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Ecco qual è il vero partito anti ddl Zan

Lo schema geometrico proposto dalla sinistra è alquanto banale e strumentale: da una parte lo schieramento rosso vuole apparire come unico promotore e sponsor della difesa dei diritti civili; dall’altra il centrodestra – che chiede di rispettare la presa di posizione del Vaticano – viene etichettato in malo modo. Accusato di voler impedire al Paese di fare un passo avanti. Dito puntato contro chi osa sollevare dubbi o perplessità: il testo va approvato così com’è, non sono ammesse correzioni. E dunque il dibattito sul ddl Zan è stato inquinato. Ma chi è il vero partito che, alla prova dei fatti dal punto di vista politico, rischia di far saltare seriamente il disegno di legge contro l’omotransfobia? Basta semplicemente andare a ritroso e fare la somma di chiusure e intransigenze che in queste settimane sono state sbandierate al vento.

La fermezza di Letta

A guidare il fronte dei duri e puri è Enrico Letta, che in più occasioni ha dato dimostrazione di non voler ritoccare il provvedimento originale già approvato dalla Camera. Anzi, va fatta una precisazione: il segretario del Partito democratico si era detto disponibile a ragionare su alcune modifiche subito dopo le osservazioni della Santa Sede. “Siamo pronti a guardare i nodi giuridici pur mantenendo un favore sull’impianto perché la norma è di civiltà per il nostro Paese. Il nostro è sempre stato un atteggiamento di apertura“, aveva detto. Dichiarazioni di facciata che poi non hanno trovato effettivo riscontro nei fatti.

La domanda infatti è semplice: il Pd si è dimostrato veramente disponibile a trovare un compromesso per evitare di far schiantare il ddl Zan? Lasciamo fornire la risposta alle reazioni del mondo rosso. Un esempio lampante è recente. Ieri Matteo Salvini ha chiesto a Letta un incontro per la giornata di martedì: un faccia a faccia per trovare una mediazione e scongiurare la morte del disegno di legge in Senato. Il segretario dem, che ha a cuore la tutela dei deboli e la lotta alle discriminazioni, avrà accettato la proposta di sedersi al tavolo per trovare un compromesso? Certo, come no. “Salvini non è un interlocutore affidabile per una materia come questa. È lo stesso che sta appoggiando Orban, che sta facendo una vergognosa legislazione contro tutto ciò che è diverso“, è stata la replica di Letta. Che ha così bocciato il tentativo di sintesi avanzato dal leader leghista.

Le “provocazioni” della sinistra

La strategia di Letta in fin dei conti è rimasta sempre la stessa: “Noi andremo in Parlamento e li discuteremo con chi ha voglia di discutere“. Un vero e proprio azzardo politico, così come dimostrano le parole di Alessandro Zan – primo firmatario della proposta legislativa – che si è affidato alla buona sorte: “Paura che la legge non venga approvata? Intanto, andiamo in Aula dalla commissione Giustizia e incrociamo le dita“. Ormai lo sanno tutti: al Senato i numeri sono risicatissimi. Di conseguenza il ddl Zan, soprattutto se si dovesse procedere con il voto segreto, rischia di essere affossato. Anche perché vanno considerati possibili franchi tiratori nel Partito democratico e nel Movimento 5 Stelle pronti a tradire la linea del “sì” del proprio gruppo.

La situazione di incertezza ruota attorno a tre fattori: gli articoli 1, 4 e 7. Il disegno di legge potrebbe essere approvato, salvaguardando sempre l’inasprimento delle pene per le discriminazioni, se venissero semplicemente tolti i punti critici come i riferimenti all’identità di genere e alle scuole. “Se Letta e il Pd insistono a non voler ascoltare, dialogare e trovare una soluzione, la legge è morta“, ha più volte avvertito Salvini. Che ha chiesto di sgombrare dal campo “quello che divide, i bambini, le scuole elementari“.

Letta ora è all’angolo?

Anche Matteo Renzi ha sottolineato la necessità di rivedere gli articoli 1, 4 e 7 perché – in caso contrario – il ddl Zan è destinato a schiantarsi a Palazzo Madama. Anche nel Partito democratico sembrano aver preso atto che per partorire il disegno di legge contro l’omotransfobia occorre trovare un’intesa con il centrodestra. Il leader di Italia Viva ha infatti riferito che “dentro il Pd si sono stancati dei diktat” e dunque la sensazione è che “se si fa un accordo sugli articoli 1, 4 e 7 passa in una settimana“. Ma l’ex premier ha un sospetto: “Forse il Pd vuole far bocciare la legge per poi dire che l’hanno bocciata“.

La discussione in Senato riprenderà martedì 20 luglio: nella stessa giornata, alle ore 12, è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. Vedremo se la sinistra avrà voglia di portare a casa una mediazione o con le bandierine in tasca e il megafono in mano avrà l’esclusivo interesse di accusare gli avversari, senza invece rendersi conto di aver intralciato il tutto pur di non fare un passo indietro.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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