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De Ligt-Vlahovic 1-0: così Matthijs ha dato scacco al bomber serbo

L’olandese ha tenuto a stecchetto il centravanti viola, e anche in assenza dei senatori della difesa si conferma una certezza per la Juve: “Contro i migliori è più bello”

“Abbiamo vinto e questa è la cosa più importante: per vincere hai bisogno di annullare un attaccante così forte, e lo abbiamo fatto con tutta la squadra”. Con la modestia per distribuire i meriti sullo sforzo collettivo, Matthijs De Ligt è chiaro sull’importanza per la Juve – anche nella costruzione di un’autostima di squadra che nasca dall’insuperabilità difensiva – di aver imbavagliato l’uomo che, Immobile a parte, ha segnato finora più gol in campionato. Daniele Rugani è stato protagonista di una prestazione seria, ma c’è il gigantesco zampone dell’olandese se Dusan Vlahovic è andato solo due volte al tiro, senza centrare lo specchio, o se ha toccato solo 33 palloni e ne ha persi 13, o se su 18 duelli (di cui la metà aerei) ne ha vinti solo 9. Il duello tra il serbo e Matthijs è stata una finestra sul futuro. Magari bianconero.

SUPERSTITE

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“Mi piace giocare contro attaccanti come lui che segnano tanto, è sempre una bella sfida – ha detto Matthijs -. Fondamentale è non aver paura e attaccarlo con decisione, ed è stata ottimale la collaborazione con Rugani che non giocava da 4 mesi e ha fatto un’ottima partita”. In una retroguardia ridisegnata dalle assenze in un paio di caselle chiave, De Ligt è stato l’anima del ritorno del clean sheet in Serie A. E con esso del successo, perché in campionato la Juve vince così, o non vince. Già perché, se non fosse bastato chi c’era di fronte, ad alzare il coefficiente di difficoltà ci si era messa anche la grandinata di guai fisici che lo ha privato nel giro di poche ore di riferimenti insostituibili nel reparto come Szczesny, Bonucci e Chiellini. “Quest’anno giochiamo più basso per avere più solidità dietro, la conseguenza è anche che è più difficile fare gol. Dobbiamo trovare un equilibrio per creare più occasioni possibili ma farne anche creare meno possibile agli avversari”.

IL POSTO FISSO

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Parole da chi la cura Allegri l’ha interiorizzata alla perfezione. Eppure su dodici partite di campionato ne ha giocate solo sette da titolare, fuori quattro volte per turnover e tre neanche è entrato. Perché va bene gestire il doppio impegno settimanale, ma a 22 anni le energie non mancano. E va bene dividere il reparto con la coppia centrale campione d’Europa, ma il giocatore più pagato dell’organico (non per errore, come altri, ma perché lo vale) non può non avere il posto fisso: “Sono cresciuto tatticamente, di sicuro. Anche fisicamente. In una squadra come l’Ajax giochi meglio con la palla e hai modo di toccare più palloni, questo alla Juventus è andato meno bene. Ma adesso i difensori mondiali hanno bisogno di avere qualità difensiva, e dopo viene la qualità offensiva, e in questo è stata importante la crescita tattica raggiunta qui alla Juve”. Anche mentale.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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