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Davide Flachi, azzerata la cosca del boss della ‘ndrangheta: tra i fermati Franco Terlizzi, l’ex pugile…

di Cesare Giuzzi

Con 13 fermi è stata sgominata un’associazione per delinquere dedita al traffico di droga e armi e alle truffe assicurative. Il personaggio tv avrebbe fatto da prestanome all’indagato principale, figlio di Pepé Flachi, il «boss della Comasina»

Il fermo è scattato all’alba. Tredici persone arrestate su ordine del pm Gianluca Prisco della Dda di Milano e accusate di essere i nuovi referenti e reggenti della cosca di Bruzzano e della Comasina
, alla periferia nord di Milano. Quella famiglia Flachi che da quarant’anni comanda su una parte del capoluogo lombardo con solidissimi legami con le cosche del Reggino. Una ‘ndrangheta molto milanese, che si muove tra traffico di droga, estorsioni e riciclaggio di soldi. Fermato anche l’ex pugile e partecipante dell’Isola dei Famosi, Franco Terlizzi. Sessant’anni, originario di Bitonto in Puglia ma residente da anni nel Lecchese, il nome di Terlizzi era già emerso dieci anni fa nell’inchiesta Caposaldo-Redux dei Ros e della guardia di Finanza milanese.

All’epoca l’ex pugile Terlizzi «gestiva» la security della discoteca Hollywood ed era in strettissimo contatto con il boss Pepé Flachi. Lo storico capofamiglia è morto a gennaio di quest’anno a 70 anni, divorato da un tumore che però non gli aveva impedito, a giudizio dell’Antimafia, di guidare saldamente la famiglia fino agli ultimi mesi. Ora le redini sono passate nelle mani del figlio Davide, 43 anni, già condannato nell’indagine di dieci anni fa. Nelle intercettazioni, a dispetto della sua statura non proprio imponente, lo chiamavano «il Gigante», proprio a sottolineare il fatto che avesse lui ora la guida della cosca: «È messo bene, ha delle belle amicizie… è uno che si fa valere. Già ai tempi lo avevano arrestato perché era con suo padre (Pepé, ndr), gli hanno dato l’associazione perché prendevano le tangenti in tutta Milano. Lui è piccolino però picchia di brutto, e poi essendo “figlio di”, la gente aveva paura. Prima lo rispettavano per il padre, ora per lui stesso».

Temuto, violento e rispettato, Davidino Flachi è stato in questi anni il braccio operativo della famiglia. Lui ha raccolto l’eredità di ferocia del clan — protagonista negli anni Ottanta e Novanta di una sanguinosa guerra con la famiglia Batti — soprattutto nel campo delle estorsioni e del traffico di droga. Chi non pagava veniva minacciato e pestato selvaggiamente. Ma Davidino è figlio di una Milano dove in questi anni molti mondi imprenditoriali ed economici, tra cui quello della vita notturna, si sono intrecciati con la malavita organizzata. E nei locali più esclusivi della movida il suo nome, nonostante storia e precedenti penali (il clan ha una pagina su Wikipedia), era sempre molto apprezzato: «Non ti preoccupare, noi ti conosciamo», diceva intercettato un uomo al giovane boss.

I fermi scattati martedì 6 settembre riguardano le accuse di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e intestazione fittizia di beni. Non solo cocaina ma anche hashish e marijuana, droghe un tempo «snobbate» dalle organizzazioni mafiose ma oggi sempre più richieste dal mercato anche per via delle nuove qualità di stupefacenti che hanno fatto lievitare i prezzi. Per gestire la rete di narcotraffico lil gruppo usava telefonini criptati. L’operazione della guardia di Finanza di Milano e Pavia ha portato anche al sequestro di due attività imprenditoriali – la Carrozzeria Nuova Milano di via Cimabue a Cormano e il negozio di articoli sportivi Roberto Sport di via Achille Fontanelli – e di mitragliatori da guerra. Il gruppo si riuniva nei due locali commerciali, ma anche in bar e ristoranti: «Ai tre scugnizzi» di via Margaria a Niguarda, al centro commerciale Metropoli, al bar Madama cafè di vicolo dalla Chiesa a Bresso e all’Officina della birra di Bresso.

I 13 fermi rappresentano l’epilogo dell’inchiesta «Metropoli – Hidden Economy» nata da una costola delle indagini su un gruppo di narcos legati alla famiglia calabrese dei Barbaro. L’inchiesta ha permesso di ricostruire i flussi di danaro e rilevare come la carrozzeria – alla cui gestione partecipava l’ex pugile Franco Terlizzi, che era anche intestatario «prestanome» del negozio di articoli sportivi – fosse utilizzata dagli indagati anche per truffe agli istituti assicurativi. Tra i fermati anche un ex appartenente all’Arma dei carabinieri (congedato nel 2012) accusato di aiutare la banda nella formalizzazione delle denunce di finti sinistri automobilistici alla caserma Affori. La banda guidata da Davidino Flachi organizzava i falsi incidenti per poi riparare le auto e lucrare sui risarcimenti. Le indagini hanno portato a individuare le rotte dello stupefacente, con sequestri effettuati anche in Svizzera, estorsioni nei confronti dei clienti morosi ed un traffico di armi anche da guerra, quali mitragliatori Kalashnikov riforniti da cellule calabresi e balcaniche.

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6 settembre 2022 (modifica il 6 settembre 2022 | 12:44)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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