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Dodici anni fa moriva Tomaž Humar | MountainBlogMountainBlog | The Outdoor Lifestyle Journal

Tomax Humar. Fonte: www.humar.com

Lo salatore sloveno perse la vita sul Langtang Lirung (7.227 m), in Himalaya

Il 10 novembre 2009 moriva sul Langtang Lirung (7.227 m) Tomaž Humar. Aveva 40 anni. L’alpinista sloveno rimase bloccato sulla parete Sud a causa di  gravi lesioni subite in un incidente in quot. Il suo corpo fu ritrovato dai soccorritori  a un’altitudine di 5600 metri, sei giorni dopo.  Il maltempo ostacolò le operazioni di salvataggio.

Non si sa esattamente cosa sia accaduto sulla montagna: l’alpinista fu senz’altro vittima di un incidente durante la discesa.  I primi esami effettuati sul corpo dell’alpinista, accertarono che Humar aveva  una gamba rotta.

Il presidente dell’Associazione alpinistica del Nepal, Ang Tsering, inviò in Slovenia la cronologia dei soccorsi. Humar iniziò la salita della montagna himalayana il 5 ottobre; lunedì 9 novembre, in serata, la Federazione nepalese ricevette una chiamata dal campo base. Furono contattati dallo sherpa Jagat, il quale disse che Tomaž aveva avuto un incidente a 6.300 metri di quota e che aveva chiesto aiuto immediato.

La mattina dopo, il 10 novembre, quattro soccorritori nepalesi trasferirono in elicottero l’attrezzatura per i soccorsi  al campo base. Sorvolarono  anche  la zona, ma non avvistarono lo sloveno nel luogo indicato da Humar.

L’11 novembre con quasi 500 m di corda, riuscirono a raggiungere il luogo che Humar avrebbe descritto, ma non lo trovarono. Sherpa Jagat fu l’ultima persona a parlare con Humar il 10 novembre alle 10 ora locale. Tomaž riuscì a dirgli solo: “Jagat, questa è la  mio ultima [spedizione]”. Emerse, poi,   che era in pessime condizioni. Gli sherpa tornarono al campo base il 12 novembre quando le condizioni sulla montagna erano peggiorate ed era iniziato a nevicare.

I membri della squadra di soccorso svizzera arrivarono ​​a Kathmandu il 13 novembre. Con due elicotteri si diressero verso il monte Langtang, dove iniziarono a ispezionare la zona e dove individuarono lo scalatore ferito a morte.

Il corpo di Humar fu recuperato da tre eccellenti soccorritori di Zermatt (Svizzera). Il team era composto dal pilota Robert Andenmatten, uno dei più esperti soccorritori e scalatori estremi del mondo, Simon Anthamatten e il capo del servizio di soccorso alpino di Zermatt Bruno Jelk. Dalla Svizzera, il loro lavoro fu coordinato dal direttore del soccorso di Air Zermatt, Gerold Biner.

I soccorritori nepalesi lavorarono a fianco degli svizzeri, coordinati da Ang Tsering, presidente della Nepal Mountaineering Association. In Slovenia, le operazioni furono seguite da Viki Grošelj.

Tomaž Humar, sicuramente uno dei migliori e più controversi alpinisti del mondo, già una volta era rimasto bloccato in Himalaya. Nell’agosto 2005, fu salvato sul  Nanga Parbat. Fu un’operazione di salvataggio unica, poiché Tomaž fu recuperato con una corda alla quale rimase appeso fino all’atterraggio al campo base.
Dopo il 2005 affrontò le montagne in solitaria.

Breve biografia

Noto per l’attività di alpinismo estremo, spesso in solitaria, Tomaz Humar effettuò oltre 1500 ascensioni e vinto diversi premi, tra i quali il Piolet d’Or nel 1996 per la salita dell’Ama Dablam, in coppia con Vania Furlan.

L’esordio in Himalaia era avvenuto in precedenza con la partecipazione a due spedizioni nazionali slovene: al Ganesh V nel novembre 1994 e all’Annapurna nel maggio 1995. In questa occasione effettuò una salita alla cima in solitaria contravvenendo agli ordini del capo spedizione, cosa che lo mise in contrasto con i vertici dell’associazione alpinistica slovena ed evidenziò il carattere individualistico del suo alpinismo.

Nel 1997, dopo un’ascesa della parete ovest del Nuptse, resa ancora più difficile dal cattivo tempo, il suo amico e compagno di cordata Janez Jeglič scompare nei pressi della vetta, probabilmente spazzato via dal forte vento. Humar stesso riporta diverse lesioni, con la perdita di alcune dita dei piedi.

Nell’ottobre del 1998 compie la solitaria di Reticent Wall (VI, 5.9, A5, 1300m), una tra le vie in artificiale moderno più difficili di El Capitan.Segue nel 1999 la salita della parete sud del Dhaulagiri, considerata tra le più pericolose dell’Himalaya e completata agli inizi di novembre dopo nove giorni di ascesa. Le difficoltà dell’impresa e la cronaca in diretta su internet, pionieristica per i tempi, fecero sì che la sua fama si estendesse oltre i confini dell’ambiente alpinistico e della Slovenia. Dalle riprese della troupe che lo seguì è stato tratto Dhaulagiri Express, presentato al Trento Film Festival nel 2000.

Il 30 novembre 2000, impegnato nella costruzione di una casa per la sua famiglia nei pressi di Kamnik, cade da circa tre metri sul cemento, procurandosi fratture scomposte alle gambe e al bacino. Deve sottoporsi a 10 operazioni e a una lunga riabilitazione. Il responso dei medici pare porre fine alla sua carriera alpinistica.

Malgrado questo riesce a ritornare all’alpinismo attivo e nell’ottobre 2002 raggiunge con diversi compagni la cima dello Shisha Pangma.

Nel giugno 2003 compie un primo tentativo all’enorme parete sud (Rupal) del Nanga Parbat, mentre a dicembre traccia una nuova via sulla parete sud dell’Aconcagua con Aleš Koželj.

Nell’ottobre del 2004 compie un tentativo in solitaria alla parete est dello Jannu, mentre nell’aprile 2005 compie la seconda ascensione della parete nord-est del Cholatse, con Koželj e Janko Oprešnik.

Nell’agosto 2005 ritorna da solo sul Nanga Parbat, ma viene bloccato dalle valanghe e dalla neve in scioglimento a circa 6000 metri. Viene recuperato dopo sei giorni con un’operazione di salvataggio assai rischiosa da un elicottero dell’esercito pakistano, che ebbe vasta risonanza.

Il 28 ottobre 2007 Humar calca nuovamente la cima dell’Annapurna I per una nuova via in solitaria all’estremità orientale della grande parete sud.

Nel novembre 2009 è impegnato in una via in solitaria sulla parete sud del Langtang Lirung, un settemila al confine tra Nepal e Tibet. Il giorno 9 tramite telefono satellitare avvisa il campo base di aver subito gravi lesioni in un incidente e di trovarsi bloccato a circa 6000 metri. L’ultima comunicazione col campo base avviene il 10 novembre. Il corpo senza vita di Humar viene recuperato da un elicottero a quota 5600 il 14 novembre 2009. Fonte

Fonte: mountainblog.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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