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Elezioni a Roma, Virginia Raggi in difficoltà, la giravolta della grillina: ora vuole la tv


Pietro De Leo

Non c’è mai fine alle evoluzioni politiche. C’era una volta il Movimento 5 Stelle, che aborriva i talk televisivi, considerati la massima espressione di un universo giornalistico colluso con il potere e dunque sottoposto a logiche di condizionamento a interessi opachi eccetera eccetera. Un dogma più che un’indicazione, fissato dal guru-leader Beppe Grillo, tanto che qualcuno dei pionieri nel Movimento nelle istituzioni (do you remember Federica Salsi e Giovanni Favia?), fu espulso per aver ceduto alla tentazione di sedersi in un salotto tv.

Ora, svariati lustri dopo, accade che sia addirittura Virginia Raggi, sindaco uscente di Roma ed esponente di primo piano del Movimento, a proporre una sfida tra candidati davanti alle telecamere. “Va fatto un confronto televisivo tra i candidati a sindaco di Roma. A un mese dalla prima tornata elettorale, è inaccettabile che i cittadini non possano conoscere i programmi di chi si candida ad amministrare la città, confrontare le persone scegliere liberamente. Probabilmente – sostiene Virginia Raggi-tra i candidati c’è chi ha paura del confronto. Se così fosse, questa persona sarebbe inadatta a governare”.

Cioè, da un’epoca in cui aborrivano qualsiasi contatto con le altre forze politiche si passa ad una nuova fase in cui, al contrario, esso diventa dirimente per capire il valore di un candidato. “Per quanto mi riguarda – prosegue la Prima Cittadina-ho la forza dei miei progetti, di cinque anni di esperienza come amministratore di una città di tre milioni di abitanti. Io sono pronta, sfido gli altri candidati ad un confronto diretto in tv”. Evidentemente, il posizionamento nei sondaggi, che vede la candidata pentastellata non accedere al ballottaggio, fornisce la spinta per questa sortita. Il primo ad accettare pienamente il duello è il candidato di Azione Carlo Calenda: “sottoscrivo” verga su Facebook. Una posizione, peraltro, che l’ex ministro ribadisce a Radio Capital: “ E’ inaccettabile che i cittadini romani non possano seguire i candidati spiegare i loro programmi e capire quali saranno le azioni e le priorità. Noi lo chiediamo da tempo ma per ora nessuno degli altri candidati si è pronunciato ed è un peccato”.

Nel pomeriggio, arriva la risposta del candidato per il centrodestra Enrico Michetti: “Noi siamo sempre pronti al confronto ma io, essendo partito per ultimo, in questa fase devo incontrare la gente, i cittadini, non gli altri candidati. Poi è chiaro che ci confronteremo, a tempo debito e senza alcun problema ma io devo farmi conoscere prima dalla gente”. E spiega: ”La Raggi la conoscono tutti da 5 anni”, sottolineando che, per quanto lo riguarda, “prima non mi conosceva nessuno. Non posso andare in tv e trascurare i cittadini”.

Dunque si arricchisce l’antologia dei confronti, che in questa campagna elettorale non è andata poi benissimo, fin dalla fase di qualificazione. Lì, infatti, ci fu la scelta del centrosinistra, ben oltre l’autogoal, di tenere il dibattito tra i candidati alle primarie in un palazzo occupato in via Santa Croce in Gerusalemme, un noto bacino di illegalità più volte salito agli onori della cronaca romana. Poi ci fu il primissimo dibattito pubblico, stavolta tra candidati a Primo Cittadino. Un evento al festival dell’Architettura, culminato in uno scontro verbale tra i partecipanti verso la parte finale tanto che Michetti (sin dall’inizio auspice di un duello elettorale nel segno del fair play) ha preferito abbandonare il palco. E poi c’è stato l’appuntamento alla festa del Fatto Quotidiano, cui però si sono presentati soltanto Virginia Raggi e Roberto Gualtieri.

Anche lì, un alto livello di scontro tanto da far immaginare impossibile qualsiasi accordo tra i due nel caso (assai probabile) Gualtieri dovesse accedere al ballottaggio. Ora, invece, le telecamere aspettano.  

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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