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Draghi in Israele: il piano per portare il gas del maxi-giacimento Leviathan in Europa

I punti chiave

4′ di lettura

Guerra in Ucraina e conseguenze nel quadrante del Medio Oriente, ma (soprattutto) gas. Mario Draghi arriva in Israele – due giorni, compreso incontro a Ramallah con i vertici palestinesi – per rafforzare l’iniziativa di politica estera nel Mediterraneo e ridare slancio al progetto del gasdotto che dovrebbe portare nuove forniture di gas naturale verso l’Italia attraverso una pipe-line dalle acque a largo di Israele. Era dal 2015 che un presidente del consiglio italiano non visitava lo stato ebraico. Da un anno primo ministro è Naftali Bennet: guida un esecutivo di coalizione, che per la prima volta comprende anche la Lista Araba. Negli accordi è previsto che dopo due anni entrerà in carica Yair Lapid, ora ministro degli esteri e “Alternate prime minister”. Draghi incontrerà entrambi, e il presidente Isaac Herzog, e a Ramallah, il primo ministro palestinese, Mohammed Shtayyeh. Visiterà lo Yad Vashem e il Museo dell’Olocausto e il Tempio Italiano, con l’incontro con i rappresentanti della comunità italiana.

Con Gerusalemme per diversificare fonti energia

L’energia è quindi in cima all’agenda di Draghi, specie dopo aver concluso l’intesa con l’Algeria, che porterà ad un incremento di 9 miliardi di metri cubi di gas a regime. Israele, come noto, non ha nel suo territorio fonti di energia, ma da alcuni anni è stato scoperto un maxi giacimento ribattezzato Leviathan, localizzato a 130 chilometri da Haifa nella zona economica esclusiva (anche se nel tempo questo ha generato contestazioni). Si tratta comunque del più grande giacimento di gas naturale finora scoperto nel Mediterraneo – che confina praticamente con quello egiziano, Zhor, scoperto dall’Eni – a una profondità di 1.500 metri. Le riserve stimate sono di circa 600 miliardi di metri cubi, che si sommano a 300 del giacimento Tamar (operativo dal 2013) nel quale sono entrati con il 22% gli Emirati Arabi, effetti degli Accordi di Abramo . Leviathan è entrato in funzione e parte dell’estrazione è destinata all’export – Giordania soprattutto – ma la prospettiva di maggior valore sarebbe creare un collegamento con l’Europa, che dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina ha avviato una politica di diversificazione delle fonti di approvvigionamento, come ribadito da Draghi anche nell’ultimo consiglio europeo di Bruxelles.

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Il progetto (mai decollato) del gasdotto EastMed

Da anni è stato avviato il progetto del gasdotto denominato EastMed, un’infrastruttura della lunghezza di 1900 chilometri, di cui un terzo su terraferma e il resto in mare – passando per Cipro e Grecia – con l’obiettivo di importare in Europa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, con l’obiettivo di arrivare a 20 miliardi. Il costo della pipe-line, citata anche nel vertice di Villa Madama con i premier di Spagna, Portogallo e Grecia, è stimato in almeno 6 miliardi di euro, cui si aggiungerebbero i costi per l’ultimo tratto – denominato Poseidon – per i 216 chilometri di collegamento tra la Grecia e la Puglia. Il gasdotto, osteggiato dalla Turchia ma anche (inizialmente) dagli Stati Uniti, ha già ricevuto il benestare della Commissione Europea, che lo ha inserito fra i progetti di interesse comune, e si prepara a ricevere ingenti finanziamenti pubblici europei e privati (ad oggi il progetto ha ricevuto già 36,5 milioni di euro dalla CE e 2,25 miliardi di euro da banche private, l’inglese HSBC e l’americana JP Morgan). In un recente incontro con la stampa, lo stesso premier ha ricordato gli studi di fattibilità finanziati dall’Unione europea per il progetto, che sono in via di conclusione. Nei prossimi giorni la stessa Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sarà in Israele.

La posizione israeliana verso la Russia

Certamente anche la guerra sarà uno dei temi al centro degli incontri. La visita in Israele del capo del governo italiano segue a poca distanza quella a Washington in aprile e precede di poco sia il G7 in Germania che il summit Nato a Madrid di fine mese: nelle agende di politica estera la questione centrale dell’aggressione all’Ucraina si intreccia a valle anche con la situazione in Medio Oriente, e i legami russi con la Siria e con l’Iran (oltre che la presenza in Libia), dossier sui quali l’attenzione di Tel Aviv è massima.

Israele aveva all’inizio della guerra aveva tenuto una posizione molto bilanciata, e pur votando a favore delle risoluzioni anti russe all’Onu non ha mai condannato apertamente la mossa di Putin. Tanto che ha cercato di proporsi inizialmente come mediatore e provando a promuovere il dialogo tra Mosca e Kiev (a cui ha comunque venduto armi negli ultimi anni).

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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