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Elon Musk compra Twitter, operazione da 44 miliardi – Economia

Twitter dice ‘sì’ a Elon Musk. In un radicale voltafaccia il consiglio di amministrazione della società che cinguetta accetta l’offerta dal valore di 44 miliardi di dollari del patron di Tesla, in quello che è uno dei maggiore leverage buyout, acquisto anche attraverso il debito, di una società quotata.

Con l’accordo atteso chiudersi entro il 2022, Twitter si appresta a lasciare Wall Street e diventare un società privata interamente controllata dal miliardario visionario. 

In sole 24 ore, Musk, la scorsa settimana aveva annunciato un utile record per Tesla, rivelato di essersi assicurato i finanziamenti per rilevare Twitter e trovato tempo per promuovere con una serie di cinguettii la sua Space X.

Alle giornate già piene di Elon Musk si aggiunge ora l’avventura di Twitter. Nell’ultimo decennio Musk è diventato l’uomo più ricco del mondo con le sue scommesse e lo ha fatto ricoprendo contemporaneamente più incarichi, fra i quali il numero uno di Tesla e di Space X.

Nel ‘tempo libero’ ha lanciato start up e intrattenuto i suoi milioni di follower su Twitter. Musk ora ha anche la società che cinguetta nel suo impero, suscitando la curiosità degli osservatori che si chiedono come riuscirà a bilanciare tutti i suoi innumerevoli impegni.

“Non mi piace il management, e non mi piace essere il boss di nessuno”, ha detto il patron di Tesla la scorsa estate. “Ma ci sono alcune cose importanti che vanno raggiunte e che sono importanti per il futuro del mondo, e quindi qualche volta – aveva ammesso – devo fare il boss”.

Twitter dice si’ a Elon Musk

LE REAZIONI DI CINA E DORSEY 

Il creatore di Twitter Jack Dorsey si è schierato con Elon Musk. Il fondatore della piattaforma social ha chiamato la scorsa notte il patron di Tesla esprimendogli il suo appoggio: il piano di Musk per la piattaforma è “giusto, ci credo con tutto il cuore. Toglierla da Wall Street è il primo passo giusto. Elon è la soluzione singolare in cui credo”.

Intanto, la Cina respinge le speculazioni secondo cui Pechino potrebbe esercitare un’influenza su Twitter dopo che Elon Musk ha raggiunto l’accordo per il suo acquisto al prezzo di 44 miliardi di dollari.

“Ho notato che state tirando a indovinare”, ha replicato il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, a una domanda diretta, aggiungendo che “non ci sono basi fattuali”. I presunti condizionamenti sui contenuti sono legati alla dipendenza di Tesla, guidata da Musk, dall’impianto di Shanghai e dai fornitori locali. Circa la metà delle auto elettriche vendute da Tesla a livello globale nel 2022 sono state prodotte a Shanghai.

LA PIATTAFORMA E LE SPERANZE DEI REPUBBLICANI AMERICANI

Molti repubblicani sperano di poter ritrovare presto Donald Trump, cacciato da Twitter dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio, e di poter contare su un nuovo alleato nella battaglia culturale lanciata in più Stati, e in particolare in Florida sotto la guida dell’aspirante alla Casa Bianca il governatore Ron DeSantis.

Speranze quelle dei conservatori che si infrangono però contro un muro: secondo indiscrezioni riportate da Fox, l’emittente preferita dell’ex presidente, il tycoon non tornerà su Twitter neanche con Musk al comando. Trump comunque sta già pagando un conto salato per l’esclusione daTwitter: il suo social Truth, con il suo pubblico limitato e alle prese con una fuga di manager, affonda a Wall Street e e con l’operazione rischia di scomparire. Il controllo di Twitter da parte di Musk, che si auto-definisce “assolutista della libertà di parola”, agita molti osservatori.

Lo stesso Donald Trump ha escluso un suo ritorno sulla piattaforma acquistata da Elon Musk. L’ex presidente afferma la sua intenzione di restare sul suo social Truth.  

LE PREOCCUPAZIONI LEGATE ALLA GESTIONE MASK

C’è chi teme che con il patron di Tesla al comando Twitter possa diventare una ‘arena di odio’. Altri sono convinti che la sua crociata ‘anti-censura’ non risolverà i problemi che flagellano il social da anni.

Musk non ha ancora chiarito nel dettaglio cosa farà con Twitter. Al di là di voler procedere al delisting della società, il patron di Tesla non ha ancora svelato le sue mosse limitandosi a dire che Twitter ha bisogno di essere “trasformata” e che dovrebbe basarsi su un algoritmo open-source.

A quale tipo di leadership intende ispirarsi non è chiaro, anche se negli ultimi tweet sembra lasciar trapelare che il suo modello non sarà Bill Gates. Il fondatore di Microsoft è infatti di recente finito nel mirino di Musk che lo ha preso in giro per aver scommesso contro Tesla dipingendosi allo stesso tempo paladino della lotta al cambiamento climatico.

Si interrogano sull’impatto che Musk avrà sulla società anche i dipendenti di Twitter preoccupati dalla volontà del miliardario-visionario di voler smantellare le politiche di moderazione dei contenuti e, soprattutto, di voler procedere con il delisting della società di fatto sottraendola ai riflettori pubblici e lasciando a Musk mano libera su come procedere.

L’amministratore delegato di Twitter Parag Agrawal, incontrando i dipendenti della società che cinguetta, secondo quanto riportato da Cnn, ha detto: “Non ci sono piani” di riduzione della forza lavoro al momento e non sono attesi grandi cambiamenti fino a quando l’accordo non si chiuderà in via definitiva. “Una volta che l’intesa sarà finalizzata sapremo in che direzione si muoverà l’azienda”, ha detto Agrawal rispondendo a chi gli chiedeva se Donald Trump sarebbe stato riammesso su Twitter. Dicendosi “ottimista” sul futuro della società Agrawal ha ammesso che “questo è un periodo di incertezza ma se lavoriamo insieme non dovremo preoccuparci della perdita di quello che rende Twitter potente, ovvero lavorare uno con l’altro ogni giorno nell’interesse dei consumatori”.

La frustrazione dei dipendenti, però, emerge chiaramente nelle chat private, dove si lamenta il silenzio dei vertici che li hanno lasciati all’oscuro.

Nonostante le molte perplessità Musk è riuscito a convincere diversi azionisti della bontà della sua offerta da 54,20 dollari per azione, un livello – ha spiegato nel corso di una girandola di incontri – che il management di Twitter da solo non riuscirà mai a raggiungere.

Con parte degli investitori dalla sua parte e soprattutto una maggiore chiarezza sui finanziamenti per l’operazione – ha raccolto 46,5 miliardi di dollari di impegni per la transazione – Musk ha ammorbidito la posizione del consiglio di amministrazione, inizialmente contrario all’acquisizione tanto da approvare una poison pill anti-scalata. I ripetuti contatti degli ultimi giorni con i componenti del cda hanno poi rimosso gli ultimi ostacoli spianando la strada all’intesa, con la quale Musk diventa un ‘barone dei social’ pronto a rivoluzionare il settore così come ha fatto con l’industria automobilistica.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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