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Cos’è il Trattato del Quirinale italo-francese che Draghi e Macron firmeranno tra una settimana? E perché se ne sa poco o nulla?

I parlamentari non ne sanno nulla. I senatori che siedono in commissione Affari esteri dicono che «la procedura è completamente chiusa al parlamento». Ed è la prassi istituzionale: i trattati internazionali possono essere siglati dalle diplomazie dei Paesi interessati, senza coinvolgimento di deputati e senatori. Eppure, la prossima settimana, Emmanuel Macron sarà a Roma per firmare un’intesa che secondo alcuni analisti avrà una portata storica. Il Trattato del Quirinale dovrebbe fungere da strumento per istituzionalizzare una serie di relazioni tra Parigi e Roma in diversi ambiti: dalle politiche migratorie alla difesa militare, fino alle questioni economiche che riguardano settori strategici per i due Paesi. Una sorta di copia carbone del Trattato di Aquisgrana che Francia e Germania siglarono nel 2019, rinnovando e completando il Trattato dell’Eliseo che Charles de Gaulle e Konrad Adenauer firmarono nel 1963.

Tuttavia, le uniche notizie ufficiali sul Trattato del Quirinale arrivano da oltralpe: è l’Eliseo, in un comunicato, a spiegare che il testo riguarda «il coordinamento dei due Paesi in materia di politica europea ed estera, di sicurezza e di difesa, di politica migratoria, di economia, di scuola, ricerca, cultura e cooperazione transfrontaliera». Il 25 novembre è atteso dunque il presidente francese Macron: si è dato appuntamento con Draghi, al Colle, per firmare il testo. Ma perché il contenuto del Trattato del Quirinale è così segreto da non essere stato condiviso nemmeno con i rappresentanti istituzionali che si occupano di politica estera?

Le critiche da destra

«Peccato che nessuno abbia ufficialmente visto il testo che impegna l’Italia: non certo il parlamento che non ne sa nulla – dichiara Giorgia Meloni, unica leader di un partito italiano a lamentarsi per il riserbo sul documento -. Certo spetterà poi al parlamento ratificare o meno il trattato, ma solo a noi di Fratelli d’Italia appare scandaloso che un accordo di questa portata sia firmato di soppiatto senza una discussione parlamentare, senza un dibattito politico e nel totale silenzio dei grandi media?». Fratelli d’Italia si dice preoccupato perché il Trattato del Quirinale, agli albori, era stato concepito quando al governo c’era il Dem Paolo Gentiloni, nel 2017: «Una sinistra italiana che ormai senza alcuna remora è diventata la portavoce degli interessi francesi in Italia, dalle telecomunicazioni alla borsa, dai confini alla geopolitica». Dopo la spinta all’accordo data dall’ex presidente del Consiglio italiano e attuale commissario europeo agli Affari economici, il Trattato ha subito diversi stop a causa degli incidenti diplomatici tra i due Paesi. Il più grave? Il richiamo dell’ambasciatore francese a Roma.

Non succedeva dalla fine della Seconda guerra mondiale che un ambasciatore venisse convocato al Quai D’Orsay per consultazioni. Era febbraio 2019 e dal governo Conte I, retto da Movimento 5 stelle e Lega, erano arrivati «attacchi senza precedenti alla Francia», scriveva il ministero degli Esteri in una nota. «La Francia ha subìto per diversi mesi accuse ripetute, attacchi e pretese infondate. Si tratta di un fatto senza precedenti dalla fine della guerra. Avere disaccordi è una cosa, sfruttarli a fini elettorali è un’altra. Le ultime interferenze sono una provocazione ulteriore e inaccettabile. Violano il rispetto che deve esistere tra governi democraticamente e liberamente eletti». Tav, frontiera di Ventimiglia e Libia gli argomenti della discordia. Poi, l’incontro tra il ministro italiano Luigi Di Maio e alcuni appartenenti ai gilet gialli segnò la rottura dei rapporti tra i due Paesi. Un anno e mezzo dopo – Di Maio è intanto passato dallo Sviluppo economico agli Esteri nel governo Conte II -, è stato proprio il titolare della Farnesina a riprendere i fili del Trattato del Quirinale, in occasione della visita a Roma dell’omologo francese, Jean-Yves Le Drian, a giugno 2020.

I nuovi contatti

Anche con il cambio di inquilino a Palazzo Chigi si è continuato a lavorare per formalizzare un accordo di cooperazione italo-francese. Lo scorso 25 marzo Vincenzo Amendola, sottosegretario di Stato agli Affari europei del governo Draghi, e Clement Beaune, segretario di Stato francese sempre con delega agli Affari europei, hanno firmato una lettera congiunta su La Stampa in cui annunciavano: «Stiamo lavorando congiuntamente su un trattato italo-francese che ci consenta di strutturare in maniera più continuativa il dialogo e la cooperazione necessari per affrontare insieme le sfide comuni». Una perifrasi per evitare la locuzione Trattato del Quirinale. L’accordo che Macron e Draghi si apprestano a firmare il 25 o il 26 novembre al Colle rafforzerà l’asse Parigi e Roma, in un momento cruciale per gli equilibri europei: Berlino – con cui la Francia aveva stretto una relazione privilegiata per indirizzare le politiche comunitarie -, sarà presto orfana della cancelliera Angela Merkel, alla guida della Germania, e quindi dell’Europa, dal 2005.

Esteri e industria al centro

Nel riassetto degli ingranaggi europei, il Trattato del Quirinale dovrebbe contenere – come quello di Aquisgrana – strategie per la sicurezza e la difesa dei due Paesi: dalla condivisione di progetti di sviluppo militare a un coordinamento più solido dei servizi di intelligence per contrastare criminalità organizzata e terrorismo. È probabile che il documento includerà linee guida per la gestione della politica estera relativa al Nord Africa, tema sul quale Francia e Italia si sono scontrate in diverse occasioni. Il documento, poi, potrebbe prevedere progetti di cooperazione per la transizione ecologica – non sono da escludere riferimenti all’energia nucleare – e intese commerciali in diversi settori strategici. Su questo punto, però, si solleva il maggiore scetticismo da parte degli osservatori: Roma e Parigi, negli ultimi anni, si sono date battaglia per le acquisizioni reciproche di asset industriali di primaria importanza.

Basti pensare al tentativo – mancato – di opa ostile di Vivendi ai danni di Mediaset, oppure al travaglio inconcludente dell’acquisizione da parte di Fincantieri dei cantieri navali di Saint Nazaire. Bassi, ma anche alti commerciali, come il matrimonio tra Fiat e Psa nella nuova Stellantis. Ed è forse per proteggere i contenuti cruciali del Trattato del Quirinale – preservandoli dal dibattito pubblico e dalla polemica politica -, che Palazzo Chigi ha scelto di non rivelarne nemmeno un indice, un paragrafo, un abstract? I partiti di maggioranza tacciono, impegnati a infilare i propri emendamenti nella legge di Bilancio e a scucire gli ultimi milioncini rimasti alle commissioni. L’opposizione, invece, annuncia battaglia per chiedere al governo italiano più trasparenza.long CovidBasti pensare al tentativo – mancato – di opa ostile di Vivendi ai danni di Mediaset, oppure al travaglio inconcludente dell’acquisizione da parte di Fincantieri dei cantieri navali di Saint Nazaire. Bassi, ma anche alti commerciali, come il matrimonio tra Fiat e Psa nella nuova Stellantis. Ed è forse per proteggere i contenuti cruciali del Trattato del Quirinale – preservandoli dal dibattito pubblico e dalla polemica politica -, che Palazzo Chigi ha scelto di non rivelarne nemmeno un indice, un paragrafo, un abstract? I partiti di maggioranza tacciono, impegnati a infilare i propri emendamenti nella legge di Bilancio e a scucire gli ultimi milioncini rimasti alle commissioni. L’opposizione, invece, annuncia battaglia per chiedere al governo italiano più trasparenza.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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