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Covid: dal calcetto alla boxe, sport amatoriale trema

Dal calcetto al pugilato, passando per le arti marziali, il basket, la pallavolo e il beach volley, in vista del prossimo dpcm trema il mondo degli sport amatoriali di contatto. Un mondo variegato e composto da circa 10 milioni di appassionati, la maggior parte dei quali rischia di dover interrompere la propria attività, per non parlare delle migliaia di società sportive, operatori e tecnici che si collocano in questo settore.

C’è in ballo la stessa sopravvivenza, messa già a dura prova durante il primo lockdown di marzo-aprile. Al momento invece non rischierebbero il nuoto, la palestra che può essere utilizzata per body building e fitness con distanziamenti e mascherine (sempre previa autocertificazione), il tennis e il padel, il footing e il running e tutti gli altri sport individuali che non prevedono contatto. Tra le discipline più colpite figurano il calcio, il calcio a 5 e a 8 che rappresentano una fetta importante dello sport amatoriale. Addio così al calcetto, ma non solo: stop anche a tutte le ‘partitella’ di sport come il basket e la pallavolo, solo nelle forme spontanee tra amici e appassionati.

Il lockdown sportivo non riguarderebbe invece le ASD e SSD le cui squadre partecipano ai campionati dilettantistici, anche giovanili, e che già rispettano i protocolli approvati dal Dipartimento sport del governo. Sempre in ambito amatoriale, stop anche a beach volley, danza e balli di gruppo, pugilato e arti marziali, con queste ultime che presentano le maggiori criticità. Ci sono palestre che vivono di corsi settimanali, alcune delle quali non hanno ancora riaperto dopo il primo lockdown. “Siamo stati tra gli ultimi a ripartire dopo lo stop e rischiamo di essere i primi a richiudere”, lamenta qualcuno. Nella Fijlkam (Federazione italiana judo lotta karate arti marziali), sono oltre 3000 le società sportive affiliate in tutta Italia e 8000 insegnanti tecnici, che vanno dall’alto all’amatoriale. Chi si occupa solo di quest’ultimo settore, resterebbe a braccia conserte fino a nuove disposizioni. Per ora, l’80% delle strutture che si rivolgono a queste discipline hanno riaperto, ma con costi di gestione e sanificazione oltre che con un numero di tesserati ridotto. Nel pugilato, le cose non vanno meglio. Ripartita l’attività dilettantistica a fine luglio, dopo appena tre mesi gran parte di questa rischierebbe di vivere un nuovo e decisivo stop.

Si parla di 923 palestre affiliate su tutto il territorio nazionale e di queste 24 sono solo amatoriali, quindi a rischio chiusura totale. Le restanti si occupano anche del pugilato agonista (dilettanti e professionisti AOB e PRO) e chiuderebbero solo i corsi di boxe amatoriale, che si rivolgono a un bacino di 16.581 tesserati, oltre che a 2.548 tecnici sportivi tesserati che dovrebbero concentrarsi solo sugli agonisti. Grande preoccupazione anche tra gli Enti di promozione sportiva per tutti gli sport di base che non rientrano nell’ambito degli eventi organizzati dalle federazioni, ma che comunque rispettano lo stesso rigore dei protocolli applicati da quest’ultime: “Non si faccia discriminazione tra organismi sportivi”, l’appello già lanciato da diversi enti tra cui Csi, Uisp e Us Acli.  
   

Fonte: ansa.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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