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“Draghi ha fatto due governi: uno per i partiti e uno per sé”

“Il M5S? Il partito più ridimensionato. Il Pd? Non potrà porre veti. Berlusconi? Il politico più abile”. Così il politologo Alessandro Campi ha commentato per ilGiornale.it la nascita del governo Draghi.

Questo governo è un’edizione allargata del Conte-bis oppure è davvero una novità?

“In tanti si stanno chiedendo se ne valesse la pena, ma non si tiene conto di una cosa molto semplice: alla guida c’è Mario Draghi. Il vero elemento di frattura e di discontinuità è questo. Il direttore d’orchestra fa la differenza perché, con gli stessi orchestrali, può suonare uno spartito completamente diverso e può anche decidere di suonare lo stesso spartito di Conte, ma l’esecuzione sarebbe diversa. Il fatto che ci siano dei ministri che provengono dal precedente governo non è un segnale di trasformismo. Poi, si vede benissimo la mano del Capo dello Stato che, proprio perché l’operazione Draghi è stata molto traumatica, ha deciso di addolcire la pillola con segnali di continuità importanti. Tenuto conto anche del fatto che stiamo affrontando un’emergenza, quindi, delle virate troppo brusche su terreni delicatissimi con la Sanità, la Difesa e gli Interni non erano nemmeno auspicabili. Dopo di che il fatto che al posto di Conte ci sia Draghi fa una differenza enorme”.

Perché?

“Vede, Draghi ha fatto due governi: uno per i partiti e uno per sé. Da un lato il premier ha, giustamente, dovuto mediare con i partiti che gli danno i voti e ha dovuto tener conto degli equilibri partitici col manuale Cencelli in mano e dall’altro lato c’è il Draghi-bis. Le materie strategiche che riguardano l’economia, la gestione del Recovery Plan e i rapporti con l’Europa sono figure di sua fiducia, basti pensare che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è un suo fedelissimo. È un governo che nella continuità necessaria per ragioni politico-istituzionali, in realtà, innova molto e il principale elemento di innovazione è Draghi medesimo”.

Come faranno a convivere Brunetta, Speranza e Di Maio in uno stesso governo?

“Lo sanno già che dovranno convivere. Non è una cosa che scopriranno al primo Cdm. Questo è un governo fortemente voluto dal Presidente della Repubblica e guidato da una personalità forte per gestire una situazione d’emergenza, dopo che si è registrato un clamoroso fallimento da parte dei partiti, che non sono stati esautorati sulla base di un colpo di Stato. C’è chi dice che questo governo ricordi i governi di unità nazionale o di grossa coalizione, ma sono paragoni che non reggono. In quei casi sono i partiti a deciderlo e a volerlo. Qui i partiti sono stati costretti a mettersi d’accordo, è stata una scelta decisa dall’esterno. Lo sanno benissimo e, se si mettessero a fare le bizze, avrebbero tutto il Paese contro. Sarebbe un boomerang per loro”.

Eppure ieri si è detto che il Pd e il M5S stavano pressando LeU affinché entrasse nel governo per ridurre il peso del centrodestra… Secondo lei, la sinistra dovrà incassare parecchi rospi?

“Mah questo problema, in teoria ce lo potrebbe avere anche il centrodestra. Ripeto: si sapeva in partenza che entrambi gli schieramenti avrebbero dovuto ingoiare rospi amari. D’altra parte c’era un’indicazione molto chiara da parte del Capo dello Stato: questo era un governo che doveva nascere con il coinvolgimento da parte di tutti, senza veti di nessuno, salvo la scelta di qualcuno di chiamarsi indietro volontariamente come ha fatto la Meloni. I tentativi un po’ bislacchi da parte del Pd di tener fuori la Lega non hanno portato a nulla e hanno trovato un muro sia in Draghi sia in Mattarella. Poi diciamolo chiaramente: LeU è entrata perché altrimenti Speranza, il suo esponente più autorevole sarebbe rimasto a casa”.

