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Doppia preferenza, Conte alla Puglia: “Rivotate la legge”. Ma il centrosinistra è a pezzi

“Non possiamo accettare che la Regione Puglia non recepisca il principio fondamentale di parità tra uomo e donna per l’accesso a cariche elettive”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lancia l’ultimo avvertimento al consiglio regionale affinché modifichi la legge elettorale e inserisca la doppia preferenza in vista delle elezioni di settembre. Dunque Roma rinvia la palla a Bari. L’atteso decreto legge del Consiglio dei ministri previsto per sostituirsi al consiglio regionale pugliese e inserire di forza nella legge elettorale regionale la doppia preferenza con tanto di esclusione dei candidati uomini in eccesso dalle liste, al momento non ci sarà. “Prendiamo atto delle disponibilità di alcuni gruppi regionali ad approvare urgentemente la norma – dice il premier Conte – Attendiamo allora che si completi il processo nelle prossime ore”.

La palla torna al consiglio

A spingere a prendere questa decisione oltre ai rischi di ricorso cui potrebbe andare incontro un intervento del governo in questa materia, ci sono anche i messaggi inviati da pezzi di maggioranza e soprattutto dal centrodestra, con il candidato governatore Raffaele Fitto che più volte nelle ultime ore si è detto pronto a votare il testo così com’era emerso dal disegno di legge della giunta regionale, che prevede esclusivamente l’inserimento della doppia preferenza nella legge, senza proporzioni e senza vincolo di inammissibilità per la lista che non rispetti la parità. Una proposta tra l’altro su cui si era trovato anche un accordo fra centrosinistra e centrodestra in aula prima che si consumasse il fallimento dell’ultima seduta del consiglio regionale con la rottura di tutte le intese, anche a causa della decisione della maggioranza guidata dal governatore Michele Emiliano di convergere sull’emendamento 5 Stelle che prevedeva l’inammissibilità per le liste inadempienti già dalle prossime elezioni regionali di settembre, creando un problema al centrodestra per la composizione delle liste, che non a caso ha avviato in aula un pesante ostruzionismo presentando 2 mila emendamenti.

I problemi del centrosinistra

Proprio il fallimento del consiglio regionale è la prova che in piena campagna elettorale il presidente Emiliano si ritrova con una maggioranza in pezzi. La mancanza assoluta di compattezza del centrosinistra – numerose in questi anni le sedute del consiglio andate a vuoto per mancanza di numero legale – è stato l’ostacolo maggiore per l’approvazione in aula del disegno di legge sulla doppia preferenza.

Lopalco qualunquista

Di certo però se ora il consiglio fosse riconvocato per un’ultima seduta, i lavori riprenderebbero dal punto in cui si era fermata ovvero dall’emendamento votato da centrodestra e franchi tiratori del centrosinistra con cui si è dichiarata l’ineleggibilità di Pier Luigi Lopalco (ma il professore è pronto a dimettersi subito prima di candidarsi, risolvendo il problema). E a proposito di Lopalco, le sue parole su Facebook (“I consiglieri sono terrorizzati all’idea che a settembre dovranno tornare a lavorare”) provocano proteste nella maggioranza: “Legittima la sua decisione di candidarsi, per quanto mi sarei aspettato sue dimissioni. Nonostante ciò ho votato contro l’emendamento – dichiara il consigliere regionale del Pd Sergio Blasi – per questo trovo inaccettabili le sue dichiarazioni. Le ho trovate degne del peggior qualunquismo”.

La candidata terza in graduatoria

E se non bastasse, a dimostrare i nervi tesi nella maggioranza c’è un ulteriore caso sollevato da un altro consigliere regionale dem, Michele Mazzarano: la decisione dell’Asl di Taranto di nominare Gloria Saracino alla guida distretto sociosanitario numero sette, nonostante sia arrivata terza in graduatoria. “Nomina quantomeno inopportuna visto che Saracino è candidata al consiglio regionale con Senso Civico”.

La grana Gentile

Tuttavia la grana più grossa nel centrosinistra riguarda l’esclusione di Elena Gentile dalle liste del Pd. Decisione presa dalla segreteria foggiana del partito. Un fatto grave, non fosse altro perché la Gentile è stata insieme a Fabiano Amati e a Leo Palmisano fra i partecipanti alle primarie del centrosinistra di gennaio scorso, di fatto legittimando quella competizione e la conseguente vittoria di Emiliano. Ecco perché la sua esclusione fa discutere. L’ex europarlamentare attacca a testa bassa tutti i vertici, a cominciare dal governatore Emiliano: “Mi ha chiamato per chiedermi di candidarmi in una sua lista civica, ma per me, donna di partito, è un’offesa”. 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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