Viva Italia

Informazione libera e indipendente

Covid, tamponi rapidi sotto accusa: “Un risultato su due è errato”

Veloci, comodi, ideali per screening di massa. “Ma poco affidabili”, ripetono in coro da giorni gli esperti, e non solo. I tamponi anti-Covid rapidi stanno diventando il punto dolente della lotta di fine anno alla pandemia. Il dito puntato arriva da più parti.

Da Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute, che ha spiegato: “Sono il vero tallone d’Achille, perché nel migliore dei casi lasciano scoperto un 30% di falsi negativi, quindi infetti che acquisiscono il green pass e contagiano mediamente tra le 6 e le 7 persone, determinando un meccanismo di crescita”. Non a caso uno studio pubblicato lo scorso anno su Future Virology ha evidenziato un dato preoccupante: quasi una volta su due i risultati di questo tipo di esame erano sbagliati, con un alto tasso di falsi negativi. Poi c’è il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca, che si è unito al gruppo di scienziati più che scettici. “Sono test con una sensibilità estremamente bassa – ha osservato – tanto che i casi positivi sono attualmente rilevati dallo 0,2% dei test rapidi e dal 6% dei molecolari. Inoltre abbiamo oltre il 50% di falsi negativi”.

Contagi, l’allarme degli anestesisti: rischio intasamento intensive entro un mese

Il governo ci ripensa?

È più di una sensazione quella che fa ritenere che il governo stia valutando, quanto all’utilizzo dei test rapidi, di tornare sui propri passi. Il segnale, in questi giorni, è arrivato da Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, che in conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio regionale Covid-19 della Cabina di regia, rispondendo alla domanda sul problema dell’affidabilità dei tamponi rapidi, evidenziato da più esperti, ha sottolineato: “I test antigenici rapidi possono avere una sensibilità inferiore con risultati falsi negativi”, anche se subito dopo ha precisato: “Ma con la variante Delta la carica virale è più elevata e quindi si dovrebbe avere di meno questo problema. D’altronde i test antigenici molecolari sono più complessi ed è difficile ripeterli nel tempo. La valutazione dell’uso va fatta sulla base del momento”.

Covid, test antigenici salivari rapidi non sono validi per Green Pass

A caccia del tampone migliore: il molecolare

Quindi qual è il tampone migliore a cui affidarsi per un responso sicuro sul proprio stato di presunto contagio da Covid? Per fare chiarezza interviene Giovanni Maga, virologo, direttore del Cnr di Pavia. “Distinguiamo innazitutto ciò che ora è disponibile. Abbiamo i tamponi molecolari, quelli antigenici e i salivari – spiega – . I primi, messi a punto nel 2020, possono essere naso-faringei, e hanno il 100% di affidabilità. Oppure, se praticati in gola, lo sono al 95%. Parliamo comunque del test più affidabile in assoluto, che dà sicurezza nel rilevare anche una bassa carica virale, e pure per il tasso di precisione. Per cui ha pochi falsi negativi”.

“Il molecolare oro-naso-faringeo è molto sensibile: preleva del muco che poi viene sottoposto a test per la ricerca del genoma del virus. E, anche se in partenza la quantità di virus nel campione prelevato è scarsa, grazie alla tecnica di amplificazione che caratterizza questo tampone, è possibile arrivare comunque a risultato”.

Covid, ecco quando fare il tampone: i sette sintomi che predicono l’infezione

L’antigenico che rileva solo le proteine

Il secondo “concorrente” nella competizione della caccia al virus è il tampone nasale antigenico. “È diverso dal molecolare perché non va a cercare il genoma del virus, ma rileva solo la presenza delle proteine – prosegue Maga – . E poi, diversamente dal primo, che richiede un’analisi in laboratorio e almeno un paio di giorni per l’esito (ma non può coprire un arco temporale di oltre 72 ore) è un test rapido: dura in tutto circa mezz’ora. Tanto veloce da poter essere eseguito anche in farmacia, cosa che sta avvenendo per chi deve andare al lavoro e non è stato vaccinato, o per gli studenti a contatto con un positivo in classe”.

Ma qualche problema lo presenta, anche secondo Maga. “Siccome non c’è amplificazione, se la carica virale è bassa può non essere rilevata – precisa l’esperto – . La conseguenza? Un tasso di falsi negativi del 20-30%”. Una “attenuante” arriva dalla variante Delta che, innescando un’alta carica virale dovrebbe poter consentire anche a questo test poco sensibile di intercettare una buona parte di positivi, ma – insistono gli esperti – “comunque non tutti”.

