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Dagli sport di squadra alle arti marziali: ecco le attività vietate a livello amatoriale

In tutto sono 130 discipline: il divieto è entrato in vigore con il Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte e dal ministro della Salute Roberto Speranza

Si “salva” la canoa, ma non il canottaggio, che si potrà praticare a livello amatoriale soltanto nel singolo. Il divieto colpisce anche  la ginnastica ritmica, nella sua forma di squadra, quella modello farfalle per intenderci. E a proposito di ginnastica, vietate le “attività finalizzate al fitness e alla salute”. Quindi i classici sport di squadra, dal calcio alla pallacanestro, dalla pallavolo alla pallamano, dal rugby al football americano, dal baseball al softball, dall’hockey su pista a quello su prato e sul ghiaccio. Fra gli sport acquatici, oltre alla pallanuoto, divieto anche per il sincro. Quanto agli sport di racchetta, l’unico vietato è lo squash che si gioca in uno spazio chiuso (ma nella lista non c’è il tennis tavolo, che peraltro è uno degli sport praticati senza far parte di una società sportiva). Quindi tutte le arti marziali. In tutto, 130 discipline. È la lista degli sport di contatto vietati, solo a livello amatoriale, pubblicata dal ministero dello Sport. Il divieto è entrato in vigore con il Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte e dal ministro della Salute Roberto Speranza.

PREOCCUPATI – Tranne il calcetto e il calciotto, il basket e quei corsi al confine fra arti marziali e fitness gestiti spesso da centri sportivi che fanno capo a società commerciali e non a società dilettantistiche o associazioni dilettantistiche della filiera Coni-Cip, il divieto non colpisce al cuore queste discipline che vengono generalmente organizzate da federazioni, discipline associate ed enti di promozione, e quindi potranno essere praticate liberamente. Il timore, però, è che il divieto possa essere comunque uno spot negativo per le attività inserite nell’elenco. Pensiamo per esempio agli sport di combattimento, dal judo al taekwondo, che faticano a riprendere nonostante gli sforzi delle tante società sportive del territorio, a volte anche per l’indisponibilità delle palestre scolastiche. L’emergenza Covid sta cambiando pure la “geografia” delle preferenze della famiglie che sono portate a scegliere attività all’aperto.

INTERPRETAZIONI – C’è poi il tema dell’interpretazione delle norme. La domanda più ricorrente è: per giocare a calcio basta l’essere tesserati per un ente o per la federazione o è necessario svolgere delle attività codificate (campionati e allenamenti relativi di squadre partecipanti al torneo) che impongono il rispetto dei protocolli? In attesa di chiarimenti ufficiali prevarrebbe un’interpretazione restrittiva. In pratica a fare la differenza questa volta non sarebbe la verifica della posizione individuale (il tesseramento), ma quella che deve controllare l’inserimento dell’evento o dell’attività nei calendari delle rispettive organizzazioni, federazioni o enti di promozione che siano.

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Fonte: running.gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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