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Decisivi i falchi Fdp, l’Italia preoccupata. E a Bruxelles sarà euro-paralisi

Bei tempi quando in Germania il governo si decideva la sera del voto. Piaceva ai tedeschi, poco abituati alle trattative sotto banco, era un vantaggio per l’Europa, condannata nell’immediato futuro alla semi-paralisi sui temi decisivi per il suo futuro. A Berlino i negoziati per il prossimo esecutivo dureranno mesi, almeno fino a Natale, se non fino all’inizio della primavera. L’ultima volta, nel 2017, di mesi ce ne sono voluti sei e la situazione era meno complicata dell’attuale.

Nel frattempo a Bruxelles la direzione di marcia sarà più incerta che mai. Ad aggiungere danno alla beffa è il fatto che nel prossimo aprile sono in calendario le elezioni presidenziali in Francia. Una volta sbloccato il nodo tedesco a fermarsi sarà il processo decisionale del governo di Parigi.

Nel frattempo a reggere le sorti del governo di Berlino sarà l’inossidabile Angela Merkel, con il risultato che a dicembre supererà anche Helmut Kohl quanto a durata nella carica di Cancelliere, rimanendo seconda solo a Otto von Bismarck. Negli ultimi giorni molti commentatori hanno ricordato con toni di ammirazione le sue capacità negoziali: conoscenza dei dossier, solidi rapporti personali con tutti i principali leader europei, resistenza fisica anche dopo ore passate al tavolo delle trattative. C’è però un dettaglio da considerare: d’ora in avanti a lei spetterà solo l’ordinaria amministrazione e le sue pur apprezzabili doti non potranno che rimanere inutilizzate.

Il problema dei problemi, che ha già fatto abbondantemente capolino nel dibattito pubblico dei Paesi del Nord Europa, è il ritorno alla disciplina fiscale dei bilanci pubblici nel post-pandemia. Che posizione assumerà il nuovo governo tedesco? Prevarranno i falchi o le colombe?

Sulla base dei risultati di ieri (incerti nei dettagli, ma chiari quanto a linee fondamentali) sono teoricamente possibili tre coalizioni: Semaforo (rossi Socialdemocratici, Verdi e gialli Liberali), Giamaica (al posto della Spd i neri di Cdu-Csu) o una Grande Coalizione Cdu-Csu e Spd, uguale all’uscente (che nessuno dice di voler ripetere).

Armin Laschet, il leader della Cdu, che aveva basato la sua campagna, anche sui temi fiscali, in termini di continuità con la Merkel, esce dal voto fortemente delegittimato: il partito ha registrato il peggior risultato della sua storia, con circa l’8% in meno dei voti di quattro anni fa. Tutto fa pensare che difficilmente potrà sedersi al tavolo delle trattative da una posizione di forza. Anche per questo in molti danno come favorita la soluzione Semaforo. In questo caso gli uomini chiave saranno il nuovo cancelliere Olaf Scholz, considerato moderato e fiscalmente conservatore, e il leader dei Liberali Christian Lindner, un «falco» che ha già fatto sapere in passato di puntare al ruolo di ministro delle Finanze. È vero che i Verdi sono contrari al meccanismo del cosiddetto freno fiscale e hanno chiesto da sempre di allentare i vincoli di bilancio, ma potrebbero accontentarsi di una maggiore elasticità strettamente limitata alla transizione «verde».

Quanto agli equilibri interni del centro-destra, il voto restituirà fiato e poteri a due tra i principali rivali di Laschet: Friedrich Merz ,che potrebbe ereditare dallo sconfitto la posizione di leader del partito, e Markus Söder, bavarese della Csu. Entrambi sui temi fiscali sono «rigoristi» a oltranza. Dopo lo stallo legato alle trattative, la Germania potrebbe ricomparire a Bruxelles in versione molto più severa.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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