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Covid, scuola: niente corsi di recupero


Niente recupero delle insufficienze, i corsi per gli studenti non partono. Sarebbero dovuti iniziare dal primo settembre, ma per ora non c’è traccia. O quasi. Il motivo? Per i docenti non è prevista una retribuzione e gli istituti, ancora tutti da sistemare, non sono pronti ad accogliere i ragazzi. E allora è tutto rimandato, in attesa che la scuola riesca davvero a rimettersi in moto.

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Corsi di recupero

L’idea di avviare i cosiddetti corsi di recupero per le scuole superiori nasce dalla necessità di riprendere quelle materie e quegli argomenti tralasciati durante la didattica a distanza, soprattutto per gli studenti in difficoltà che, a fine anno, sono stati ammessi alla classe successiva ma hanno avuto in pagella delle insufficienze. Non si tratta quindi dei corsi di recupero come quelli degli anni passati: innanzitutto perché non ci sono stati scrutini sospesi a giugno con i ragazzi tutti promossi e non ci sarà alcun esame a valutare gli studenti prima della promozione finale. E le lezioni di recupero non vengono finanziate come negli anni passati.

I corsi di recupero, nati con l’allora ministro all’istruzione Beppe Fioroni, hanno sempre avuto un finanziamento ad hoc: nel 2007 si trattava di 50 euro l’ora, a mano a mano le risorse sono andate scemando e quindi anche la quantità delle ore di lezione in più. Le scuole che possono si finanziano anche con fondi propri. Ma quest’anno si tratta di un’altra procedura: il ministero dell’Istruzione ha lanciato i Pia e Pai, vale a dire i Piani di integrazione degli apprendimenti e i Piani di apprendimento individualizzato, per sostenere gli alunni con maggiori carenze, accumulate anche durante la didattica a distanza.

Ma nelle prime due settimane di settembre, quando si sarebbero dovuti avviare i corsi, i docenti che decidono di partecipare non vengono retribuiti perché svolgono “attività ordinaria”: così è stato comunicato dal ministero dell’istruzione con una circolare alle scuole.
A questo punto non saranno molti quelli che decideranno di rientrare in presenza, con non pochi problemi per i dirigenti scolastici. «Nel momento in cui si parla di attività ordinaria – spiega il presidente dei presidi del Lazio, dell’Anp, Mario Rusconi – il preside che vuole coinvolgere i docenti deve fare un ordine di servizio specifico, che renda obbligatoria la partecipazione. Ma è evidente che nessuno si sente di farlo, soprattutto adesso e con tutti i problemi che ci sono nelle scuole».

BATTAGLIA LEGALE
Dello stesso avviso anche la Uil scuola che si prepara ad una battaglia legale, impugnando la circolare ministeriale che andrebbe contro il contratto dei docenti: «Le ricadute dirette riguarderanno i dirigenti scolastici – spiega il segretario Pino Turi – lasciati a decidere se seguire la circolare del ministero, che non prevede pagamenti aggiuntivi, o seguire il contratto: chi, applicando la nota palesemente illegittima, si troverà a disapplicare il contratto, ne dovrà rispondere direttamente. Ci riserviamo quindi di adire il giudice, ma lo faremo dopo la partenza dell’anno scolastico, la legge ci dà 60 giorni di tempo per farlo, in via amministrativa, e senza limiti al giudice ordinario, per consentire la riapertura delle scuole in presenza e in sicurezza».

Per il momento quindi i corsi non ci saranno o comunque si organizzeranno al lumicino. Anche perché il problema non è solo economico: in questi giorni le scuole sono in piena programmazione e, soprattutto, sono ancora senza aule aggiuntive e senza i nuovi banchi monoposto. Cattedre e vecchi banchi nei corridoi, prove generali di lezione in aula magna e misurazioni continue, centimetro alla mano, per capire come allestire le classi.

LA VIA D’USCITA
Tanti istituti stanno ancora studiando come riaprire in sicurezza. «Come facciamo ad avviare le lezioni con i corsi in presenza il primo settembre – chiede la preside Cristina Costarelli del liceo scientifico Newton di Roma – con le scuole ancora tutte da organizzare? Avvieremo i corsi durante l’anno scolastico, dopo il 14 settembre quando tutto sarà sistemato». Durante l’anno infatti i corsi potranno svolgersi come ore aggiuntive per i docenti, quindi verranno retribuiti per farlo. Ma non solo: molti dirigenti stanno pensando di fare questi corsi durante le normali ore di lezione senza ricorrere ad ore aggiuntive. «Facciamo già tanta fatica a garantire le ore standard mattutine – conclude Rusconi – figuriamoci come sarebbe possibile avviare i corsi anche di pomeriggio o comunque fuori orario. Quest’anno è tutto troppo complicato». 
 

Ultimo aggiornamento: 00:11


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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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