Covid, così siamo riusciti a capire quanto è alta la carica virale di un malato

Il test che esamina la saliva

Il terzo arrivato tra i tamponi, utilizzato soprattutto nelle scuole, quindi su vasta scala, è quello salivare. Che preleva, appunto, un campione della saliva. “L’unica che può dare una certa affidabilità è l’analisi molecolare, perché può cercare il genoma del virus e amplificarlo – insiste Maga – . Ma al momento questo tampone non è accuratissimo: ha una sensibilità del 70-80%, se fatto in un laboratorio attrezzato. Ed essendo molecolare lo deve essere per forza, non si può eseguire in farmacia. Quanto al test antigenico salivare (che ricerca proteine nella saliva) non è assolutamente da fare perché poco affidabile”.

“Quindi al momento abbiamo due opzioni: il tampone molecolare, meglio se dalla mucosa naso-gola e quello antigenico rapido – riassume il virologo – . Il secondo ha il vantaggio della rapidità, suggerito per portare a termine screening su un gran numero di persone, ma se volessimo declinarlo con criterio di equivalenza al fatto di avere un’immunità da vaccino, come quella che garantisce il Green pass, allora i dubbi sull’attendibilità sarebbero giustificati: sul momento può essere negativo al Covid, ma entro le 48 ore la persona che l’ha fatto potrebbe risultare positiva”. 

Covid, Rezza: “L’uso dei tamponi va valutato in base alla situazione epidemiologica”

Crisanti cita uno studio italiano

Sul tema dell’affidabilità dei tamponi rapidi si inserisce pure il professor Andrea Crisanti che, al riguardo, cita i risultati a cui è pervenuto uno studio italiano. Partendo da ciò che avviene in Veneto. “I test rapidi antigenici utilizzati in Veneto per il tracciamento del Coronavirus si lasciano sfuggire tre positivi ogni dieci – sottolinea Crisanti – , con una percentuale di falsi negativi che si attesta al 30%”. E prosegue: “Uno studio italiano si pone sulla stessa linea, peggiorando ancora il quadro: dà al test rapido una sensibilità pari al 50%, ossia riesce a identificare un caso positivo su due, e i test salivari, sia quello molecolare classico sia quello antigenico rapido, mostrano una sensibilità compresa fra il 20% e il 30%”.

La ricerca a cui si riferisce Crisanti è stata condotta tempo fa dalla Task force Coronavirus attiva al Centro di biotecnologie avanzate Ceinge di Napoli, e finanziata dalla Regione Campania. Ha interessato pazienti con Covid in diverse fasi della malattia, positivi al tampone molecolare naso-oro-faringeo, ricoverati presso i reparti dedicati dell’Aou Federico II. Per ognuno di essi sono stati raccolti campione con un tampone naso-oro-faringeo e cellule della muscosa della bocca e saliva. I campioni sono stati quindi analizzati con la tecnica classica Rt-Pcr, che amplifica il materiale genetico del virus e con il test rapido antigenico.

La ricerca della Task force anti-Covid campana

“Si ritiene che i test rapidi basati sulla ricerca antigenica di Covid per ora non offrano sufficienti garanzie in termini di percentuale di casi positivi identificati”, evidenzia la relazione firmata dai responsabili del laboratorio della Task force coronavirus, Ettore Capoluongo, Giuseppe Castaldo e Massimo Zollo. “È verosimile che, se il test antigenico o il prelievo salivare venissero applicati a soggetti asintomatici o con sintomi meno severi rispetto a quelli ricoverati (presumibilmente con carica virale più bassa), la sensibilità diagnostica potrebbe essere ancora più bassa”, proseguono i ricercatori. Di conseguenza, osservano, “il loro impiego clinico sarebbe assolutamente da evitare, soprattutto se il prelievo oro-naso-faringeo venisse effettuato da personale medico non adeguatamente addestrato, se i test venissero eseguiti al di fuori del contesto di un laboratorio, da parte di professionalità non esperte nella interpretazione del dato e dei possibili errori metodologici, e senza un adeguato programma di controllo di qualità che il laboratorio comunemente esegue”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *