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Digital lifestyle, il futuro della tecnologia in casa secondo Deutsche Telekom

Prima ancora di diventare il rifugio forzato di milioni di persone, in questi mesi, la casa avrebbe dovuto occupare un ruolo centrale nel Fuorisalone 2020 di Deutsche Telekom. Quello fisico s’intende, in un mondo che sembra ormai lontano anni luce. La casa come cuore del progetto di Digital Lifestyle, nato da un team di antropologi e psicologi mandati in giro in quattro paesi prima del lockdown per studiare i modelli comportamentali, nella visione dell’azienda può essere la sintesi tra gusto per l’estetica e tecnologie all’avanguardia.

Una formula disegnata per essere “senza soluzioni di continuità”, capace di far sentire le persone al comando dell’ambiente che abitano, piuttosto che sopraffatte dall’iper-connettività e dai dispositivi a portata di mano. Se rivelazione – se così si può chiamare – dell’indagine di Telekom è che lo stare a casa era, già prima dell’emergenza, “il nuovo uscire”, come condizionerà il pensiero progettuale dell’azienda il protrarsi dello stare a casa come obbligo, o impulso quantomeno indotto dalla crisi sanitaria, che accenna a non finire? Lo chiediamo a Monica Dalla Riva, capostruttura di design e customer experience in Deutsche Telekom, che ci guida con invidiabile entusiasmo attraverso cambi di passo e perduranti ambizioni.

Come azienda come state affrontando la ripresa? E come dipingereste, a tratti generali, il più probabile scenario post-Covid per il vostro business?

Il Covid ha cambiato le nostre abitudini in modo radicale. Essendo però noi un’azienda di telefonia e innovazione, ci siamo sentiti in dovere, diciamo così, di dare l’esempio. Così posso dire, con orgoglio, che già pochi giorni dopo l’inizio dell’emergenza Deutsche Telekom ha messo a lavorare più di 65 mila persone in smart working. Certo, va detto che in Germania le restrizioni sono state meno pesanti che altrove. Ma abbiamo deciso di non cancellare del tutto il nostro off-site aziendale, creando un programma digitale per coinvolgere tutto il team.

In questo particolare momento in cui le aziende hanno ricominciato a produrre c’è fiducia da parte dei vostri clienti?

Le prospettive sono positive. Abbiamo un approccio assolutamente positivo. Per quanto riguarda il mercato siamo presenti soprattutto in Germania e in Europa, dove per tutto luglio abbiamo visto segnali di ripresa interessanti. Speriamo che durino e non ci siano seconde o terze ondate troppo traumatiche. I mercati asiatici e americani non ci riguardano e questo ci ha messo un po’ al riparo, diciamo così, dai territori più colpiti dal virus in questo momento.

Grandi aziende della moda hanno annunciato di voler produrre meno e meglio. Pensa che il rallentamento sostenibile riguardi anche il mondo del design?

Tanti nostri prodotti sono fisici, ma altri sono digitali. Non abbiamo una velocità e una richiesta paragonabile a quello del mondo del design tradizionale, o della moda. Quello che noi facciamo è essere ancor più vicini ai consumatori, soprattutto per capire ancora meglio come loro cambieranno durante questi nuovi paradigmi che si stanno creando. Facciamo diversi studi di ricerca su come questi cambiamenti toccheranno, e stanno già toccando, le abitudini di tutti noi.

Cosa avevate in programma per il Salone del mobile e come lo state raccontando?

Avremmo voluto presentare questi tre prototipi di stanza che sintetizzano bene la nostra filosofia di digital lifestyle, un concetto creato dall‘unione di design e tecnologia, stanze pensate per rispecchiarci ed essere altamente funzionali, dove la tecnologia non è visibile, ma “sente” la nostra presenza a casa e ci aiuta nelle diverse situazioni in cui è composta la nostra giornata, dalla cucina allo studio, al lavoro e ai momenti di relax. Sono stanze che raccontano come la tecnologia sta entrando nelle case, e si presenta non più come una sovrastruttura di tanti prodotti tecnologici ma come un insieme di prodotti seamless, sui quali abbiamo lavorato a lungo con l’aiuto di designer ricercati. Ovviamente la persone che vive nella casa è sempre in controllo, ma ha la possibilità di vivere quel controllo in maniera meno invasiva.

Il mondo delle fiere andrà ripensato? C’è chi ha parlato, anche prima del Covid 19, di eventi che talvolta erano troppo affollati e dispersivi. L’alleanza con il digitale potrebbe essere una soluzione? Pensa che ci sarà una selezione di queste manifestazioni nel mondo?

La cancellazione delle fiere quest’anno ha avuto un impatto molto importante per noi e non solo, ma sì, io credo che tutto vada ripensato. In un modo ibrido, forse, che può dare tantissimi spunti.

Questa crisi sanitaria ha portato a una digitalizzazione accelerata nel vostro modello di business? E con quali conseguenze?

Devo dire che a livello di team di design abbiamo fatto esperienze molto interessanti. Abbiamo creato degli eventi di condivisione delle best practice. Abbiamo creato soprattutto eventi sociali, come una sera in cui abbiamo spedito a tutti i membri del mio team gli stessi ingredienti, e poi mentre eravamo in collegamento su Zoom dalle nostre cucine abbiamo preparato ognuno un piatto diverso, organizzando una specie di sfida. È stato importante per la coesione, anche perché dal 1° marzo non ho avuto più i miei collaboratori in ufficio. È cambiato il modo di pensare.

La casa è stata la grande protagonista del lockdown, assorbendo attività che prima si facevano fuori. Secondo i sondaggi la tendenza di trascorrere più tempo in casa caratterizzerà il prossimo futuro. Ci saranno conseguenze nel modo di disegnare i vostri prodotti?

In questi giorni abbiamo notato come le nostre case sono spesso piene di cavi, poco funzionali e disordinate, a causa proprio degli oggetti che popolano la casa e sono collegati online. La domanda che ci siamo fatti col progetto Digital Lifestyle è se davvero la casa deve imbruttirsi per colpa della tecnologia. Abbiamo quindi delineato tre scenari interattivi che sfruttano alcune delle invenzioni che abbiamo sviluppato nel nostro dipartimento di ricerca e sviluppo, a Bonn, che hanno lo scopo di rendere più fluida l’interazione con la tecnologia, che può riguardare tanto il gaming super professionale quanto il concetto di cucina gourmet portato a casa. Una tendenza molto forte che avevamo scoperto già prima del Covid è che “lo stare a casa è il nuovo uscire”: oggi non vediamo l’ora di respirare fuori dalle pareti domestiche, ma in realtà la tendenza di lungo periodo è che le case contano sempre di più. Non solo: con il lockdown è paradossalmente aumentata enormemente la quantità di lavoro di molte persone, perché si è rotta la barriera tra vita digitale e vita fisica. Così ci siamo focalizzati sugli investimenti per migliorare il tempo passato a casa. Al Salone volevamo portare una visione allargata di cosa possa essere secondo noi la tecnologia. Una tecnologia che si avvicina a cosa succede nella casa, e non il contrario. Stiamo ripensando ai significati, cercando di capire quali saranno le necessità del futuro. Questa pandemia ha forzato una serie di comportamenti e moltissime persone hanno dovuto mettersi in gioco.

www.telekom.com

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Fonte: elledecor.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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