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Crisanti candidato con il Pd: «Sul Covid scelte sbagliate, servono tecnici. Speranza vittima del sistema»

Andrea Crisanti, 67 anni, sarà capolista della circoscrizione Europa
Andrea Crisanti, 67 anni, sarà capolista della circoscrizione Europa

È stato tra i virologi-star protagonisti della pandemia, una delle voci più critiche sulla gestione della seconda ondata di Covid-19. Cambia settore, ma il campo in cui si muoverà, garantisce, rimarrà quello della scienza. Andrea Crisanti, 67 anni, microbiologo e direttore del dipartimento di microbiologia molecolare dell’Università di Padova, già ricercatore all’Imperial College di Londra, sarà capolista per il Partito democratico nella circoscrizione Europa in vista delle elezioni politiche del 25 settembre 2022.


Professor Crisanti, nel 2020, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle le chiesero di candidarsi nel collegio suppletivo Verona Nord. Lei rifiutò, dicendo che si sentiva più utile come ricercatore e rimandando i pensieri sulla politica a dopo la pensione. Cosa le ha fatto cambiare idea?
«In una situazione come quella che sta vivendo l’Italia – di emergenza economica, di sanità pubblica, di crisi energetica e sociale – penso che ci sia bisogno di un impegno dei tecnici in politica. Nessuna decisione basata sui dati è neutrale, ci vuole dunque una sensibilità sociale per poterla applicare. Il parere della scienza non è stato ascoltato a sufficienza, pur in una fase in cui il suo contributo è fondamentale. Penso che sia questa la giustificazione della mia candidatura».

Nel biennio di Covid-19 la sua è stata una voce di riferimento e, al contempo, tra le più critiche sulle scelte dell’Italia in ambito sanitario. Quanto ha influito la pandemia sulla sua discesa in campo?
«Sono stata una delle voci più critiche nelle scelte di contenimento della seconda ondata perché fondamentalmente erano sbagliate, prese senza tenere in considerazione i dati. La Regione Veneto ha acquistato centinaia di migliaia di tamponi sulla base di una valutazione scientifica falsa, ce ne rendiamo conto? Ecco, questa è la ragione per cui scendo in campo in politica».

Resta centrato sull’operato della Regione Veneto, di cui ha criticato ampiamente il governatore Luca Zaia, anche se scende in campo con la casacca del Pd nella circoscrizione Europa.
«Certamente, l’attenzione rimane anche a livello locale. Mi sento onorato dal collocamento nella lista Europa, perché anche sul piano personale dice molto della mia storia familiare. Ho vissuto per 30 anni all’estero. E poi non sarei chi sono oggi senza il contributo che mio zio, partito per l’America, diede alla mia famiglia, permettendomi di studiare».

Durante la pandemia, ha contestato molte decisioni del Ministero guidato da Roberto Speranza, che fa ora parte del suo stesso campo.
«Sull’operato Ministro Speranza non sono mai entrato in polemica. Penso che sia stato vittima di un sistema, tutto italiano, fatto di tecnici scelti prima del suo arrivo, fondamentalmente sulla base di appartenenza politiche e lottizzazioni».

Quale giudizio dà alle riforme che ha avviato per il riordino degli Irccs e il potenziamento della ricerca per favorire il trasferimento delle innovazioni sul territorio?
«Penso che l’Italia, nell’ambito della sanità, abbia bisogno di una riforma strutturale. Le università e gli istituti di ricerca scientifica dovrebbero essere dissociati dal sistema sanitario nazionale perché perseguono obiettivi diversi. Il sistema sanitario nazionale ha l’obiettivo e il dovere di fornire a tutti i cittadini un’assistenza tempestiva, efficace e in linea con le linee guida nazionali e internazionali. L’università, invece, ha lo scopo di investigare e sperimentare nuovi approcci terapeutici e di ricerca. In questo momento, purtroppo, le due cose sono in conflitto e nel nostro Paese non si fa ricerca clinica all’avanguardia. Non è un caso che in Italia non siano stati sviluppati farmaci e vaccini contro il Covid: è il risultato della struttura. Oltre ai problemi strutturali, ce ne sono altri di governance. Ritengo che non sia possibile che un singolo ente, la regione, sia in grado di legiferare, di gestire i budget, assegnare risorse, nominare dirigenti e autogovernarsi. Non accade da nessuna altra parte al mondo».

L’infettivologo Matteo Bassetti si è detto disponibile a ricoprire la carica di ministro della Salute. Che cosa ne pensa di questa ipotesi?
«Penso che Bassetti sia una brava persona, e sicuramente agisca in buona fede, quindi non commento le sue scelte. Penso però che, se uno ambisce a fare il ministro con un ruolo tecnico, debba mettersi in gioco e cercare i voti. La sua scelta di non candidarsi è un atteggiamento diverso dal mio».

La campagna elettorale entra nel vivo. Il segretario della Lega Matteo Salvini ha commentato la sua discesa in campo con un tweet pungente. Ha scritto: «Il tele-virologo Crisanti candidato col PD. Credo che ora si capiscano tante cose».
«Penso che Salvini sia un tele-mistificatore, con tutte le bugie che ha detto agli italiani in questi anni. Coloro che lo votano sono come galline che vanno a pranzo con la volpe. Non ho nessuna intenzione di rivolgere attacchi personali, ma non significa che non risponderò dialetticamente a determinate prese di posizione. In ogni caso, preferisco fare una lotta sulle idee e sul futuro dell’Italia».

Il tempo a disposizione è poco. Su cosa premerà l’acceleratore in vista del 25 settembre? E per quali battaglie si mette a disposizione?
«La mia è una formazione in ambito sanitario, ma penso di poter dare un contributo importante anche con l’esperienza maturata in campo scientifico e della ricerca più in generale. Ci sono poi tematiche specifiche che riguardano il livello di rappresentanza degli italiani residenti all’estero, davvero ridicolo. È un dato a cui va posto rimedio. Ma la vera sfida di queste elezioni si gioca sul recupero delle persone che si sentono emarginate, al di fuori della vita sociale e politica e non hanno alcuna speranza nel futuro».

Alle ultime elezioni amministrative nella città di Padova, suo figlio Giulio Crisanti si è candidato per Coalizione Civica (lista a supporto del civico di centrosinistra Sergio Giordani, ndr). Anche lui l’ha spinta a scendere in campo per le politiche 2022?
«In questa scelta, presa con convinzione, sono supportato da mia moglie Nicoletta e naturalmente da mio figlio Giulio. A loro mi unisce un profondo sentimento di solidarietà e di condivisione di valore verso la cosa più giusta».

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16 agosto 2022 (modifica il 16 agosto 2022 | 13:12)

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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