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Covid, bufera su Conte e Speranza: “100 milioni di risarcimento”

Un atto di accusa lungo 2099 pagine. Un faldone enorme fatto di numeri, documenti, ricostruzioni, inchieste giornalistiche e indagini legali. Ma anche pieno di storie, storie vere, quelle delle vittime del Covid e dei loro congiunti. È con questo mazzo di fogli nella 24ore che gli avvocati dell’azione civile si presenteranno stamattina di fronte al Tribunale Civile di Roma. Insieme a loro ci saranno anche una cinquantina di familiari dei deceduti, scesi appositamente dalla Lombardia per assistere al primo round di una battaglia giudiziaria che si preannuncia infuocata.

Sono 70 i nuclei che si sono affidati al pool di legali guidati da Consuelo Locati. Non solo parenti delle vittime della prima ondata, ma anche quelli della seconda e terza, perché “nulla è stato migliorato per quanto riguarda la pandemia”. La procura di Bergamo, che indaga sulla strage in Val Seriana, sta facendo il proprio lavoro sul piano penale. Qui invece si chiede al governo di risarcire i vivi colpiti dall’addio dei cari stroncati dal coronavirus. Si punta cioè al riconoscimento di un danno subìto al di là da quelle che potrebbero essere le responsabilità personali o penali. Il valore della causa è di 100 milioni di euro.

Sono tanti i temi toccati nelle 2099 pagine di atto di intervento. Tre sezioni: le accuse contro il governo (Conte II) e il ministero della Salute; quelle contro Regione Lombardia; e le cronache, drammatiche, di come le vittime sono cadute nelle valli tra Bergamo e Brescia. I legali analizzano “tutti gli aspetti ed i profili di responsabilità delle istituzioni” accusate di aver compiuto “atti omissivi o commissivi in violazione di legge e disposizioni normative nazionali e sovranazionali”. Il viaggio degli avvocati parte dai verbali della task force, pubblicati dal ministero solo dopo la battaglia politica (e giudiziaria) di Galeazzo Bignami. Passa per l’assenza di un piano pandemico nazionale aggiornato. E si intreccia con le circolari ministeriali sballate sul tracciamento dei contagi. E ancora: il report firmato da Francesco Zambon e misteriosamente scomparso dal sito dell’Oms; le responsabilità di Giuseppe Conte e Roberto Speranza; e il mistero delle autovalutazioni spedite dall’Italia all’Oms. Un fuoco di fila senza appello perché dalle “omissioni” delle istituzioni, scrivono i legali, “sono derivati i decessi di 126mila persone”.

Le responsabilità del ministero della Salute e della Presidenza del Consiglio (ai tempi di Giuseppi) sono riassunti in cinque punti. Primo: il mancato aggiornamento del piano pandemico e la decisione di non applicare quello, benché obsoleto, del 2006. Secondo: l’invio di autovalutazioni all’Oms “non corrispondenti” al livello di preparazione del Paese. Terzo: una “comunicazione del rischio” ai cittadini “non conforme” alle linee guida dell’Oms. Quarto: l’aver redatto un piano segreto “in fretta e furia” quando “ormai il virus stava uccidendo centinaia di persone”. Quinto: la mancata sorveglianza epidemiologica che avrebbe permesso di scovare il Covid prima di febbraio 2020.

I legali dell’azione civile ne sono certi: “Tutto quello che il nostro Paese avrebbe dovuto avere e che è alla base della preparazione in vista di una pandemia, in realtà non l’aveva”. Mancava l’aggiornamento del piano pandemico e quello vecchio “era solo un work in progress impossibile da attivare e attuare”. Non si sapeva “quali fossero i reparti di malattie infettive nelle strutture ospedaliere, quanti fossero i posti nelle terapie intensive, in quale percentuale potessero essere implementati”. Buio totale anche sulle “scorte di reagenti”, sui “laboratori certificati sul territorio” e sui Dpi disponibili per i medici in prima linea. Gli scenari possibili? Non previsti, tanto che è stato necessario convocare d’urgenza Stefano Merler. Il tracciamento? Poco o niente, come la sorveglianza attiva, tanto da contribuire “alla diffusione del virus tra la popolazione italiana” e “probabilmente” anche all’estero. “Le istituzioni italiane – si legge – sono corse ai ripari a raffazzonare gli interventi che avrebbero dovuto essere immediatamente attivati, con una perdita di tempo che ha contributo a far perdere migliaia di vite umane”. Già, perché “da queste omissioni e violazioni è derivato che i medici sono stati obbligati a scegliere a chi salvare la vita e chi lasciare morire”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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