Ma un parlamentare dem come Zan ha già chiesto che la legge sulla transomofobia venga approvata…

“Qui siamo ai partiti che, comprensibilmente, continuano a mettere dei paletti per non ammettere pubblicamente di aver fallito. Ognuno deve far finta di aver ceduto il minimo sindacale. Non si può chiedere a un politico di dire che la lista dei ministri l’ha fatta Draghi insieme a Mattarella. Anche Grillo si è inventato che Cingolani l’avrebbe segnalato lui a Draghi, ma chi conosce bene la storia dell’Istituto tecnologico di Genova che dirigeva lo stesso Cingolani sa che il progetto nacque col finanziamento e il contributo fondamentale della Banca d’Italia quando era governatore Draghi. Quindi, il premier non aveva bisogno di Grillo per sapere chi fosse Cingolani, un fisico oltretutto noto a livello internazionale…I partiti ora sono come i cavalli che, al palio di Siena, cercano di allinersi uno un passo avanti all’altro. Anche questa dichiarazione di Zan è per mettere un po’ in difficoltà la Lega, ma io continuo a pensare che la differenza vera la farà Draghi sia nella mediazione tra i partiti sia nella scelta dei temi nei quali impegnarsi. . Ci sono delle priorità chiare in materia economica e sociale e tutto il resto verrà dopo. Non si può far saltare il governo su una legge sulla transomofobia…Chi ragiona così, fa finta di non aver capito perché è nato questo governo che, nella migliore delle ipotesi, ha di fronte solo due anni”.

Quale partiti ne esce più ridimensionato?

“Sicuramente il Movimento Cinque Stelle, non fosse altro perché prima esprimeva il presidente del Consiglio”.

La Lega, invece, ha piazziato Giorgetti al Mise, il vero fautore della svolta europeista del Carroccio. Si può parlare di una vera e proprio promozione?

“Giorgetti da sempre ricopre il ruolo di mediatore e che gli riconoscono anche i suoi avversari. Lui, poi, non ha avuto una conversione dell’ultima ora come quella di Salvini dato che sosteneva da tempo sia l’ipotesi Draghi sia la svolta europeista della Lega. Giorgetti, infine, ha da anni un rapporto personale con Draghi. Infine, indubbiamente, la Lega ha giocato bene la sua partita lasciando perdere ministeri come gli Esteri o gli Interni e si è concentrata sulle materie economiche. Il vero risultato della Lega non è tanto Giorgetti quanto Garavaglia al Turismo che diventerà un ministero con portafoglio ed è il settore più in crisi. Finora il Turismo era una delega in mano a Franceschini, il quale ha fatto veramente poco in questo campo. Questa è stata una richiesta molto intelligente da parte della Lega che, in ogni caso, neanche lei potrà porre troppi veti. Se si esce da una logica unitaria, il governo salta e l’unica alternativa non sono le elezioni, ma la bancarotta”.

L’ultima grande novità di questo esecutivo è il ritorno di Forza Italia. Molti dicono che siamo tornati al 2008. Lei cosa ne pensa?

“Berlusconi si è confermato molto abile. Aveva già espresso la necessità di fare un allargamento della maggioranza e, non appena si è materializzata la crisi, ha offerto la sua disponibiltà. Forza Italia, all’interno del centrodestra, è il partito più schierato su posizioni europeiste ed è un pezzo del popolarismo europeo. Sarebbe stato strano se non avesse partecipato a questa partita e l’unico ruolo che Berlusconi può giocare in questa fase è quello del vero responsabile, essendo anche il politico più anziano. I suoi avversari continuano a insultarlo e a dileggiarlo, ma ha dimostrato di avere più fiuto politico di molti di coloro che continuano a considerarlo un alieno quando, in realtà, gli alieni sono altri. Lui, ormai, sta in politica da più di 30 anni con grande abilità”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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