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Covid, Milano rischia il lockdown: «Non è escluso che diventi zona rossa»

MILANO — Il titolo di giornata lo dà Massimo Galli, che dirigendo le Malattie infettive del Sacco, ha cognizione di causa e occhio sugli scherzi del trend: «Quella che stiamo per vivere è la battaglia di Milano». Il nemico pur essendo lo stesso degli ultimi otto mesi resta poco noto. «A marzo ero preoccupato succedesse quello che viviamo oggi, poi ci salvò il lockdown: ora dobbiamo invertire la tendenza entro 15-20 giorni per evitare interventi più drastici».

«Lockdown a tempo determinato è inevitabile»

In realtà ieri, qualcuno che evocava la possibilità di un orizzonte in termini di «zona rossa» per la città c’era. «Ora come ora non la si può escludere — ipotizza il direttore generale Welfare Marco Trivelli —. Per i numeri che ci sono adesso, il tipo di urbanizzazione e altri fenomeni semplici da comprendere è da guardare con grandissima attenzione e quindi non è da escludere nessuna misura». Provvedimenti complessi, perché escono dalla sfera sanitaria e travolgerebbero quella «nuova normalità» di convivenza col virus più volte evocata dal Governo come linea generale per il Paese. Milano, come altre metropoli europee, paga la sua densità abitativa. Ancora ieri dei nuovi 4.125 casi (con 29 decessi) registrati in Lombardia, la metà era in provincia di Milano e 917 in città. È il motivo per cui anche il responsabile di Epidemiologia dell’Ats Giampiero Russo avanza l’ipotesi di un lockdown a tempo determinato: «Magari un paio di settimane, proseguendo con altre chiusure a fisarmonica. Questo è inevitabile con un Rt arrivato a 2,35. Oggi Milano è come Lodi a inizio marzo». La consapevolezza e gli strumenti a disposizione potrebbero consentire una stretta più breve che in primavera.

Il reparto al Portello

L’emergenza di giornata resta legata al crescendo costante di ricoveri. Ieri ai 174 registrati in Lombardia nelle degenze ordinarie (totale 1.695), se ne sono sommati 22 in terapia intensiva, portando il totale a 156, quindi sopra quella soglia stabilita per riaprire l’ospedale delle rianimazioni Covid in Fiera, che da oggi tornerà ad ospitare pazienti, facendo da cuscinetto ai buchi che si creeranno negli hub. Con 153 posti intensivi, suddivisi in quattro moduli da 14 posti, tre da 16 e sette da sette. Ha inaugurato invece al San Raffaele anche uno dei due «palloni» nelle tensostrutture sportive del campus universitario adibiti a terapie intensive, da 10 e da 14 posti letto. Erano state allestite in tempi record, ad aprile, con la raccolta fondi lanciata da Chiara Ferragni e Fedez e al momento ospitano già otto pazienti.

Il tracciamento fai da te e l’sms

Intanto qualcosa si muove per raddrizzare le criticità legate al tracciamento dei contagi. Con Ats che come ha spiegato nei giorni scorsi non riesce più a star dietro al tradizionale meccanismo delle interviste per risalire e isolare i contatti stretti. «Per questo da ieri abbiamo lanciato un nuovo sistema: le persone positive ricevono un sms con un link che rimanda a un questionario in cui si registra la propria condizione e tutti i sintomi. Il sistema lo collegherà al medico di base che così potrà capire le situazioni più a rischio da monitorare in modo più rapido e stringente», spiega il direttore sanitario di Ats Vittorio Demicheli. Ats che negli ultimi giorni sta rafforzando il sistema di «auto-tracciamento», con il positivo che collabora nella definizione delle persone che ha incontrato. Demicheli è tornato anche sulla crescente «ossessione da tamponi»: «È un’illusione pensare di frenare il contagio solo moltiplicando il numero dei test. A Milano la capacità è ormai quintuplicata, ma quello è un esame che rappresenta l’istantanea di un momento».

Allarmi negli ospedali

La nuova emergenza di questi giorni riguarda il ritorno del virus all’interno di ospedali e Rsa, che si pensavano schermati da i nuovi protocolli. Dopo il caso del reparto di Cardiologia del Sacco («ormai circoscritto, è arrivato dall’esterno», ha spiegato Massimo Galli) e un cluster con una ventina di dipendenti positivi al Galeazzi («ma le attività dell’ospedale proseguono regolarmente», ha spiegato il direttore sanitario Fabrizio Pregliasco), preoccupano i primi nuovi casi registrati nei giorni scorsi alPio Albergo Trivulzio, con 14 ospiti e 5 dipendenti trovati positivi. Il Pat, che in primavera fu travolto dal contagio, ha annunciato che «stante l’incremento della curva epidemica, i ricoveri in cure intermedie sono sospesi fino a domenica e le palestre di degenza sono temporaneamente chiuse». Anche in una Rsa di Cesano Boscone, ci sono 23 persone contagiate.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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