumento ottimale. Con i tamponi nasali sarei sicuro di come circola il virus. Così lo sono meno, viene fuori una fotografia dai contorni che puoi far fatica a capire. La saliva è drammaticamente variabile».

E dunque cosa si aspetta dai risultati dello screening?

«I risultati vanno presi con molta attenzione, perché sono ottenuti con campioni che hanno una sensibilità più bassa».

I rischi quali sono?

«Di avere falsi negativi. Si può trovare una circolazione virale sottostimata, ma questo è un rischio che conosciamo tutti».

La saliva è meno sensibile, serve la quantità giusta, bisogna fare attenzione a non rovinare il tampone. Resta un quarto problema: l’adesione.

«Si farà una campagna, cercheremo di convincere il più possibile le persone. Tra l’altro, sono i genitori adesso che chiedono i test salivari, e da quello che ho capito sono loro che dovrebbero occuparsi del prelievo. Se vogliamo partire con l’inizio della scuola, ciò che il Cts ha fortemente consigliato, dobbiamo capire la fase pre-analitica. Bisogna costruire bene questa cosa, dare istruzioni precise su come deve essere fatta».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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