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Covid, governo valuta la stretta: locali chiusi alle 22, esercito per i controlli. Più contagi che ad aprile


L’assalto del Covid-19 non si ferma. La seconda ondata dell’epidemia, che ha già colpito molti Paesi europei, gonfia i muscoli anche in Italia: 27 morti e 2.844 positivi (con circa 1.400 tamponi in meno), il picco più alto registrato da aprile quando il Paese era in pieno lockdown. Così il capo dello Stato Sergio Mattarella manifesta «preoccupazione per l’aumento del ritmo del contagio e per le vittime che giorno per giorno continuiamo a registrare». E il governo decide di rafforzare i controlli, schierando l’esercito. L’obiettivo: limitare la movida, gli assembramenti nei luoghi pubblici, garantire il rispetto dell’uso delle mascherine anche all’aperto nelle Regioni dove sono obbligatorie.

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L’approccio nell’adozione di nuove strette è però prudente. Oggi o domani il premier Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto si incontreranno per decidere il nuovo Dpcm con le misure anti-Covid, che verranno illustrare martedì da Speranza in Parlamento. In base a ciò che filtra, l’esecutivo cercherà di evitare «inutili allarmismi», in forza del principio di «azioni proporzionate alla curva dei contagi». Così il Dpcm che verrà varato non «conterrà grandi novità» rispetto al provvedimento del 7 settembre.

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MASSIMA CAUTELA
La cautela è tale che al momento si esclude anche l’introduzione dell’obbligo della mascherina all’aperto su tutto il territorio nazionale. Come viene escluso il divieto di assembramenti in casa e fuori, fissando il limite di 6-10 persone. «Nulla è ancora deciso», spiega una fonte di governo, «ogni misura verrà decisa in ragione di come si muoverà la curva dei contagi. Ed è prevedibile che il Dpcm per ora non contenga un’estensione dell’obbligo delle mascherine, né ulteriori divieti di assembramento e neppure un anticipo della chiusura serale di bar e ristoranti» per limitare la movida.
Ma se la curva dei contagi dovesse continuare a salire – in prima linea ora non c’è solo la Lombardia, ma anche la Campania e il Lazio – il governo «interverrà tempestivamente». Introdurrà le nuove strette (mascherine, assembramenti, stop movida serale) che non riguarderanno però le attività produttive e neppure le scuole: «La prosecuzione dell’anno scolastico e la tenuta dell’economia sono un imperativo».

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Se poi la situazione dovesse precipitare, per limitare i contagi si ripercorreranno in senso inverso le riaperture della scorsa primavera. I primi a chiudere sarebbero cinema, teatri, palestre. Poi, se vi fosse un ulteriore aggravamento, sarebbe la volta di parrucchieri e centri estetici e a seguire bar e ristoranti. Per ultimi i negozi. Viene escluso il lockdown nazionale: si continuerà a procedere con zone rosse territoriali.
In queste ore la parola d’ordine è però «prevenzione». L’obiettivo: limitare la diffusione dell’epidemia facendo rispettare le ordinanze locali e nazionali. Da qui la decisione del Viminale di inviare una circolare ai prefetti, invitandoli a rafforzare i controlli anti-movida «al fine di limitare il rischio del contagio», utilizzando le forze dell’ordine e «il personale militare appartenente al dispositivo Strade Sicure». Insomma, l’esercito è in campo.
IL NODO DEL TRACCIAMENTO
Questo perché cresce l’allarme. Il timore degli esperti del Comitato tecnico scientifico è che «l’epidemia sfugga di mano»: «Sopra i 3.000-3.500 contagi al giorno», spiega chi segue il dossier, «sarebbe impossibile garantire il contact tracing: gli Uffici territoriali di prevenzione non riuscirebbero più a tracciare e individuare tutte le persone, che in media sono una quarantina, entrate in contatto con chi è risultato positivo e fare il tampone». Spiegazione: «La riapertura delle scuole e l’ondata di nuovi casi nelle classi ha moltiplicato il lavoro degli Uffici territoriali». Potenziati rispetto all’inizio dell’epidemia, ma non ancora abbastanza.

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In questa situazione, continua la campagna del governo per invitare i cittadini a scaricare l’app Immuni e a essere «prudenti» e «rispettosi delle regole». «Siamo riusciti ad affrontare la fase più dura» dell’emergenza, avverte Conte, «ma la soglia di attenzione deve essere alta. Non possiamo permetterci di abbassarla. I sacrifici fatti si disperderebbero in un baleno». E aggiunge il premier: «A volte, soprattutto all’estero, si parla in modo enfatico di modello Italia», ma se è vero che «abbiamo affrontato la parte più dura» della pandemia, «ora non possiamo cullarci sugli allori».

Ultimo aggiornamento: 13:21


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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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