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Covid, c’è legame tra le varianti e l’aumento dei contagi. Ma i vaccini scongiureranno l’arrivo di una terza…

1 – Che cosa sono le varianti?

Tutti i virus vanno incontro a cambiamenti e anche il Sars-CoV-2 non sfugge a questo fenomeno dovuto a processi di evoluzione e adattamento. La maggior parte delle varianti dell’agente patogeno responsabile del Covid non hanno mostrato un impatto significativo nella sua diffusione, mentre alcune mutazioni o combinazioni di mutazioni possono fornire al virus un vantaggio selettivo come un’aumentata trasmissibilità o capacità di eludere le risposte dell’organismo.

2 – Quali sono le varianti ritenute temibili?

Sono tre, identificate con altrettanti codici, ma comunemente indicate con la «nazionalità»: inglese (o britannica o Uk), sudafricana e brasiliana. Questi tre ceppi impensieriscono di più i ricercatori perché hanno determinato l’aumento della diffusione dell’epidemia e il peggioramento della situazione epidemiologica nelle aree in cui hanno avuto origine (fonte European centre for desease prevention and control, Ecdc).

3 – Cosa sappiamo della variante inglese?

La cosiddetta Voc 202012/01 è stata identificata per la prima volta nel Sudest del Regno Unito nel dicembre del 2020, ma probabilmente era presente già da settembre. È diventata predominante in Uk. Caratterizzata da «un significativo aumento di trasmissibilità» ha contribuito all’aumento di casi, ricoveri in ospedale e morti. Studi preliminari portano a escludere che questo ceppo sia causa di forme più gravi di Covid o che colpisca gruppi di popolazione diversi per età da quelli colpiti dal ceppo originario. Un’indagine lampo dell’Istituto superiore di Sanità, basata sul sequenziamento di circa 800 campioni, ha accertato che la VOC 202012/01 in Italia ha un’incidenza del 17,8% e che nel giro di 6 settimane diverrà prevalente. È ormai diffusa in tutti i Paesi europei.

4 – E le altre due varianti?

Quella sudafricana è stata registrata per la prima volta appunto in Sudafrica nel dicembre 2020, anch’essa caratterizzata da alta trasmissibilità, ma non causa sintomi più gravi. Sta circolando in oltre 10 Paesi europei, in Italia il virus mutato è stato sequenziato in un cittadino che faceva ritorno da Città del Capo. La variante brasiliana viene dall’Amazzonia, in Brasile, la sua presenza è stata segnalata in Giappone e Sud Corea. Focolai dovuti a questo ceppo sono stati localizzati a Perugia e Chiusi. Sono in corso indagini per calcolare la diffusione.

5 – I vaccini funzionano anche con i nuovi ceppi?

Tutte le mutazioni sui tre virus variati sono localizzate nella proteina Spike, la proteina che permette al Sars-CoV-2 di fare ingresso nella cellula umana per infettarla. Ed è sempre la Spike il bersaglio dei vaccini che vengono utilizzati già adesso e di quelli in arrivo. La mutazione in comune con i tre virus è la 501Y, presente nella variante inglese nei cui confronti il vaccino è efficace.

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6 – E nelle altre due?

Gli altri due ceppi, invece, oltre alla 501Y hanno anche la mutazione 484K che potrebbe forse compromettere la piena efficacia del vaccino. Gli studi preliminari sono di tipo «osservazionale», molto preliminari e secondo la virologa Maria Capobianchi «non consentono di trarre nessuna conclusione». Però anche in assenza di prove il governo sudafricano ha bloccato le vaccinazioni con il preparato di AstraZeneca in quanto studi osservazionali avrebbero indicato una ridotta efficacia.

7 – La presenza di varianti potrebbe favorire la terza ondata?

«La seconda ondata non è ancora finita, la situazione è molto instabile e potrebbe precipitare», segnala Stefania Salmaso, dell’Associazione italiana di epidemiologia. «Ma è chiaro che misure di distanziamento, corretto uso della mascherina e igiene delle mani sono una barriera sufficiente a fermare anche le varianti». Se la popolazione mantenesse questi comportamenti la curva epidemica resterebbe sotto controllo e la terza ondata non monterebbe. Un giornale tedesco ha titolato un articolo «L’onda invisibile», riferendosi al ruolo dei ceppi mutati sull’aumento dei contagi. La cancelliera Merkel ha prorogato il lockdown fino al 7 marzo. Uno studio del Robert Koch Institute tedesco mostra che se anche la curva è in discesa, la maggiore trasmissibilità del ceppo inglese potrebbe farla risalire presto.

14 febbraio 2021 (modifica il 14 febbraio 2021 | 07:08)

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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