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Draghi boccia il Superbonus in manovra: «Riluttanza ad estenderlo per costi e frodi»

Una dichiarazione che sa di scetticismo. Di aver dovuto accettare obtorto collo la modifica parlamentare decisa dai partiti della maggioranza che ha esteso oltremodo i vincoli che il governo aveva stabilito per la richiesta del Superbonus al 110% per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella conferenza stampa di fine anno, boccia il restyling della misura che ha esteso la possibilità di fruizione dell’incentivo anche per gli interventi di ristrutturazione riguardano villette e case unifamiliari, appartenenti in maniera prevalente ai ceti più abbienti.

Dice il premier che il superbonus «è una misura che ha dato molto beneficio, ma ha creato distorsioni e per questo il governo» era «riluttante ad una sua estensione». Ma «il Parlamento ha usato i fondi per l’azione parlamentare che potevano andare anche in altre direzioni, per estenderlo. Ma perché il governo non voleva? Per le distorsioni, con l’aumento straordinario dei prezzi delle componenti per fare le ristrutturazioni. Il risultato — ha spiegato — è che oggi un’unità di efficientamento energetico costa molto più di prima. L’altro aspetto è che ha incentivato moltissime frodi».


Draghi ha rincarato rivelando che l’Agenzia delle Entrate «mi ha segnalato che ha bloccato 4 miliardi di crediti dati come cedibili». «La proposta di estensione includeva condomini e gli Isee sotto i 25mila. Abbiamo deciso di utilizzare i fondi per estenderlo» ha continuato Draghi. Però «non volevamo estenderlo per le distorsioni cui accennavo prima». In particolare, ha specificato il capo del governo, «l’aumento dei prezzi delle componenti per le ristrutturazioni. Componenti che sono importanti per l’efficientamento energetico e che ora si ritrovano ad essere molto più costose». «Le emissioni — ha proseguito Draghi — vanno giù ma non tanto per assorbire questo aumento di prezzi. È la logica del 110% che non rende più la contrattazione di un prezzo importante».

D’altronde, ha raccontato Federico Fubini sul Corriere della Sera, che per questa misura che crea un credito fiscale cedibile sul 110% della spesa sostenuta per ristrutturazioni immobiliari a riduzione delle emissioni, dopo 17 mesi di applicazione a fine novembre, erano già impegnati 13,1 miliardi di euro. La Legge di bilancio ne stanzia altri 18,5 con tutte le proroghe fino al 2025, ben oltre i termini e i fondi del Recovery. Ma è possibile che alla fine costi anche più del previsto perché – osserva l’Ufficio parlamentare di bilancio – il mese scorso il conto per lo Stato era già superiore di 400 milioni a ciò che avrebbe dovuto essere a fine 2021.

Sul rincaro dei prezzi dell’energia che incide sulle bollette di famiglie e imprese Draghi ha ammonito: «Ci sono i grandi produttori e venditori di energia che stanno facendo profitti fantastici. Dovranno partecipare al sostegno al resto dell’economia: anche loro devono aiutare il resto delle famiglie». «La Commissione Ue sta lavorando ma dobbiamo lavorare anche a livello nazionale, il sostengo a imprese e famiglie per gli aumenti del gas ci sarà e se necessario, come sembra, oltre quello che è stato già deciso» che «prevedeva aumenti molto forti ma inferiori a quelli visti oggi», ha aggiunto Draghi sottolineando che «la situazione è diventata urgente».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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