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Cosenza, morto l’automobilista coinvolto nell’incidente di via degli Stadi

COSENZA- E’ ripreso stamattina in Corte d’Assise a Cosenza il lungo e complesso processo per la morte di Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza morto il 18 novembre del 1989 all’altezza di Roseto Capo Spulico. Sul banco degli imputati, un’unica persona: Isabella Internò, l’ex fidanzata del calciatore, accusata di omicidio aggravato dalla premeditazione e dai motivi futili. Tre i testimoni auditi stamane. Il primo Franco Pino ex boss della ‘ndrangheta calabrese poi nel 1996 pentendosi è divenuto collaboratore di giustizia svelando dinamiche ed equilibri delle cosche cosentine e non solo.

L’ex boss: “non so nulla sulla morte di Bergamini”

L’ex ‘ndranghetista alla corte dichiara di non essersi mai interessato alla vicenda Bergamini:non so nulla sulla morte di Denis“. Il giorno del decesso Pino si trovava a Milano, era latitante e su di lui pendeva un ordine di cattura, revocato poi a fine novembre. “Fino a quel momento non sapevo dell’esistenza di Bergamini. Non lo conoscevo”. Confessa il collaboratore di giustizia e aggiunge: “del Cosenza calcio conoscevo solo il presidente – all’epoca dei fatti era Serra – e qualche dirigente”. Il pentito sostiene di aver combinato due partite per i Lupi nel dettaglio fa riferimento a “Cosenza-Avellino del 1990, per far vincere la squadra rossoblu visto che rischiava di retrocedere e Cosenza-Pescara del 1994″. Entrambe le partite risalgono a dopo la morte di Bergamini.

Pino riferisce alla corte che è lo stesso presidente Serra a non chiedergli mai notizie o chiarimenti sulla morte di Denis. Queste mancate domande, all’ex boss, sono sempre risultate “strane” poiché all’epoca “nessuno mi domandò di reperire informazioni sulla morte del giocatore. Avevo la sensazione che la società fosse disinteressata al decesso del centrocampista. Forse perché, si è sempre parlato di suicidio“. Il pentito ha aggiunto di non sapere se la criminalità organizzata fosse o meno interessata alla morte di Bergamini.

Coscarelli: “non dovevo accettare l’incarico”

La Corte ha poi ascoltato la testimonianza del professor Pasquale Coscarelli, perito con l’incarico di consulente sul caso Bergamini. “Fin da subito – spiega Coscarelli – il caso di Denis mi è sembrato strano. Nonostante richiedessi, anche con insistenza, la documentazione necessaria per la mia relazione come: la visione della autovettura o la relazione medica, non mi è mai pervenuta. Fra le altre cose – aggiunge il perito – mi hanno concesso solo 12 giorni per deporre il lavoro. Anche in seguito, ho chiesto di fare un supplemento, ma il Pm rispose: ‘solo in caso di bisogno’. La verità è che la mia non è né una relazione né una consulenza ma ‘un diario sullo stato dei luoghi’ proprio perché non ho mai avuto elementi tecnici sufficienti“.

Il teste ha raccontato di aver redatto il suo “diario” sulla base della relazione fatta dai carabinieri e sul suo sopralluogo avvenuto il 28 novembre dell’89 – dieci giorni dopo la morte di Denis – sul luogo dell’incidente insieme al brigadiere Francesco Barbuscio, oggi defunto. “Non avrei mai dovuto accettare l’incarico – conclude visibilmente provato il professore -. Dovevo rifiutare per l’assenza di documentazione ma, all’epoca dei fatti, non me la sentivo di dire no al magistrato che consideravo un figlio”.

Il processo si aggiorna il prossimo 17 novembre.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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