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Dà il negozio in affitto, ma gli affari non ingranano per la pandemia: locale occupato e trasformato in appartamento

“Altro che la vicenda di Ennio Di Lalla, questa è degna del teatro dell’assurdo”. A parlare è il signor Francesco, 73 anni, e la storia è di quelle che fotografano una catena infinita di anomalie.

Una peripezia che racconta della crisi economica in epoca del Coronavirus, della matassa ingarbugliata che circonda il tema dell’emergenza abitativa e di quello che ne consegue, ma anche di una mancanza di applicazione di una condanna per sfratto con morosità – da una parte – e delle difficoltà di rimettersi in carreggiata con un lavoro part time da 400 euro al mese per vivere con il proprio partner, dall’altra. Una storia che, ora, è diventata anche una battaglia a suon di carte.

Il negozio affittato a Torpignattara

Il signor Francesco possiede le mura di un negozio, una “rendita” per lui che lo aiuta ad arrotondare la pensione. Si tratta di un locale di 50 metri quadri a Torpignattara. Il 73enne, quando il virus del Covid-19 inizia a circolare – ma senza che nessuno di noi ne potesse immaginare le conseguenze – lo affitta ad un uomo e una donna. La coppia (nella vita e in affari), a gennaio 2020, da affittuaria, inizia così ad usufruire del locale commerciale, trasformandolo in un salone da parrucchiere con una stanza per lavori da estetista. “Abbiamo firmato il contratto di locazione il primo febbraio del 2020, regolarmente depositato all’Agenzia dell’Entrate”, spiega il signor Francesco a RomaToday sottolineando come, d’accordo con i due imprenditori, l’affitto fosse stato stipulato per 300 euro al mese.

La crisi economica ai tempi del Covid

Il lockdown di marzo 2020, però, ha rimescolato tutte le carte. Già, perché, come spiega l’anziano, “dopo qualche mese sono venuto a sapere dai vicini che abitano nei pressi del negozio, che lì dentro ci viveva qualcuno. Eppure nel contratto è stato espressamente scritto che era vietato cambiare la destinazione d’uso del locale”. Dopo alcuni sopralluoghi, fatti anche dal signor Francesco stesso, il 73enne riesce a mettersi in contatto con gli affittuari: “Mi hanno detto che erano stati costretti a chiudere a causa del lockdown e che, in cerca di altro, avevano dormito lì. Ma solo qualche volta”. 

Scuse, secondo il pensionato che, a gennaio 2021, ha dovuto fare i conti anche con un’altra grana: l’affitto, fino a quel momento pagato, non viene più versato. “Stanco della situazione ho dovuto chiedere lo sfratto con una denuncia alla polizia locale di Roma Capitale”. Un atto che ha portato il giudice del tribunale ordinario di Roma a richiedere lo sfratto per morosità da eseguire con data fissata al 30 giugno del 2021.

Negozio occupato e trasformato in casa di fortuna

“Nonostante la condanna, il mio negozio è ancora occupato”, aggiunge l’anziano. Sì perché “ora lì ci vivono proprio. I due soci non stanno più insieme. La donna ospita in “casa” – perché ora è trattata come tale nonostante sia un negozio – un uomo. I due hanno anche appeso due cartelli, vicino la serranda, con i loro nomi e cognomi. Una sorta di citofono, con tanto di invito a bussare qualora ce ne fosse bisogno. Di giorno, per far entrare un po’ di sole, alzano la serranda e mettono un lenzuolo come tenda”.

Secondo quanto racconta il signor Francesco, quei 50 metri quadri sarebbero stati totalmente stravolti. “L’allaccio del gas non c’è, quello dell’acqua sì. Così come la luce, che invece pagano loro. Hanno anche una lavatrice e, da quanto mi risulta, avrebbero anche alzato un muretto. Tutto abusivo, chiaramente, ricavando così due stanzette”. 

Un caso che, come successo per Ennio Di Lalla, rischia ora di diventare anche politico. Nelle ultime ore, a osservare da vicino la situazione, si è recata Laura Corrotti, consigliere Lega Regione Lazio e responsabile regionale Lega dipartimento Politiche sociali e disabilità: “Il signor Francesco, proprietario dell’immobile, chiede solamente di riavere il locale indietro e maggiori tutele per chi, come lui, si trova al centro di un’ingiustizia sociale e non riceve le giuste garanzie. Dopo il caso di Ennio di Lalla sono sempre di più le persone che prendono coraggio e segnalano questo tipo di abusi nella Capitale: è possibile che il sindaco Gualtieri sia ogni volta all’oscuro di tutto ciò?”.

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La versione degli “occupanti”

La storia, però, ha anche un altro lato della medaglia. Quello di chi ora vive, seppur senza titolo lì, in un quel negozio trasformato in casa di fortuna. Shawnee, questo il nome della donna, nonostante qualche titubanza iniziale ci risponde. A RomaToday racconta la sua verità. “Il signor Francesco ha affittato il negozio a me e al mio vecchio socio e compagno di vita. Abbiamo sempre pagato regolarmente anzi, anche di più perché oltre ai 300 euro mensili pattuiti nel contratto, gli davamo altri 350 euro in nero, al mese”, rivela la donna. Il signor Francesco sulla circostanza, interpellato, “smentisce assolutamente” la cifra presa in nero e, anzia, minaccia di “denunciare” il tutto alle Autorità per diffamazione. 

Shawnee non ci sta e spiega come la sua vita sia stata radicalmente stravolta. “Vivevo con il mio ex socio, ci siamo lasciati. La crisi del Covid e il lockdown hanno mandato in fumo anche gli affari. Abbiamo chiuso il negozio e con il nuovo compagno – conosciuto nel frattempo – ci siamo appoggiati qui”. L’appartamento, così, diventa come una casa. Un rifugio di fortuna perché Shawnee, spiega, convive ora con un uomo agli arresti domiciliari, Marco: “La mia storia è assurda. Ho chiesto la giudice di eleggere domicilio da mio fratello, lo ha rigettato e sono stato messo qui ai domiciliari”, ci racconta. I due, senza lavoro e senza una abitazione, vedono nel negozio l’unica soluzione possibile. 

Dove i due vivono, sembra un magazzino. Da una parte dei 50 metri quadri ci sono ancora gli attrezzi del mestiere da parrucchiere e da estetista. Ci sono lettini, lampade e attrezzi per sistemare i capelli. “Il muretto che il signor Francesco dice essere abusivo, fa parte della cabina estetica – dice Shawnee – non lo abbiamo tirato su noi per farci una stanza da letto. Lo sapeva benisismo che era stato fatto. Noi dormiamo per terra, su un materasso che ci hanno regalato”. 

“Non sappiamo dove andare”, incalza la donna che da poco ha trovato un impiego part time, in una ditte di pulizie: 400 euro al mese “scarse”, per 18 ore di lavoro. L’unica entrata della coppia visto che Marco è senza lavoro: “Sono disoccupato ora, adesso vista la mia condizione è difficile trovare un’entrata”. I due, “senza radio, né tv” raccontano di passare le giornate prevalentemente “chiusi a giocare a carte” tra di loro e, come si legge dal cartello, quando polizia e carabinieri passano per controllare la posizione di Marco, devono bussare contro la serranda abbassata per farsi aprire.

“Fino a gennaio 2021 abbiamo pagato l’affitto con regolarità, poi i soldi mancavano. Chiediamo tempo per rimetterci in marcia. La casa non si trova così, dall’oggi al domani. Chiedono una caparra e garanzie. Non abbiamo neanche un’auto e non sapremo dove andare a dormire – aggiungono i due – Speriamo in un aiuto da parte delle Istituzioni e che la fortuna ci assista”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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