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Dai cavilli alle Asl, i giochetti che boicottano la linea dura del nuovo governo

Medici «bizzarri» che fanno scendere i migranti, cavilli giudiziari impugnati da falangi di avvocati, giannizzeri pro Ong che si schierano, compreso costole della magistratura e lo spregiudicato modus operandi dei talebani dell’accoglienza. Inutile la linea dura se non ci sono norme adeguate a fermare le Ong del mare e se l’offensiva pro migranti, alimentata da gran parte dei media, travolge come un fiume in piena la fragile diga governativa.

La spallata definitiva è arrivata dai medici delle Unità sanitarie marittime, che dipendono dal mistero della Salute e dall’Asl locali, che si sono fatti abbindolare da Ong e migranti. La stessa responsabile sanitaria a bordo della nave Humanity 1 ha detto che si vergognava: «Più erano sani e meno scendevano». In pratica ammette che i 35 migranti a bordo, maggiorenni e vaccinati, erano perfettamente in salute. Allora perché sono stati fatti scendere nonostante il divieto governativo? Anche le immagini degli sbarchi dalle altre navi ribelli mostrano molti ragazzoni, che dovevano essere moribondi o sull’orlo del suicidio, sorridenti e in forma. Il drappello di medici «bizzarri» che li ha visitati ha trovato di tutto dalla scabbia al grave stress psicologico per gli spazi ristretti. Stiamo parlando di gente che ha scelto la via illegale per venire in Italia con un viaggio infernale che dura mesi. In Libia ne hanno passate di tutti i colori, comprese torture, violenze e taglieggiamenti come denunciano di continuo le Ong. Una volta «salvati», dopo aver resistito al peggio, cadono in depressione, a tal punto da dovere essere sbarcati, ma poi, una volta a terra resuscitano come se fosse un miracolo. Forse non si tratta solo di decisioni «bizzarre» ma dettate dal fatto di non avere guai. Duecento medici si sono scagliati contro i colleghi saliti a bordo minacciando di metterli alla gogna e di denunciarli all’Ordine. E chi li ha aizzati? Mediterranea Saving Humans, il cartello italiano pro migranti dell’estremista Casarini e soci, che ieri ha occupato la sede dell’Unità sanitaria marittima a Napoli.

Un altro, possente, sbarramento contro la linea dura è costituito dai cavilli giudiziari e dai richiami al «divino» diritto umanitario interpretato a senso unico dalle Ong. A colpi di ricorsi e carte bollate al Tar o al tribunale dei porti di sbarco, un’agguerrita pattuglia di avvocati in servizio permanente effettivo al fianco delle Ong, scardina ordinanze, decreti, sequestri come se fossero castelli di carte. Le falangi legali già pronte, ancora prima dell’attracco delle navi, vengono subito spalleggiate da gruppi «professionali» di sinistra come l’Associazione nazionale giuristi democratici. E ancora più determinante, anche nell’ultimo braccio di ferro, scendono in campo costole della magistratura nazionale ed europea raggruppate nell’Area democratica per la giustizia. Pure se ci fosse un giudice a Catania, dov’è sbarcato il grosso dei migranti dell’ultimo braccio di ferro, difficilmente oserebbe fermare questo andazzo.

Fra i giannizzeri pro Ong del mare non mancano associazioni combattentistiche, trasformate in movimento politico, come l’Anpi, eredi dei partigiani finanziati dal ministero della Difesa. Per loro far sbarcare i migranti significa difesa della Costituzione contro il governo «fascista».

Nel mondo alla rovescia delle Ong, continuamente alimentato e favorito dalla grancassa mediatica, è il loro modus operandi in mare l’arma più forte e quasi sempre vincente nonostante sia evidente come si sentano superiori alle leggi, agli Stati ed ai governi.

I migranti sono tutti naufraghi anche se non stanno affondando e neppure partono se i trafficanti non hanno sul telefonino la posizione in mare delle navi delle Ong grazie ad una banale app. I comandanti li recuperano in acque di competenza libica o maltese per il soccorso, senza il via libera della nostra Guardia costiera, ma poi pretendono di sbarcare tutti in Italia. Il rodato copione prevede precisi passaggi dopo il recupero in mare: storie lacrimevoli da passare ai media, nave e «ospiti» allo stremo, polemiche ed attacchi alimentati dalla sinistra, dagli intellettuali, dalla chiesa, che finanzia le Ong del mare. Il risultato finale è che tre navi su quattro, coinvolte nell’ultimo «assedio» all’Italia, stanno tornando in mare pronte a ripetere lo stesso copione.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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