Viva Italia

Informazione libera e indipendente

E il calcio diventa sempre meno umano

Paolo Franci

Già solo l’idea inquieta un bel po’. Perchè quella cosa superteconologica che come il baccello di ’Alien’ finisce nella pancia dell’aggeggio inventato dall’uomo – il pallone, l’oggetto più amato, desiderato, festeggiato e sacramentato della storia dell’umanità – mette molta ansia. Cioè nella palla che una volta si cuciva a mano, cuoio e spago, adesso ci mettono dentro un Imu – che non è mica l’imposta varata da Monti – e cioè l’ Inertial Measurement Unit che invia i dati alla centrale operativa video 500 volte al secondo. Per fare cosa? Beh er depotenziare ancor di più l’uomo in favore delle macchine, appropriandosi della giurisdizione più delicata e golosa del calcio: il fuorigioco.

Anzi, qui la cosa è maggiormente inquitetante. Ei il riferimento al Keanu Reeves-Neo di Matrix – film in cui uomo e macchina se le danno di santa ragione – è azzeccatissimo, anche perchè l’eroe della saga cinematografica dei fratelli Wachowski era rigorosamente vestito di nero. Come lo erano i nostri arbitri di una volta, prima che i colori fluo irrompessero in modo assai kitsch nel mondo del pallone. Cioè, al prossimo mondiale, quando Leo Messi correrà dietro al pallone, lo farà sapendo che l’anima elettronica di quella sfera starà spiando ogni suo scatto o dribbling, segnalando a una miriade di telecamere e alla Sala Var se è oppure no in fuorigico. Lui e i suoi compagni. Così come gli accade al caro Leo, se centra la traversa e la palla sbatte sulla riga. Lì pure da tempo non si sbaglia più perchè l’arbitro è stato messo in fuorigioco dall’orologino che segnala il “Goal, No Goal”. Ok, d’accordo, ma dov’è la svolta epocale se il fuorigioco soggiaceva già alla dittatura tecnologica (ed è stato un gran bene, questo, dai)? Con il chip nel pallone, non ci sarà possibilità di errore millimetrico di qualsivoglia calciatore coinvolto e, invece di 70 secondi, il techno-pallone, dal Mondiale del Qatar in poi ce lo dirà in 20 secondi. Non una banalità. Sotto traccia, però, va in scena la silenziosa guerra tra uomo e macchina. Quest’ultima, s’è presa tutto quello che conta: fuorigioco, gol, rigori, rossi e non solo. NO c’è più l’uomo e neanche il suo lato più umano: l’errore. Dice Pierluigi Collina, capo dei fischietti mondiali: “Il fuorigioco semi-automatico con la “500Hz Ball” sarà valutato solo nei casi di fuorigioco attivo, per il resto, arbitro e assistenti continueranno a regolarsi come oggi. Ma l’ultima parola spetterà sempre all’arbitro: non si trasformerà mai in un robot”. E qui più di qualche dubbio resta. E’ del tutto evidente come i grandi errori arbitrali dell’era della tecnologia siano (anche) figli i una non si sa quanto inconscia battaglia di trincea. Al motto di “Cogito ergo fischio“, l’arbitro usa le macchine, se ne giova, ma è anche costretto a combatterle per sopravvivere, almeno fino a quando un algoritmo – oltre a spiattellarci shopping e vacanze – deciderà che – sì – può fischiare al posto nostro. Dice Collina, l’uomo che nel 2002 arbitrò la finale mondiale Brasile-Germania: “Da quel giorno fantastico sembra sia passato un secolo e chi poteva immaginare dove ci avrebbe portato la tecnologia nel calcio. In quest’ottica, non possiamo sapere dove ci porterà tra vent’anni. L’unica cosa di cui sono certo è che la figura dell’arbitro resterà centrale, e il fattore umano sarà ancora decisivo”. Sarà davvero così, tra vent’anni?

Fonte: quotidiano.net

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *