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Cos’è la mindfulness e perché è efficace contro lo stress

Ne sentiamo sempre più parlare, perché la mindfulness è una pratica più attuale che mai: un allenamento a stare nel presente, cioè a lasciar andare ciò che non conta, per vivere appieno, con più calma e serenità. Una pratica molto efficace, e a provarlo è la scienza: «La mindfulness è una pratica di meditazione laica che deriva dalla tradizione meditativa del buddismo. L’ha portata in Occidente Jon Kabat-Zinn», dice Cristina Paruta, psicologa clinica, insegnante di mindfulness al Centro Mindfulness Milano, introducendo così il padre fondatore della mindfulness. Biologo e scrittore statunitense, professore emerito di Medicina e fondatore della Stress Reduction Clinic e del Center for Mindfulness in Medicine, Health Care and Society presso la University of Massachusetts Medical School, «Kabat-Zinn – spiega la psicologa – è stato colui che, con ricerche scientifiche validate, ha provato gli effetti della mindfulness, mettendo a punto dei protocolli di cura, cominciando dall’MBSR, cioè il Mindfulness-based stress reduction: un programma per aiutare le persone a combattere lo stress, e quindi anche una serie di disturbi correlati». Il primo protocollo mindfulness, appunto, al quale ne sono poi seguiti diversi, validati da esperti di tutto il mondo che hanno continuato a sperimentare l’efficacia di questa disciplina e la sua applicazione in svariati ambiti.

«Consapevolezza»

La parola chiave, però, è sempre «consapevolezza» : «Jon Kabat-Zinn – spiega la dottoressa Paruta – intende la consapevolezza come capacità di portare l’attenzione al presente senza giudizio, uscendo quindi da quella modalità tipica del pensiero occidentale di autosabotarsi. Per esempio criticando gli altri e noi stessi, rimuginando, agendo senza pensare, come se avessimo un pilota automatico». «Stare nel presente significa non tendere a un obbiettivo specifico, stare con quello che c’è senza cambiare nulla. Vuol dire, quando pratichiamo, limitarsi a osservare il respiro, a capire se va veloce o va lento, se respiriamo di pancia oppure no, e a riportare l’attenzione sul respiro quando i pensieri la distolgono», dice ancora Cristina Paruta. In questo modo chiarisce anche la profonda differenza tra mindfulness, yoga e training autogeno: pratiche che possono essere complementari in un percorso mirato al benessere ma che, appunto, sono profondamente diverse perché in questi casi ci si esercita a controllare il respiro, non a osservarlo. E questa è proprio la prima difficoltà che spesso si incontra quando si comincia a praticare la mindfulness. «Riuscire a stare nel momento, senza farsi trascinare dalla mente che è in perenne funzionamento pensando al passato, al futuro, a qualcuno, è sfidante, può risultare complesso. Ma allenandosi si impara a vivere l’esperienza della meditazione pienamente e quindi, nella vita di ogni giorno, ad apprezzare il momento che stiamo vivendo».

L’allenamento

Non è immediato: è una capacità che va allenata. Chi ha provato la mindfulness sa che l’effetto di rilassamento si prova già dopo la prima pratica, ma ha anche imparato che la vera potenza di questa disciplina si sperimenta nel lungo periodo. «La mindfulness è una palestra: la mente, abituata ad agire secondo automatismi, va allenata continuamente a provare percorsi differenti. Per esempio, se la nostra modalità di reagire a un nuovo evento è provare puntualmente ansia, la mindfulness ci fa rendere conto che possono esistere strade alternative perché ci rende consapevoli del momento e quindi della reazione che abbiamo. Ci fa cambiare. La mindfulness serve proprio a questo: alla pratica «formale», che facciamo in piedi o seduti su un cuscino, si affianca quella informale, che sperimentiamo nella vita quotidiana». Provate, con piccole cose: a portare l’attenzione su cosa fate e come lo fate mentre, ad esempio, vi lavate le mani, guidate, fate la spesa. È il primo esercizio mindfulness.  Poi si può applicare a qualsiasi ambito della vita: la mindfulness ci può aiutare a superare piccoli momenti di stress quotidiano, essere utile per addormentarsi o dormire meglio, per rilassarsi durante la camminata, per rendersi conto di cosa e come si mangia. «È la mindful eating – prosegue la psicologa – che a partire dal cibo ci fa riscoprire tutte le sfumature dell’atto del mangiare, a cui non badiamo particolarmente, creando connessioni con le nostre emozioni e i nostri bisogni. Esercitandoti con la mindful eating ti rendi conto, ad esempio, se stai mangiando per stress o perché hai fame ed è per questo molto efficace anche contro i disturbi del comportamento alimentare». Oltre a questo, la mindfulness è utile per il trattamento di diversi disturbi mentali: «Gli ambiti di applicazione sono tanti, dai disturbi ossessivo compulsivi all’ansia alla depressione perché la mindfulness insegna a lasciar andare i pensieri negativi, a non attaccarsi e identificarsi a quei pensieri, ed accogliere le proprie emozioni, cioè accettarle come fossero ospiti, ancorandosi al presente», conferma l’esperta, spiegando che per ogni tipo di patologia esistono specifici protocolli di cura che hanno ampiamente dimostrato i benefici di una pratica continuativa. Da dove cominciare allora? «Il mio consiglio è iniziare con un corso in presenza, perché con un istruttore si comprendono le basi pratiche ma anche teoriche della mindfulness e si viene seguiti per imparare ad esercitarsi correttamente. Podcast, app, o libri restano comunque utili per per chi si vuole approcciare alla mindfulness, per conoscerla, fare una prova». Perché quel che conta, anzitutto, è proprio provare.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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