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De Benedetti tifa l’ammucchiata: “La vittoria della destra? Una catastrofe”

Sull’ammucchiata di sinistra arriva la lode di Carlo De Benedetti, che spera in un minestrone di partiti per evitare il trionfo del centrodestra alle urne. Gli italiani saranno chiamati al voto il 25 settembre: i sondaggi premiano Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, ma il fronte rosso le sta provando tutte per acciuffare il pareggio disperato e tornare al governo con giochi di palazzo. E l’imprenditore ha dato la sua benedizione all’operazione minestrone contro il centrodestra.

L’allarme contro il centrodestra

De Benedetti, intervistato dal Corriere della Sera, ha lanciato l’allarme: “Corriamo il pericolo più grave nella storia della Repubblica“. A suo giudizio la vittoria della destra alle prossime elezioni politiche “sarebbe una catastrofe“. Il motivo? Il nostro Paese potrebbe correre il rischio di uscire dalla collocazione internazionale e di rompere le alleanze storiche. Niente di nuovo: è il solito spauracchio della sinistra che vuole dipingere l’avversario come un mostro pericoloso.

Il fronte rosso ci ha abituato: campagna di demonizzazione contro il leader di centrodestra di turno e ritorno del fascismo da agitare per terrorizzare gli italiani. Che però ormai hanno capito il gioco. De Benedetti ha parlato del comizio di Giorgia Meloni per Vox, accusandola di aver usato toni “inequivocabilmente e tecnicamente fascisti“. E ha imputato alla destra italiana la colpa di essere “biecamente fascista e nazionalista“.

L’imprenditore si è detto spaventato da una possibile vittoria della Meloni: sostiene che, qualora la leader di Fratelli d’Italia dovesse diventare presidente del Consiglio, il nostro Paese “diventerebbe come l’Ungheria” perché “il suo modello è Orbán“. E ha riferito che, stando alle sue fonti nel Dipartimento di Stato, l’amministrazione americana considera “orripilante” lo scenario che vada al governo in Italia.

L’ammucchiata rossa

Dunque come si può impedire al centrodestra di uscire vittorioso dalle urne? De Benedetti ha la ricetta in tasca: dare vita a un fronte repubblicano da allargare il più possibile. Imbarcare molti partiti. Un’operazione numerica, un assembramento di partiti incollati dal timore di passare i prossimi cinque anni all’opposizione.

L’imprenditore ha fatto anche nomi e cognomi. È convinto che nel fronte repubblicano debbano entrare Enrico Letta, Matteo Renzi, Carlo Calenda, Roberto Speranza, Renato Brunetta e Mariastella Gelmini. Inoltre De Benedetti ha evocato la logica del Cln, ovvero il Comitato di liberazione nazionale come contro Benito Mussolini. “La Meloni e Salvini non ci metterebbero in camicia nera. Ma metterebbero a rischio la democrazia, l’Europa, i nostri valori. E isolerebbero l’Italia. Proprio come fece Mussolini“, ha osservato l’imprenditore.

La carta Draghi

Il fronte rosso è spaccato sul nodo della premiership: Letta si è proposto come front runner, mentre Calenda ha sollevato il nome di Mario Draghi dicendosi però disponibile a correre in prima fila qualora l’ex governatore della Banca centrale europea non fosse disponibile.

Anche secondo De Benedetti quella di Draghi rappresenta una carta sul tavolo da tenere in considerazione: “È il meglio che possiamo mettere in campo“. Ma ritiene che il premier sia intenzionato ad assumere il ruolo di presidente del Consiglio europeo al posto di Michel, nel 2024. Infine è arrivato un consiglio al Partito democratico, invitato a rinunciare al proprio simbolo: “Da solo non ce la farà mai. Il Pd è un partito borghese, votato da persone di buon senso. Ma ha perso i rapporti con le classi popolari“.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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